Giorgia Soleri a Giffoni: «Parlo delle malattie perché nessuno si senta abbandonato. Damiano? Non lo conosco»

"Lo faccio perché nessuno si senta abbandonato"

Giorgia Soleri a Giffoni: «Parlo delle malattie perché nessuno si senta abbandonato. Damiano? Non lo conosco»
di Alessanda De Tommasi
Venerdì 22 Luglio 2022, 06:45 - Ultimo agg. 29 Luglio, 18:05
3 Minuti di Lettura

«Non conosco nessun Damiano»: quando qualcuno prova a parlare a Giorgia Soleri del fidanzato e frontman dei Maneskin, la 26enne influencer si chiude a riccio. Poetessa (ha appena pubblicato il libro “La signorina Nessuno” con Vallardi), modella e attivista, non si fa condizionare dai tabù nel condividere la sua vita sui social, tranne, a quanto pare, la storia con la dolce metà, che frequenta da otto anni. Sul blu carpet del Giffoni Film Festival ha risposto a una tv: «A lui non vengono mai fatte domande su di me, che invece vorrei tenere la relazione riservata». Gli argomenti di cui parla ruotano attorno alle diagnosi (vulvodinia, endometriosi, depressione). La sua storia clinica l’ha portata a identificarsi spesso con la malattia stessa.


Negli Stati Uniti è stato messo in discussione il diritto all’aborto. Si chiede mai come sarebbe la sua vita se le avessero proibito d’interrompere la sua gravidanza, come invece è successo?

«Non riesco a immaginare come sarebbe la mia vita oggi se me lo avessero negato quando l’ho fatto a 21 anni. Per fortuna, anche se piena di compromessi, in Italia la legge 194 regge ancora».


Florence Pugh è stata sottoposta alla gogna mediatica per aver indossato a Roma un abito Valentino senza reggiseno. È successo anche a lei?
«Certo. Instagram mi ha rimosso tre stories in cui avevo ero a seno nudo, anche se con un braccio a coprirlo. Ecco perché mi batto contro la censura e a favore della liberazione del corpo e del piacere femminile».


Il tema del festival campano è Invisibili e lei ha raccontato di aver anche tentato il suicidio. Quando si è sentita non ascoltata?
«A 14 anni facevo 3-4 accessi al pronto soccorso l’anno per l’endometriosi e mi dicevano che ero ipocondriaca. Mi dimettevano dopo aver svilito il mio dolore».


E poi?
«Dopo anni e anni è arrivata la diagnosi (scoperta per caso grazie a una ragazza che sul web raccontava sintomi simili ai miei) e non mi sembrava vero che qualcuno mi credesse. Mi accusano di speculare sulle mie malattie, ma ne parlo solo perché vorrei che nessuno si vergognasse o si sentisse solo nell’affrontarle. Sono sui social dall’età di 13 anni e per me la condivisione resta cruciale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA