Sanremo. Affari d’oro all’estero e critiche, il Volo che divide

di Federico Vacalebre - INVIATO





Promossi vincitori del Festival 2015 da un plebiscito di televoti, inutilmente «osteggiato» dai pronunciamenti della sala stampa e della giuria di qualità, Piero Barone da Agrigento, Ignazio Boschetto (bolognese a Marsala) e l'abruzzese Gianluca Ginoble hanno preso davvero il Volo, diventando la «new thing» belcantistica, l'ipotesi neomelodica e neobocelliana che in più stavano cercando da anni.



Creati a tavolino nel 2009 per «Ti lascio una canzone», hanno fatto squadra, hanno visto mutare le loro voci con la pubertà (oggi due li diremmo tenorini di grazia e un altro baritonino), hanno incontrato le persone giuste sulla loro strada: «Un manager come Michele Torpedine, che ha lavorato con i più grandi, compreso Bocelli, innanzitutto», raccontano, «poi Barbra Streisand che ci ha voluti nel suo tour, e Quincy Jones che ci ha voluti a “We are the world for Haiti” tra Bono e Lady Gaga, e poi tanti altri». Tra i quali scelgono di non citare Roberto Cenci, il regista del baby talent show della Clerici che pure li ha creati, o Tony Renis, che pure riuscì a garantirgli un contratto discografico in America da due milioni di dollari di investimenti.



Lo showbiz, si sa, non è sempre riconoscente, e il trio delle meraviglie, dopo aver sfondato in America come eredi di Mario Lanza e in Sudamerica come una boyband neoromantica, adesso si prepara alla conquista dell'Italia, anzi del Vecchio Continente tutto: «Andremo all'Eurovision Song Contest, e per questo anticiperemo o ritarderemo l'avvio dall'Arena di Verona del nostro tour».



La gioia è forte, ma la rabbia pure: le recensioni-stroncature non vanno giù: «Il popolo è dalla nostra parte», s'accalora Gianluca, quello con il faccino da sex symbol della porta accanto, ma Ignazio, quello con i sopracciglioni, gli tira un calcio dietro il tavolo. E smussa la polemica: «Rispettiamo il giudizio di tutti, ma vorremmo essere rispettati».



Piero, quello con gli occhiali rossi, azzarda una difesa d'attacco: «In fondo la stampa non ha capito Bocelli e nemmeno Vasco, che pure da Sanremo si sono fatti largo, speriamo che funzioni così pure per noi». Ma il tenore di «Con te partirò» fu subito apprezzato dalla critica sanremese, e il rocker di «Vado al massimo» non fu capito dal Festival, non certo dai recensori.



Ma sono polemiche di poco conto, la loro missione è chiara: «All'estero siamo riusciti a far entrare le romanze negli iPod dei nostri coetanei. Vorremmo farlo anche qui in Italia», dicono. Come? Partendo da «Grande amore», che «è figlia della romanza italiana, anzi napoletana, perché la melodia è nata a Napoli e il nostro pezzo porta la firma di due autori partenopei, Tommy Esposito e Francesco Boccia, ma ha batteria e chitarre che guardano al rock, che profuma di Queen». Il pezzo, a dire la verità, continua a non convincere, anzi, ma conquistato il leone con la palma ora saranno i risultati di mercato a dire chi ha ragione.



Per ora c'è la vittoria, «dedicata a Torpedine e alle nostre famiglie, che ci hanno permesso di arrivare sin qui». Sanremo, giurano, pur avendo calcato prestigiosi palcoscenici internazionali, «era una meta, anzi un sogno. Siamo tre ragazzi del Sud, le nostre famiglie lo seguono da sempre, non gli è parso vero poterci seguire fin qui». Ed a «Sanremo grande amore» hanno intitolato il loro album in uscita domani, con un po' di ritardo: l'hanno messo insieme di corsa, quando hanno capito che quelle voci che li davano favoriti sin dalla vigilia dicevano una probabile verità.



«Abbiamo riletto alla nostra maniera canzoni come “Ancora“ che abbiamo proposto nella serata delle cover, “L'immensità”, “Vacanze romane”, “Romantica” e “Piove”. Ma nelle nostre playlist non ci sono solo canzoni d'altri tempi, siamo ragazzi che amano gli U2», dicono, forse un po' troppo in difesa.

Confusi e felici, perplessi e attoniti sotto la tenda del circo festivaliero, festeggiano «ringraziando l'Italia, il nostro è un romantico e tenero sogno italiano, una maniera per dire ai nostri coetanei che il futuro non è solo la disoccupazione, il precariato, restare a casa con i genitori e i nonni». Loro disoccupati non resteranno di sicuro, sembra che Raiuno prepari addirittura quattro prime serate con loro.
Lunedì 16 Febbraio 2015, 09:13 - Ultimo aggiornamento: 16-02-2015 13:04




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