Da Arcelor Mittal pagamenti in ritardo, ko le aziende dell'indotto del siderurgico

Martedì 4 Agosto 2020
Continua a essere rovente il fronte indotto di ArcelorMittal. L'ultima riunione di un paio di settimane fa tra l'azienda e Confindustria sembrava aver segnato un passo in avanti ma secondo i sindacati restano i problemi.
In particolare, secondo Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl le ditte degli appalti continuano a essere in gravi difficoltà e sofferenza economica. Lo stesso sindacalista ha inoltre posto dei dubbi sullo scaduto delle fatture che potrebbe essere più alto dei 35 milioni di euro.

Era il 22 luglio quando un confronto tra il presidente della sezione metalmeccanica di Confindustria Taranto, Antonio Lenoci e Arturo Ferrucci, responsabile delle risorse umane di Am Italia, offriva spiragli di pace nel complicato rapporto della multinazionale con l'indotto jonico: oltre alla conferma del pagamento di tre milioni di euro alle aziende dell'indotto - a parziale ristoro di uno scaduto ammontante a circa 35 milioni di euro - si era anche ipotizzata la realizzazione di una scuola di formazione sui temi della siderurgia da destinare al personale dipendente e, in prospettiva, alle aziende operanti nel settore. Il responsabile delle risorse umane di Am aveva anche ribadito di aver cambiato il sistema informatico relativo ai pagamenti prospettando un miglioramento nelle tempistiche di corresponsione degli stessi.

C'era inoltre la disponibilità a riprendere il confronto settimanale al fine di monitorare il flusso dei crediti notevolmente accumulati da esigere.
Questo clima ottimistico è stato spazzato via dalle parole di Castronuovo, sindacalista Fim Cisl: «A noi risulta che le aziende dell'indotto-appalto siderurgico di Taranto sono gravemente in sofferenza economica e dubitiamo che lo scaduto fatture non pagate sia solo di 35 milioni - ha riferito il rappresentante sindacale - Antonio Lenoci indica questa cifra di scaduto e annuncia che ArcelorMittal ha pagato 3 milioni, ma lui parla solo per Confindustria mentre qui ci sono tantissime aziende che non fanno parte di Confindustria: di queste, allora, che ne facciamo? Non è possibile fare un discorso a metà perché in ArcelorMittal ci sono almeno 300 aziende, non tutte rappresentate da Confindustria, e stanno tutte malissimo. Come sindacato siamo bersagliati ogni giorno da telefonate e non solo dei lavoratori, ma delle stesse aziende, degli imprenditori. Ed è solo un quadro di negatività».

Ci sarebbero quindi diverse imprese non rappresentate da Confindustria che descrivono una situazione ben peggiore. Anche sul programma dei pagamenti, Castronuovo afferma che «le cose vanno sempre peggio. Sentiamo dire ogni giorno che si aspetta l'intervento del governo, che si aspettano le elezioni regionali in Puglia per risolvere la questione ArcelorMittal e intanto la situazione precipita. E poi, quand'anche lo scaduto delle sole aziende associate a Confindustria fosse di 35 milioni e ne sono stati pagati appena 3, come si fa a dire che è un passo avanti? Ci sono aziende che vantano verso il committente ArcelorMittal importi rilevanti di diversi milioni».
Per il sindacalista Fim Cisl, queste problematiche si riversano chiaramente sui dipendenti delle ditte dell'appalto: stipendi pagati con acconti, ritardi, bonus non erogati.

«Ma c'è di più poiché le aziende non stanno pagando, anche il Fondo MetaSalute dei metalmeccanici ha sospeso le prestazioni. Questo vuol dire che se un lavoratore si sta sottoponendo a una cura, l'ha dovuta interrompere perché la prestazione non è più coperta. Siamo arrivati anche a questo. I lavoratori sono disperati. Chi viene chiamato al lavoro, non ha nemmeno i soldi per prendere l'auto e recarsi al cantiere nel siderurgico. Non ci siamo mai trovati in una situazione così». Infine, per i lavoratori dello stabilimento Am è scattata la nuova tranche di cassa integrazione ordinaria che coinvolge un numero massimo di 8.150 addetti e durerà 13 settimane. Proprio sulla gestione della cassa, l'Inps ha avviato un'ispezione anche per Taranto così come per Genova. I sindacati hanno ipotizzato sin dall'inizio una gestione anomala con alcuni impianti fermati improvvisamente e l'uso improprio dell'ammortizzatore per scaricare il costo del lavoro verso l'istituto previdenziale. © RIPRODUZIONE RISERVATA