Hollywood, Giancarlo Giannini avrà la sua stella sulla Walk of Fame

Martedì 14 Luglio 2020 di Titta Fiore
Giancarlo Giannini avrà la sua stella sulla Walk of Fame, la strada di Hollywood consacrata ai grandi del cinema mondiale. Prima di lui, tra gli attori italiani, l'aveva ottenuta solo Rodolfo Valentino. Il riconoscimento per la sua carriera strepitosa gli verrà assegnato nei giorni dell'Oscar, spostati ad aprile 2021, quando si spera che l'allarme Covid sarà solo un ricordo. Protagonista di film memorabili, mattatore sul grande schermo, in teatro e in tv, eccellente doppiatore, Giannini negli Stati Uniti è amatissimo. Una vera star ricercata dai registi più grandi, da Spielberg a Coppola, da Ridley e Tony Scott a Richard Brooks e Guillermo Del Toro.

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Con «Pasqualino Settebellezze» di Lina Wertmuller è stato anche candidato all'Oscar.
«I personaggi grotteschi e ironici di Lina agli americani sono sempre piaciuti moltissimo. Film come Mimì metallurgico, Travolti da un insolito destino..., Film d'amore e d'anarchia e Pasqualino, naturalmente, hanno avuto una grande popolarità. Ma anche L'Innocente di Visconti, e Mi manda Picone di Loy andarono molto bene. In America L'Innocente incassò più del Gattopardo».

È stato l'ultimo film di Luchino Visconti. Che ricordi ne ha?
«Un incontro umanamente bellissimo. Luchino era in sedia a rotelle, ma molto presente, pieno di humour. Dicono avesse un carattere dispotico, ma con me era di una dolcezza straordinaria. La sera lo portavo a vedere i giornalieri, neanche il direttore della fotografia Peppino Rotunno ci riusciva. E quando restavamo soli mi chiedeva una sigaretta. I medici gliel'avevano proibito, fumava di nascosto».

Il film uscì postumo.
«In America avrebbero voluto tagliare tutta la parte dell'amante, una mezz'ora di girato. M'invitarono alla proiezione, replicai che ci sarei stato, ma per protestare contro i tagli. Andai a Roma da Ruggero Mastroianni, grande montatore, e facemmo qualche taglietto qua e là, solo due o tre minuti. Una cosa accettabile».

Sa che la casa ischitana di Visconti, la Colombaia, versa in condizioni disastrose?
«Non la conosco ma mi dispiace molto, è un bene culturale e andrebbe tutelato dalle istituzioni, a partire dal ministero».

Torniamo alla stella che l'aspetta sull'Hollywood Boulevard. Primo attore italiano dopo Valentino. Una bella soddisfazione.
«Ho avuto la fortuna di lavorare con i grandi. E i grandi sono semplici. Fellini mi chiamava il pipistrello della notte, perché tiravo tardi. Una sera mi convocò e mi mostrò un pezzo di parmigiano pregiato avvolto in una stagnola che gli avevano appena regalato: Facciamoci due spaghetti».

È vero che disse no a Spielberg?
«M'invitò a Londra per affidarmi il ruolo dell'antagonista ne I predatori dell'Arca perduta, ma le riprese slittarono per uno sciopero e io dovevo lavorare con Fassbinder. E chi è?, mi chiese: Rimanda il film. La stessa cosa con Francis Ford Coppola: mi chiamò per New York Stories, ero già impegnato con Monicelli. Sposta quel film, mi disse. E io: Ma siete scemi?. Poi Monicelli si fratturò tutto in un incidente e Coppola mi richiamò. Gli americani sono così».

Il bello del mestiere dell'attore?
«Entrare nella fantasia dei registi. Ho lavorato con Anthony Hopkins sul set di Hannibal. Diceva: i registi bravi non ti dicono quasi mai cosa fare. Del resto, gli attori che vogliono entrare nel personaggio non li capisco. Ma come si fa? Io i personaggi mi diverto a rappresentarli, è tutto un trucco, un gioco. Per tre anni ho recitato in Romeo e Giulietta su tutti i palcoscenici d'Europa, quando Romeo prende il veleno come fai a entrare nel personaggio? Fingi, no? E allora, se fingi in quel caso, puoi fingere sempre».

Gli americani seguono il metodo dell'Actor's Studio.
«Ci ho anche insegnato. Fanno cose strane, cadono in trance... Ma l'attore vende fumo, ti aiuta a entrare in una favola. Una volta, con Coppola, conobbi Marlon Brando. Aveva visto un mio film e gli era piaciuto. Parlammo di come si recita. Disse: Il segreto è non leggere il copione, figlio mio. Questo è l'attore».

E ora cosa prepara?
«Faccio il falegname, il muratore, metto a posto casa. Durante il lockdown sono stato da solo e sono stato benissimo. Il tempo si era come annullato».

Quanti personaggi ha interpretato?
«Non lo so, forse centosettanta, centottanta... Ho sempre cambiato faccia e dialetti. Anni fa a Cannes incontrai Massimo Troisi. Pensava che fossi fortunato: Interpreti tanti personaggi diversi, io sempre lo stesso. Risposi: Io mi devo inventare ogni volta un carattere. Tu non ne hai bisogno. Perché sei come Chaplin». Ultimo aggiornamento: 15:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA