Napoli, De Laurentiis i soldi li caccia:
saldo negativo di 139,8 milioni

Martedì 28 Gennaio 2020 di Pino Taormina
Demme più Lobotka più Rrahmani più Politano fanno all'incirca altri 50 milioni di euro. Che portano a un saldo negativo di mercato, tra l'estate e la sessione invernale di 139,8 milioni di euro. Insomma, altro che Paperon de' Paperoni. De Laurentiis spende, eccome se spende. E certo, può avergli fatto rabbia aver investito (male) circa 40 milioni per Lozano questa estate. Ma magari la questione del flop del Napoli di questa stagione più che ai mancati acquisti è legata alle mancate cessioni. Ne è valsa la pena trattenere mal di pancisti e gente desiderosa di guadagnare di più? Risposta: no. Inutile girarci attorno: non sono certo le spese di mercato quelle in cui il Napoli è venuto meno. Perché in Italia nessuno da luglio a oggi ha speso come De Laurentiis. E in Europa solo Real Madrid (-207,5 milioni di euro) e Aston Villa (-155,1 milioni) hanno speso più degli azzurri per ingaggiare calciatori. L'Inter, che pure colleziona ingaggi, ha un saldo negativo di -108 milioni tra acquisti e cessioni. Insomma, è la prova che per vincere non bisogna spendere e basta.

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GLI ULTIMI 11 ANNI
Ma non solo quest'anno: perché nella classifica (del sito specializzato Transfermarkt) dei club al mondo che hanno più speso al calciomercato il Napoli occupa il posto numero 13, con un -291,85 milioni di euro dal 2009 a oggi. Inutile dire chi comanda la classifica dei più spendaccioni: sono il Manchester City (-1.185,30), il Psg (-856), il Manchester United (-755,30), il Barcellona (-650) e il Real Madrid (-597,30). Più che di ricavi che vengono investiti, per queste società, si dovrebbe parlare di finanziamenti dei soci. Ma sono pur sempre quattrini, veri, verissimi. In Italia, per intenderci, solo Juve (-501 milioni), Milan (-378) e Inter (-318) hanno dei saldi negativi superiori a quello di De Laurentiis. Ma anche in questo caso parliamo di realtà societarie differenti, rispetto a un club come il Napoli che dell'autofinanziamento e del rispetto del fair play finanziario ha sempre fatto il proprio faro.

DOPPIA VELOCITÀ
I tifosi delle curve contestano da tempo la gestione di De Laurentiis. «Caccia i soldi», uno dei loro slogan. Ma di sicuro il Napoli ha investito sul mercato, eccome se lo ha fatto. Solo la stagione passata, la prima di Ancelotti, ha chiuso con un profitto: 31,80 milioni. Ma questo perché era riuscito al ds Giuntoli il magistrale colpo di cedere Jorginho al Chelsea per 57 milioni di euro e poi Hamsik a febbraio in Cina per 20 milioni. Ma si tratta di una situazione anomala perché da 11 stagioni a questa parte il Napoli spende sul mercato più di quello che incassa dalla cessione dei calciatori. Per esempio, anche dell'anno della vendita monstre di Higuain alla Juventus per 90 milioni di euro (quelli della clausola rescissoria) il saldo positivo arrivò solo per la cessione di Gabbiadini per 17,4 milioni di euro alla Sampdoria. Altrimenti, tutta la cifra intascata era stata per intero reinvestita per ingaggiare Milik (32 milioni di euro), Pavoletti (18), Zielinski (15,6), Diawara (14,5). Non è poco.

]L PARADOSSO
Dal 2009 sono stati ben 401 i calciatori ingaggiati da De Laurentiis e sono stati 379 le operazioni in uscita. Facciamo il focus su questa annata per comprendere che, proprio nell'anno in cui il patron della Filmauro ha agito senza badare al portafoglio e alle plusvalenze, sono arrivati i risultati peggiori dell'ultimo decennio. Ha rifiutato 105 milioni di euro dal Manchester United per Koulibaly e circa 75 dal Psg per Allan. Non spiccioli e plusvalenze di poco conto considerando che il senegalese è arrivato per 8 milioni di euro e Allan venne prelevato dall'Udinese per 11,5. Ma la voglia di mantenere assai competitivo il Napoli guidato da Ancelotti ha spinto il numero uno del club a rinunciare a sonore entrate. Lozano è il calciatore più pagato della storia del Napoli con 40 milioni di euro ed è ovvio che sia una spina nel fianco visto il suo rendimento. Ma non solo: è stata questa stagione quella in cui sono stati versati 36 milioni alla Roma per la clausola di Manolas, 30 per il riscatto di Meret all'Udinese e altri 20 per Lobotka. Oltre ai 22 di Politano. Insomma, può aver speso male, il Napoli, ma ha speso. E non poco. Evidente che rispetto al passato il Napoli stia prima comprando e poi penserà a vendere. Questo è un segnale di cambiamento. Perché la rifondazione è inevitabile e la prossima estate coinvolgerà non solo i calciatori in scadenza come Mertens e Callejon ma anche altre pedine che sono state fondamentali nel Napoli degli ultimi anni.

ESCALATION DI COSTI
Nel grafico è possibile vedere come il Napoli abbia quasi sempre rimesso in ogni sessione di mercato. Senza dimenticare che, col passare degli anni, è lievitato anche il monte-ingaggi che quest'anno sfiora i 110 milioni. Insomma, la classifica della serie A è quella che è, ma nella classifica dei costi, delle spese e degli investimenti per i calciatori il Napoli è un top club assoluto in Europa e nel mondo. Nel 2009, per esempio, De Laurentiis chiuse già con un saldo di -50,4 milioni di euro. Pesarono gli acquisti di Quagliarella (18 milioni) Cigarini (11), Zuniga (8,5); l'anno dopo il saldo resta negativo, ovvero -6,9, con il difensore Ruiz dell'Espanyol a pesare di più (venendo pagato 8,5 milioni). L'estate della grande rivoluzione di Rafa Benitez portò in dote i 64,5 milioni della clausola pagata dal Psg per Cavani ma in cassa non rimase un euro tra i 39 milioni per Higuain, i 12 per Albiol, gli 8,5 per Jorginho e Callejon, i 9,4 milioni per Mertens e i 7,4 milioni per Zapata. Tant'è che anche in quella doppia sessione, il bilancio del mercato si chiuse con un -33,25 milioni. Chiaro, in questi anni grandi colpi ma anche grandi recriminazione: di Lozano si sa ma anche Rog (13,5 milioni), Pavoletti (18), Diawara (14,5), Vargas (13,5), Gabbiadini (12,5), Ounas (12), Inglese (12). © RIPRODUZIONE RISERVATA