Roma, rebus Dzeko:
il suo futuro in sette giorni

Martedì 26 Gennaio 2021 di Stefano Carina e Ugo Trani
Dzeko (foto Gino Mancini)

Copione rispettato. Dzeko si allena a parte insieme agli altri infortunati, mentre Fonseca dirige l’allenamento con il resto del gruppo. Ufficialmente per smaltire una contusione, la realtà però dice altro. Tecnico ed ex capitano convivono ormai a distanza. Dipendesse dall’allenatore il bosniaco sarebbe stato già ceduto ma il mercato, per ora, non offre sbocchi. In Italia per mancanza di liquidità, all’estero per un interesse che fatica a materializzarsi in offerte concrete. Si va avanti, quindi, aspettando la fine della sessione invernale. Da lunedì sera, se il centravanti come sembra non troverà una sistemazione, inizierà la fase due: quella del riavvicinamento. Già in corso le prove di dialogo.

Il conflitto tra Fonseca e Dzeko è antico. Va retrodatato di sei mesi abbondanti. Il crollo della Roma dopo il lockdown fece imbestialire il capitano, critico dopo il terzo ko di fila, il 5 luglio con il Napoli al San Paolo. Sconfita meno pesante (2-1) di quelle a San Siro con il Milan (2-0) e all’Olimpico con l’Udinese (0-2). Lì si incrinò il rapporto con l’allenatore. Un mese più tardi la polemica in pubblico e a caldo del centravanti a Duisburg, nel pomeriggio dell’eliminazione dall’Europa League, il 6 agosto con il Siviglia. Bocciata la tattica del portoghese, colpevole secondo l’attaccante di non aver saputo cambiare la strategia in corsa, insistendo sul pericoloso possesso palla dal basso. Quella sera la società giallorossa, a poche ore dal passaggio di proprietà da Pallotta a Friedkin, valutò per la prima volta la cessione di Edin che in pochi giorni trovò l’accordo con la Juve, restando in panchina al Bentegodi e al via nel nuovo campionato, il 19 settembre contro il Verona. Saltato il trasferimento, la convivenza è stata problematica fino a martedì. Dzeko ha offeso a fine partita Fonseca che lo ha rimproverato, già in campo, per l’atteggiamento svogliato con il quale è subentrato. Secondo l’allenatore, con la squadra in nove, non si è sacrificato. Il centravanti, invece, ha contestato l’ingresso tardivo, dentro solo all’inizio dei supplementari. 

Il manager Lucci, venerdì scorso, ha ricevuto l’input da Pinto per cercare una sistemazione all’attaccante entro lunedì quando chiuderà questa finestra di mercato. Oltre alle perplessità di Dzeko, Lucci sa che cosa pensa la moglie del giocatore che lo convinse a rifiutare, nel gennaio 2018, il Chelsea di Conte. La signora Amra è ancora contraria a fare le valigie. Se dovesse partire Dzeko, insomma, la famiglia resterebbe nella villa di Casal Palocco. La formula più probabile, del resto, è il prestito secco per i prossimi 4 mesi. Addio momentaneo, dunque, nel caso in cui il centravanti non dovesse firmare la tregua con Fonseca. Decisive saranno le ultime 48 ore della sessione invernale di mercato: domenica e lunedì alcune società di primo piano tireranno le somme e sceglieranno se fare lo sforzo più oneroso. A Dzeko interessano solo le big. In Italia, ora che Mandzukic è passato al Milan, la Juve e l’Inter. All’estero il Real, il Barça e il City. Anche il Fenerbahce si è mosso, finora senza successo. Come il West Ham in Premier. Rumors sul fluidificante mancino Nuno Tavares, 20 anni, del Benfica, ex società di Pinto: affare per giugno ma costa 20 milioni.

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