Sonda marziana Hope Probe
Prove d'intesa Napoli-Dubai

Da sinistra Arturo Moccia, Luciano Gramiccia, Salvatore Borrelli, Norberto Salza, Saqer Nasser Al Rissi, Michele Grassi, Francesco Punzo e Riccardo Monti
di Sergio Governale

Le prime missioni nello spazio targate Emirati Arabi, che nel 2020 invieranno una sonda su Marte, potrebbero essere caratterizzate da una tecnologia made in Naples. Si chiama Sms (Small Mission to marS) ed è un sistema sviluppato dal consorzio partenopeo Ali composto da uno scudo di protezione termica per la fase di discesa sul pianeta rosso denominato Irene (Italian RE-entry NacellE), che consente inoltre alla sonda di rallentare fino a condizioni subsoniche già negli strati alti dell’atmosfera marziana, evitando il ricorso a un paracadute supersonico. Si tratta di una modalità di discesa innovativa, che si basa solo sull’apertura di un paracadute subsonico e di un sistema terminale di soft landing, evitando dunque il ricorso a sistemi di retrorazzi, con conseguente riduzione nella complessità del sistema e maggiore affidabilità. Un profilo di discesa di questo tipo non è stato ancora mai effettuato da nessuna missione marziana. Irene sarà provato in volo il prossimo autunno con un lancio a bordo di un razzo sonda dalla base di lancio svedese di Kiruna. Alla tecnologia napoletana sono interessati gli Emirati Arabi, che stanno lavorando alla loro prima missione spaziale denominata Hope Mars Probe, che prevede lo sviluppo di una sonda marziana che partirà alla volta del pianeta rosso nel 2020 per raggiungerlo l’anno successivo dopo un viaggio di circa sette mesi, in coincidenza con le celebrazioni del cinquantesimo anniversario dalla fondazione della nazione. Nei giorni scorsi il team di progetto Sms guidato dal presidente onorario della società consortile Ali Norberto Salza - che ha già rapporti con la Khalifa University di Abu Dhabi - ha incontrato a Roma l'ambasciatore emiratino Saqer Nasser Al Rissi, che ha dato la sua massima disponibilità a promuovere la tecnologia partenopea presso i tavoli istituzionali e tecnici. "L’affacciarsi del mondo arabo allo spazio interplanetario con la missione Hope su Marte - osserva Giovanni Squame, presidente di Ali - rappresenta un'ulteriore opportunità per promuovere tecnologie come Irene, interamente studiata ed elaborata da società spaziali e da giovani ingegneri che hanno deciso di rimanere con le proprie sedi nell’area orientale di Napoli, nella convinzione che la loro presenza possa fornire prestigio e nuova vitalità industriale al territorio, contrastando in tal modo l’attuale degrado".
Venerdì 19 Gennaio 2018, 19:26
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