Tra Gilmour e Pompei matrimonio d'amore

Sabato 9 Luglio 2016 di Federico Vacalebre

I bilanci si fanno alla fine e, quindi, bisognerà aspettare l'esito del concerto di Elton John martedì sera. Ma i due show di David Gilmour all'Anfiteatro di Pompei, evento caricato di simbolico significato per il ritorno quarantacinque anni dopo nella cornice del film «Live at Pompeii», permettono di anticipare un ragionamento: il successo dell'operazione è indubbio. Sia per la qualità dello spettacolo, il fascinoso sound del chitarrista e della sua band, la linearità del suo show per nostalgici del rock di un tempo.
 

 

Sia per la dimostrazione che è possibile entrare nella città morta con rispetto, contribuendo alla sua economia, ma anche, se non soprattutto, alla sua visibilità. Forse gli Scavi non hanno bisogno di pubblicità e sicuramente quando uscirà il film ripreso ieri e avant'ieri dal regista Gavin Elder non è al pubblico dei giovani che presenterà il «Rattle that lock tour» e la straordinaria bellezza che l'ha avvolto, ma, di sicuro, contribuirà a ribadire la leggenda internazionale di un posto che bisogna vedere, almeno una volta nella vita. Magari invogliati dall'evento - per il 2017 si parla di McCartney - a cui abbinare una vacanza. Con Gilmour a Pompei hanno fatto affari tutti, dai ristoratori agli albergatori, e, soprattutto, lui è sceso dal palco e non se ne voleva andare dall'Anfiteatro: «Troppa bellezza, grazie», ripeteva emozionato.

 

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