Nadia Toffa, a un anno dalla scomparsa la Terra dei fuochi brucia ancora

Giovedì 13 Agosto 2020 di Giovanni Chianelli
Un anno senza Nadia Toffa: «Le Iene», di cui la giornalista - scomparsa il 13 agosto 2019 per un tumore al cervello con cui combatteva da tempo - fu conduttrice e inviata le rende omaggio con una puntata speciale in onda stasera su Italia 1 in prima serata. «Le Iene per Nadia» offre un ricordo tra il commosso e il divertito, con contenuti già trasmessi o inediti, aneddoti, interviste: dal primo servizio realizzato alla sua prima volta da conduttrice, da quando fu aggredita da quattro persone fino alle ultime, coraggiose conduzioni mentre la malattia era in corso.

Tra i passaggi salienti della sua carriera il lungo reportage che realizzò, nel 2013, sulla Terra dei fuochi. «In quell'anno tutti i media italiani e diversi personaggi pubblici dovettero occuparsene, noi, stampa campana a parte, fummo tra i primi a lanciare l'allarme», ricorda Marco Fubini, 46 anni, autore de «Le Iene» e storico partner di lavoro di Nadia, con circa 150 servizi fatti insieme. Terra dei fuochi era il nome di una campagna di alcuni attivisti che da anni segnalavano la presenza di veleni nei terreni di alcuni punti della Campania. Il lavoro dele Iene partì dalla scoperta di un gruppo di ricercatori italiani che aveva trovato una correlazione tra l'eccessiva quantità di metalli pesanti nel sangue di alcuni pazienti oncologici della zona tra Caserta e Napoli e l'attività di sversamento illegale dei rifiuti tossici in quei territori.

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L'inchiesta si basò sulle testimonianze di Roberto Mancini, un poliziotto che per anni aveva indagato sugli sversamenti illegali a cui venne diagnosticato il tumore e che sarebbe morto nel 2014; sul racconto dell'impegno di padre Maurizio Patriciello, il prete anti-roghi di Caivano, l'incontro con un attivista come Raffaele Del Giudice; la testimonianza, in esclusiva, di Carmine Schiavone, boss del clan dei Casalesi, poi pentito: «Quel materiale arrivava dalle centrali tedesche, austriache, svizzere. Arrivavano fanghi tossici, coloranti, amianto, piombo, cadmio, e persino scorie nucleari» dichiarò il boss.

Quei campi dove erano stati interrati i rifiuti erano stati poi usati per la coltivazione: le telecamere testimoniarono che proprio lì crescevano pomodori, friarielli, pesche, venduti anche a famose ditte di surgelati e a multinazionali straniere. Dice Fubini: «Ciò che registrammo non era un dramma solo meridionale o campano, era un problema comune perché ciò che veniva coltivato in quelle terre andava a finire su tutte le tavole d'Italia».

Nei primi passi dell'inchiesta, racconta, insieme alla collega si mossero con cautela, utilizzando una piccola telecamera per non dare nell'occhio. Dopo il periodo di ambientamento il lavoro proseguì con tranquillità: «Abbiamo svolto un'indagine pericolosa ma non ci ponemmo mai alcun problema, né ci chiedemmo se stessimo rischiando grosso. Raccontare quella storia era l'unica cosa da fare». Fubini fu colpito da una reazione di Schiavone in particolare: «Quando ci mostrò dove aveva interrato i rifiuti speciali di origine nucleare non poteva credere che ci avessero costruito sopra delle case in cui la gente abitava».
 


La Toffa era «così come la vedevamo. Coraggiosa, curiosa, mai retorica, sempre diretta». Persino nell'incontro con Schiavone, ricorda Fubini, la giornalista mantenne un impeccabile aplomb: «Si comportò con lui con grande normalità, come se fosse davanti a un cittadino qualunque. E anche lui con noi fu molto normale».
La tematica dei tumori sarebbe poi diventata, beffardamente, parte della vita della Iena. È nota, dal 2017, l'anno in cui scoprì il tumore, l'attenzione che dedicò a Taranto, con numerosi servizi dell'Ilva e sull'emergenza inquinamento in città.

Il lavoro svolto per la Terra dei fuochi ebbe molta audience, ma non causò condanne, come racconta la trasmissione nel febbraio 2020: «Terra dei fuochi, nessun colpevole, reati prescritti». Mentre sempre questo inverno un altro servizio dimostra che le discariche illegali della camorra continuano a uccidere, ma lo Stato si è bloccato in diatribe politiche. Fubini è fiducioso: «Spero che le nostre inchieste sulla Terra dei fuochi continuino». Potrebbe essere un altro modo per ricordare Nadia. Ultimo aggiornamento: 14:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA