Addio a Loredana che sfidò il cancro

Giovedì 27 Giugno 2019 di Federico Vacalebre
Il suo sorriso migliore Loredana Simioli l'aveva mostrato il 18 maggio 2012 quando lei, ex scugnizza di Secondigliano, era sfilata sul red carpet del Festival di Cannes per accompagnare Matteo Garrone e il film in cui il regista la aveva diretta, «Reality», vera svolta per una carriera attoriale iniziata a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila con «Telegaribaldi». Ma aveva sorriso anche quando aveva deciso di non indossare la maschera del personaggio di turno per raccontare la sua storia, il suo dramma, la sua lotta contro il male.
Per i fan era stata Mariarca, ragazza del popolo dal grido di battaglia inconfondibile ed a suo modo esorcistico («'e schiatta'!»), in «Io non ho vergogna» era se stessa. Era il 29 ottobre dell'anno scorso, quando l'attrice napoletana era entrata nell'aula Mediterraneo del Cardarelli per presentare il videoclip di cui era voluta diventare protagonista dopo un anno di battaglie, operazioni e chemioterapia contro un tumore che le aveva portato via i capelli, ma non la voglia di vivere: «Non lasciatevi intimorire dalla malattia. Bisogna reagire con forza e con il sorriso» aveva urlato.
 
Ieri, alle 16.20, se ne è andata dopo dodici giorni di sofferenze in quello stesso ospedale, amorevolmente assistita fino all'ultimo secondo dalla famiglia, il fratello Gianni in primis, e gli amici più cari, quelli che non l'hanno lasciata sola nemmeno per un secondo. Unanime ieri il cordoglio del mondo dello spettacolo napoletano, e non solo, messaggi sono arrivati anche dall'assessore comunale Nino Daniele e dal consigliere regionale Francesco Borrelli, a cui era legata da una forte amicizia.

Era giovane Loredana dagli occhi grandi e belli come i sogni che aveva, solo 46 anni, applaudita in tanti teatri, piazze e sale off, sugli schermi per «Gorbaciof», «L'amore buio», «Si accettano miracoli», «Perez.», «Troppo napoletano» e «Nato a Casal di Principe». Per quel videoclip-confessione aveva indossato una parrucca fucsia: «L'idea mi è venuta mentre facevo la chemio», aveva raccontato commossa, «sono una visionaria, mentre mi sottoponevo alla terapia mi guardavo intorno e immaginavo che tutti ballassero e cantassero». Sul ritmo di «Music» di Assaf Ayalon un'altra paziente ballava attraversando il reparto ospedaliero pieno di colori e palloncini. I supporti per le flebo diventavano pali per la lap dance... Poi la parrucca poteva essere gettata via, Loredana era bella lo stesso: «Non bisogna vergognarsi della malattia, bisogna affrontarla» e, poi, inevitabilmente, «Cancro, tumore e malattia... e schiatta'!».

«Se una è leonessa, è leonessa sempre», diceva di se, confessando di «aver timore degli aghi: i giorni prima di andare a fare la chemio faccio i capricci come una bambina», dichiarando la sua gratitudine per «le mie figlie che hanno tanto coraggio e i medici che non mi hanno mai guardata con compassione». Era diventata testimonial della battaglia della prevenzione, poi il tumore-canaglia si è ripresentato, diffuso, inarrestabile, l'esorcismo con lei non aveva funzionato, non era bastato.

Tutto era cominciato con un ricovero per emorragia nel 2017, anche allora Loredana sorrideva, aveva una nuova avventura lavorativa che la attendeva, appena aveva potuto era tornata sul set come se niente fosse, come se indossasse quella parrucca solo per copione. Era davvero una leonessa in scena come nel privato, il fratello Gianni, speaker principe della radiofonia verace, sempre a sostenerla, a incoraggiarla, a proteggerla, perché anche le leonesse sono fragili, possono avere un blues, un momento di debolezza, come succede oggi a chi - e siamo tanti - piange Lori dagli occhi grandi e belli come i sogni che aveva.
La camera ardente aprirà alle 17 nella sala Gemito, in galleria Principe di Napoli, alle 18 il funerale laico.
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