Bimillenario di Augusto, a Roma i restauri. In Campania i tesori cadono a pezzi | Ft

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di Marco Perillo

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Amò così tanto la Campania, che il destino volle farlo morire lì. Nell'estate del 14 d. C., mentre accompagnava il figlio Tiberio a Benevento, Ottaviano Cesare Augusto, primo tra gli imperatori romani, si aggravò. Dopo 57 anni di regno e dopo aver pacificato tutte le province dell'impero, la sua vita stava lentamente per spegnersi. Fu la terra campana, insieme con le braccia della moglie Livia Drusilla, ad accogliere il suo ultimo respiro.






Nelle sue ultime ore di vita Augusto - del quale quest'anno ricorre il bimillenario dalla scomparsa - dimorò prima presso l'amata Villa Jovis a Capri. Una villa in cui Tiberio avrebbe dimorato, ma a cui proprio Augusto diede il là per la costruzione. Dopo il suo soggiorno isolano, l'imperatore «divinizzato» trascorse pochi giorni a Napoli, tormentato da atroci dolori. Poi spirò nelle vicinanze di Nola, «apud Nolam». Lì, secondo gli scritti di Tacito e Svetonio, si spense all'età di 76 anni. Quale fu il luogo esatto in cui Augusto lasciò questa vita è ancora un mistero. Alcuni esperti pensano che si tratti della cosiddetta «villa augustea» scoperta negli anni '30 nei dintorni di Somma Vesuviana, attualmente oggetto di un meticoloso restauro da parte dell'Università di Tokyo. In tempi più recenti è sorta però una seconda ipotesi: al confine tra Nola e Ottaviano, all'interno del giardino di una scuola elementare, è conservata una colonna quasi unica nel suo genere: il suo capitello è un «kalathos» corinzio con una sola corona di foglie d'acanto. Secondo alcuni archeologi, potrebbe appartenere a un tempio che Tiberio avrebbe fatto costruire per onorare il padre morto.



Al di là dell'episodio storico della morte, sono tantissimi i legami di Augusto con la Campania. Pensiamo solo al fatto che esista una città col nome Ottaviano; un appellativo che deriva dalla «gens octavia», imparentata con l'imperatore. Ma l'ombra di Augusto non si estende solo all'area vesuviana; anzi. Furono soprattutto i Campi Flegrei a vedere l'imperatore protagonista. La sua prima investitura cesarea avvenne, secondo tradizione, a Pozzuoli; i suoi soggiorni estivi furono nella residenza di Baia e a Cuma, ospite di Cicerone. Nelle acque di Miseno, Augusto istituì la «Praetoria classis misenensis», la più grande flotta armata del tempo. Ottaviano potenziò inoltre il Portus Julius, nella zona dell'attuale lago di Lucrino e sulla sommità dell'attuale Rione Terra fece erigere quel magnifico tempio - il Capitolium - tornato a splendere con l'annessa cattedrale nello scorso mese di maggio. Molte altre sono le testimonianze del vincitore della battaglia di Azio in Campania.



Partendo da Napoli troviamo - ormai chiusa da tempo - la «crypta neapolitana» di Mergellina, costruita da Lucio Cocceio Aucto, architetto di Agrippa, l'ammiraglio di Ottaviano. All'epoca - e per diversi secoli - era una importante via di collegamento che facilitava il passaggio di uomini e merci dall'antica Neapolis al fiorente centro militare ed economico di Puteoli. Tra i siti forse più conosciuti in città, a Coroglio, c'è la villa imperiale di Pausilypon. Lì vi è un esemplare «odeyon»; un teatro da 2000 posti che si può ancora ammirare, soprattutto nei weekend. Pausilypon - in greco «luogo che lenisce il dolore» - fu scelto da Publio Vedio Pollione, cavaliere e consigliere di Ottaviano, dopo la battaglia di Azio del 31 a.C. per trascorrervi gli ultimi giorni di vita. Alla morte di Pollione la residenza divenne di proprietà di Augusto e da quelle parti sorse la mitica scuola di magia di Virgilio. Sempre a Napoli, di matrice augustea sono i cosiddetti Ponti rossi, che segnano un tratto del maestoso acquedotto campano - detto anche dell'Aqua Augusta - che trasportava in città le acque della sorgente del Serino. L'opera, con i suoi 104 chilometri di lunghezza, alimentava i bacini delle attuali città di Acerra, Atella, Nola e forse anche Pompei. Più di recente, in città, sono stati rinvenuti durante gli scavi della metropolitana al Rettifilo il Ginnasio ed il tempio di Augusto ai quattro palazzi. Agli inizi del I secolo d.C. Ottaviano istituì a Napoli i giochi Isolimpici sull'esempio dei celebri agoni greci. In questo modo si indicava la città come custode delle antiche tradizioni greche e si registrò un forte incremento dell'attività edilizia soprattutto incentrata alla costruzione di impianti sportivi. Nel corso degli scavi fu trovata una preziosa iscrizione con i nomi dei vincitori degli Isolimpici, oggi al museo della stazione della metropolitana di piazza Cavour. Quando poi sarà aperta la stazione di piazza Nicola Amore, sarà possibile visitare i resti del sito, coperti da una bolla esterna in vetro e metallo progettata da Massimiliano Fuksas.



Ma i fasti antichi legati ad Ottaviano sono spesso forieri di riflessione sulle miserie del presente. Tanti sono i siti augustei che giacciono nel degrado e nell'abbandono. Tra crolli recenti e tubi innocenti rovina la Piscina Mirabilis di Bacoli, un'enorme cisterna scavata interamente nel tufo, punto terminale dell'acquedotto dell'Aqua Augusta. La Piscina Mirabilis è potenzialmente in grado di attrarre centinaia di turisti, eppure che rischia di finire come e peggio di Pompei. Per il suo restauro parziale, lo scorso anno sono stati spesi 80mila euro. È ora prevista una seconda fase di lavori di circa 100mila euro, ma non si sa quando partiranno. Non se la passa meglio l'attiguo sito delle Cento camerelle, chiuso da diversi anni dopo l'ennesimo crollo: un suggestivo impianto idrico scavato nel sottosuolo che serviva la villa dell'oratore Ortensio Ortalo, prima che il complesso finisse nelle mani di Nerone. A nulla sono serviti appelli, articoli, richieste: è come se quel luogo non esistesse, coi visitatori che arrivano da tutto il mondo che tornano a casa delusi per i cancelli chiusi. Per il recupero del luogo sono stati programmati circa 400mila euro, al momento non ancora sbloccati. E che dire dell'Arco Felice vecchio di Cuma, magnifico ramo d'acquedotto del I secolo sotto cui passano ogni giorno le auto? Da mesi il monumento è imprigionato da teloni e reti metalliche che impediscono la caduta delle pietre. Un peccato non aver potuto «sfruttare» il bimillenario di Augusto per favorire restauri attesi da troppo tempo.



Non così a Roma, la Capitale, dove in «onore» dell'imperatore sono partiti alcuni importanti progetti. L'8 settembre sarà aperto al pubblico il nuovo percorso della Casa di Augusto e della Casa di Livia, costato un milione di euro. Il museo del Palatino è stato completamente rinnovato grazie a una serie di lavori per 400mila euro. Discorso simile per la Basilica Giulia, che riaprirà al pubblico dal primo ottobre prossimo. Dal 24 settembre, alle Terme di Diocleziano si potranno ammirare i risultati dell'intervento conservativo della monumentale natatio. Gli altri monumenti di età augustea coinvolti nei progetti di recupero sono il Mausoleo di Cecilia Metella e la Piramide Cestia. E la Campania? Resta uno scrigno di bellezze e di potenzialità troppo spesso dimenticato. Augusto, di fronte a questa incuria e a questa disparità con Roma, non avrebbe disdegnato un pollice verso.



(ha collaborato Oscar De Simone)
Domenica 7 Settembre 2014, 17:54
© RIPRODUZIONE RISERVATA



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2 di 2 commenti presenti
2014-09-08 16:18:00
Da Wikipedia: "La cisterna è stata sottoposta a ristrutturazione nel 1985 ed è stata restituita alle visite nel settembre del 1987. L'ambiente è ancora in ottimo stato conservativo, tanto da mantenere sul fondo acqua sufficiente a far sopravvivere numerosi pesci", questa è la descrizione della "Cisterna Basilica" ad Istambul (TURCHIA), l'Italia che dovrebbe essere un paese occidentale e progredito e campare con i tesori lasciati dagli avi fa a gara per vederli distrutti. VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA......................
2014-09-08 08:35:00
Non dimentichiamoci del Cenotaffio augusteo di Virgilio Facciamo i nostri complimenti all'articolista, che ha illustrato ottimamente e con sinteticità gran parte dei tesori augustei napoletani. Ci preme però evidenziare come ad essi vada tuttavia aggiunto il cenotaffio del Principe dei poeti latini, Publio Virgilio Marone, anche noto come la "tomba di Virgilio" (o sepolcro). Questo incantevole e mirabile edificio di epoca augustea, che rappresenta uno dei più belli ed espressivi esempi di "opus reticulatum" in Campania, fu infatti costruito dagli eredi del poeta, tra cui si annoverava l'Imperatore stesso. Aggiungo inoltre che la sterile/inutile "querelle" e la divulgazione errata da parte della corrente vulgata di livello divulgativo in ambito storico-artistico o storico-archeologico in merito all'autenticità del cenotaffio è contraddetta dall'opera approfondita di autorevoli scienziati e luminari come Enrico Cocchia ed altri, che hanno riconosciuto la genuinità del cenotaffio virgiliano, testimoniata del resto nei secoli dai protagonisti più grandi della letteratura, della poesia, del teatro, della filosofia e dai potenti della terra.

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