Internet delle cose: fra tre anni saranno 20 miliardi gli oggetti connessi nel mondo

Mercoledì 21 Giugno 2017 di Giusy Franzese
Lo chiamano Internet delle Cose (IoT, Internet of Things, se vogliamo dirla all’inglese): il frigo che ci “avverte” degli alimenti che stanno per scadere, gli elettrodomestici o i termosifoni che si accendono da remoto, persino le scarpe da ginnastica che ci trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo. Quando Kevin Ashton, cofondatore e direttore esecutivo di Auto-ID Center (consorzio di ricerca con sede al MIT di Boston) nel 1999 ne parlò per la prima volta sembrava un film di fantascienza, adesso sappiamo  che è realtà. Ed è anche il futuro a livello di business per moltissime aziende, visto che l’Internet delle Cose si sta diffondendo a macchia d’olio. Secondo uno studio dell’Istituto per la Competitività (I-Com), presentato oggi a Bruxelles, tra soli tre anni, nel 2020, saranno oltre 20 miliardi gli oggetti “comunicanti” e connessi nel mondo, contro i 5 miliardi del 2015. La maggioranza, il 63%, sarà nel segmento consumer. Dal punto di vista economico significa passare da un fatturato globale attuale di 600 miliardi di euro a oltre 1,70 bilioni di euro tra due anni. E già quest’anno si supererà per la prima volta la soglia del bilione. Il mercato europeo dell’IoT ammonta, ad oggi, a circa 60 miliardi di euro e, nel 2020, si stima raggiungerà gli 80 miliardi, buona parte dei quali sarà concentrata in Regno Unito, Germania, Francia ed Italia.

Attualmente i maggiori fruitori di questa tecnologia sono nel Regno Unito, Germania e Francia (complessivamente 55% del mercato), peso destinato a crescere da qui al 2020. L’Italia è ancora indietro. Così come lo è - sempre secondo il rapporto “The impact of digitalization on business-to-consumer relationship”, curato da Silvia Compagnucci e Stefano da Empoli - nell’e-commerce. Un canale di vendita che in media sulle grandi imprese europee ha un impatto sul fatturato del 20%, mentre invece in Italia è intorno al 12%. Un dato che ci pone agli ultimi posti delle classifica Ue, lontanissimi dal 45% realizzato dalle imprese irlandesi.

In base alla fotografia scattata dal rapporto, i maggiori utilizzatori degli acquisti on line hanno età compresa tra i 16 e i 34 anni.  Si comprano abiti e attrezzatura sportive (34%), seguono gli acquisti relativi a  viaggi, alloggi vacanza (29%) e biglietti per eventi. In relazione alle attività finanziarie, a livello europeo, l’attività più comune nel 2016 è stata l’acquisto o il rinnovo di polizze assicurative (11% degli individui). In questo caso gli utenti più attivi hanno tra i 25 e i 54 anni d’età (14%), seguiti da quelli tra i 55 e i 74 (12%). Assenti, o quasi, i più giovani. Per quanto concerne l’internet banking, invece, la Danimarca guida la classifica europea con l’88% degli utenti nel 2016, seguita da Finlandia (86%) e Paesi Bassi (85%). Le performance peggiori invece in Grecia (19%), Romania (5%) e Bulgaria.
Invio e ricezioni di e-mail, ricerca di informazioni per beni e servizi, partecipazioni ai social network, restano a livello europeo le attività online più diffuse. Le e-mail, ad esempio, sono utilizzate ormai da ben il 97% della popolazione europea.Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 13:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA