Jean Paul Belmondo morto, Claudia Cardinale: «Mi sento sola, ho perso il mio compagno di giochi»

Martedì 7 Settembre 2021 di Gloria Satta
Jean Paul Belmondo morto, Claudia Cardinale: «Mi sento sola, ho perso il mio compagno di giochi»

Scoppia in lacrime, Claudia Cardinale, quando nella sua casa di Parigi le arriva la notizia della morte di Belmondo. «Sono addoloratissima, Jean-Paul era un collega ma soprattutto un amico. Per me e per tanti altri rimarrà l'immagine della vitalità, del movimento, del sorriso, della gioia di vivere», sospira l'attrice, 83 anni, che con l'attore girò tre film: La viaccia di Mauro Bolognini (1961), Cartouche di Philippe de Broca (1962), Il clan dei Marsigliesi di José Giovanni (1972). 

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Eravate rimasti in contatto engli anni?
«Sì, la nostra amicizia non era stata scalfita dal tempo. Ci sentivamo, a volte ci vedevamo ritrovando lo stesso piacere di ricordare i bei tempi facendoci quattro risate».

Quando vi eravate conosciuti?
«Sessant'anni fa, sul set de La viaccia. Eravamo due giovani attori promettenti ma non ancora famosissimi. Il film, ispirato al romanzo L'eredità di Mario Pratesi, rappresentò per entrambi un'esperienza di formazione decisiva. Sul set eravamo serissimi, pendevamo dalle labbra di Bolognini, ma nei momenti di pausa ci scatenavamo o tornavamo bambini».

Perché, cosa facevate?
«Risate, scherzi, giochi senza fine. Eravamo in albergo e Jean-Paul mi pregò di distrarre il direttore mentre lui si divertiva a sfasciare i mobili. Un'altra volta, a una cena di gala, ci nascondemmo sotto al tavolo per tirare le molliche di pane agli invitati... Ci siamo divertiti moltissimo in un'epoca in cui anche il cinema era diverso». 

Perché, cosa intende?
«Era un ambiente più semplice e spensierato, quasi ingenuo, in cui non rischiavi di venire stritolato dai meccanismi dello star system e della comunicazione. Giravamo film, diventavamo famosi ma un attore aveva la possibilità di rimanere se stesso».

Belmondo l'ha mai corteggiata?
«Non posso negarlo, ma lo ha fatto sempre con rispetto e tanta allergia. Non abbiamo mai avuto una storia d'amore. Tra noi erano più importanti l'amicizia e la complicità all'insegna del cameratismo più fanciullesco. Eravamo due arieti, non potevamo non andare d'accordo. Abbiamo unito le nostre energie e insieme abbiamo sfidato il mondo».

Ha avuto un rapporto più stretto con Belmondo che con Alain Delon, con cui girò il film-cult Il Gattopardo?
«Con Alain c'è tuttora una grande amicizia, non possiamo dimenticare quell'esperienza. Ma con Jean-Paul il divertimento era assicurato. Ringrazio la vita per aver unito i nostri percorsi artistici ed umani».

E sul set di Cartouche come andò?
«Era un film in costume in cui Jean-Paul faceva il capo dei borsaioli di Parigi, io una zingara innamorata di lui. Eravamo già due star, ma il successo non ci aveva dato alla testa. Abbiamo girato nei luoghi più belli della Francia meridionale, ci è piaciuto scoprirli insieme. Era un ricordo di cui parlavamo spesso».

Come le piace ora ricordare Belmondo?
«Come un grande attore, un amico vero e il simbolo di un cinema che non c'è più, di un'epoca tramontata per sempre. Il nostro ambiente ha perso spontaneità e allegria, tutto è diventato più aggressivo e crudele. E io, senza il mio compagno di giochi preferito, oggi mi sento terribilmente sola».

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