«L'ombra di Caravaggio», ​Riccardo Scamarcio sul set nel cuore di Napoli

Venerdì 16 Ottobre 2020 di Alessandra Farro

Da qualche settimana si aggirano delle figure dagli abiti seicenteschi tra Santa Maria La Nova, via Morelli e Castel dell'Ovo, sono gli attori di «L'ombra di Caravaggio», il film che Michele Placido sta girando tra Napoli, Viterbo, Roma, Frascati e Ariccia.

A interpretare il tormentato pittore è Riccardo Scamarcio, seguito dalla sua misteriosa Ombra, affidata a Louis Garrel. A vestire i panni della marchesa Costanza Sforza Colonna, fedele all'artista tanto da seguirlo fino alla sua morte, Isabelle Huppert, mentre Micaela Ramazzotti incarna Maddalena Antognetti detta Lena. Il regista, anche sceneggiatore con Sandro Petraglia e Fidel Signorile, ha riservato per sé il ruolo del cardinale Del Monte, il primo protettore dell'artista. Tra gli interpreti, nel ruolo di Cecco, anche Tedua, trapper all'esordio cinematografico. In ruoli minori Vinicio Marchioni, Lolita Chammah, Alessandro Haber, Moni Ovadia, Lorenzo Lavia e Brenno Placido, figlio d'arte. Un gran bel cast, insomma.

Tra le comparse, invece, c'è qualcuno che, pur vestito di tutto punto, verrà ricordato soltanto per le sue mani. Nicola Piscopo, classe 90, artista, ha prestato il suo talento nel disegno per il film di Placido, e sarà la controfigura delle mani di Riccardo Scamarcio mentre abbozzerà alcune opere di Caravaggio, realizzando disegni in carboncino e intarsi sul legno, mentre sul set ci sono anche un pittore e un calligrafo, sempre pronti all'occorrenza.

Il film, che ha visto Placido impegnato nella lavorazione per quattro anni, ed è una coproduzione italo francese con Charlot, Le Pacte, Mact Production, in collaborazione con Film Commission Regione Campania e Qmi, racconta il pittore come una rock star del suo tempo.

Set blindato, ai passanti è vietato scattare foto o video, ma è difficile tenere nascosta una carrozza con tanto di cavallo alle porte del borgo Marinari. Le riprese nelle grotte di Castel dell'Ovo sono servite per ricostruire gli ultimi anni di Caravaggio a Malta, dove dipinse il suo quadro più grande, la «Decollazione di san Giovanni Battista», mentre il complesso di Santa Maria La Nova farà da fondale sia per i suoi anni napoletani che per quelli romani: all'esterno, in piazza, è stato disposto un pagliericcio per dare ristoro all'asinello quando non è in scena.

Ma il Caravaggio di Scamarcio è salito anche sulla zattera nel sottosuolo napoletano del tunnel Borbonico in via Morelli ed è atteso davanti al suo capolavoro napoletano, «Le sette opere della Misericordia» al Pio Monte.

Dietro le quinte un team di pluripremiati artisti come Tonino Zera per le scenografie, Carlo Poggioli per i costumi, mentre la fotografia è affidata a Michele D'Attanasio e il montaggio a Consuelo Catucci. Le musiche sono dei Planetoid.

Mentre la Huppert ha approfittato delle pause tra le riprese per fare la turista e andare per musei, Scamarcio si è fatto vedere ben poco in città, preferendo concentrarsi sul ruolo dell'artista ribelle e inquieto, devoto e scandaloso, indipendente e trasgressivo, una sorta di ribelle senza causa né pausa, un artista dalla vita spericolata, di cui vedremo luci e ombre, donne e demoni, genio e sregolatezza. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA