Sanremo 2020, Bugo e Morgan all'ultima lite: spunta la penale da pagare

Domenica 9 Febbraio 2020 di Federico Vacalebre
«La festa appena cominciata è già finita»: l'incipit della endrighiana «Canzone per te» conteneva la parabola sanremese della coppia Bugo-Morgan, scoppiata in scena l'altra notte, anzi molto tempo prima. Il primo, all'anagrafe Cristian Bugatti, 46 anni, da Rho, è il padrino incompreso dell'indie sound, senza essere riuscito a raccogliere quanto seminato, e anche per questo sognava un Sanremo riparatore. Il secondo, sui documenti Marco Castoldi, 47 anni, milanese, vorrebbe fare notizia per le sue spiccate attitudini musicali, ma spesso finisce sotto i riflettori per ben altri motivi, come nel 2010, quando fu allontanato dal Festival per sue dichiarazioni sull'uso di cocaina. «Essere qui con Morgan era il mio sogno, volevo celebrare la mia amicizia con un uomo e un artista che rispettavo moltissimo», racconta Bugo. «Io avevo accettato di essere qui perché senza di me a lui non lo prendevano», replica Morgan: «La canzone era piaciuta, non so perché, ad Amadeus, ma lui non era abbastanza famoso per essere incluso tra i big, gli serviva un rinforzino e hanno voluto a tutti i costi me. Il suo pezzo sembrava poca roba, mi vergognavo anche di firmarlo pur avendo scritto un solo verso, ma per il mio amico, credo possa essere ancora chiamato così se si pentirà di quanto fatto, era l'ultima chance: ho voluto concedergliela».

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Il racconto da separati in casa dei due è surreale, per capirci qualcosa bisogna sapere che il discografico di Bugatti, Valerio Soave della Mescal, è stato il produttore per 25 anni, sia pur non consecutivi, di Castoldi: «Ho cercato di diventare trasparente in questi mesi, visto che volevo portare a termine un'operazione in cui credevo», racconta lui, «mentre il mio ex protetto mi dava del mafioso, biscazziere e puttaniere. Non è bastato, mi dispiace soprattutto per la salute di Morgan. Lui delira, ha bisogno di un aiuto, non sta bene, spero che il suo staff capisca che deve fermare il gioco».
 

Quindi, da un lato un'amicizia, dall'altro un'inimicizia. Diventata di giorno in giorno più pesante. In Mescal spiegano che in gara era Bugo, che quello di Morgan era un «feat» e che il presunto ospite avrebbe preteso soldi (55.000 euro), percentuali in Siae per «un pezzo di cui non ha scritto una riga e una nota», libertà di arrangiamento e il ruolo da direttore d'orchestra, «ma poi avrebbe fornito spartiti ritenuti insuonabili dagli orchestrali, spedendone undici versioni una dopo l'altra». Morgan, naturalmente, racconta un'altra storia: «Chi ha giudicato i miei arrangiamenti non capisce nulla di musica. Quest'avventura è iniziata con Soave che mi ha messo le mani addosso alla prima riunione, io gli avevo solo dato del ladro, pardon del malandrino. Così ho cercato di parlare con Bugo, convincerlo a mollare il magnager, ma... Lui ha iniziato a chiamarmi nano-Mozart stronzo. Ho sopportato, volevo regalargli il suo sogno, ma è stato impossibile. Appena, grazie a me, Cristian è stato preso a Sanremo devono aver iniziato a pensare a come farmi fuori. Come nella serata delle cover: lui ha preso il microfono e ha cantato tutto, massacrando un capolavoro. Non regge il confronto con me, poverino. Arrivato all'Ariston avrebbe venduto la madre per emergere in scena, così l'ho fottuto. Lui mi ha rovinato la cover, io venerdì ho cambiato l'incipit del suo brano, migliorandolo».

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«Sincero», synht pop degli incendiari diventati pompieri, improvvisamente è diventato un'accusa al suo autore: «Le brutte intenzioni, la maleducazione, la brutta figura di ieri sera, la tua ingratitudine, l'arroganza... Fai ciò che vuoi mettendo i piedi in testa. Il disordine è una forma d'arte e tu sai solo coltivare invidia, ringrazia il cielo, sei su questo palco e rispetta chi ti ci ha portato». Bugo, a quel punto, è andato via: «Giovedì notte dopo l'esibizione mi ha riempito di parolacce», ricostruisce, «ma io ho pensato che tutto si potesse sanare. Poi venerdì, al momento di entrare in scena mi ha urlato stronzo, figlio di puttana e altre cose del genere. Sul palco ero spaesato, quando l'ho sentito cambiare la mia canzone per insultarmi ancora ho deciso di andare via. Mi dispiace non aver trovato Amadeus per chiedergli scusa». Anche Morgan è dispiaciuto per il conduttore: «Lui non c'entra con quella parte di Rai accondiscendente con Soave & company». Smentiti i morsi e gli sputi prima di salire sul palco, resta il problema dell'eliminazione. Bugo: «Io sono andato via, non pensando a cosa sarebbe successo, sentivo violentata la mia canzone». Morgan: «Io sono andato via senza sapere che se si usano altri versi si viene squalificati. O forse volevo chiudere lì questa vessazione, il mobbing che ho subito. Sentivo violentata la mia arte».

E ora? Forse ci sarà anche una penale da pagare: «Io non ho niente da perdere, già mi pignorano la Siae», sorride Castoldi. «Non è un problema di Bugo, al massimo mio», garantisce Soave. E Cristian? Ha un album appena uscito, che porta per titolo il suo vero nome: «Il sogno Sanremo è finito, l'amicizia con Morgan non so, mi restano le mie canzoni».  © RIPRODUZIONE RISERVATA