D'Alema sbarca a sorpresa nella sagra del paese con vino, tarallucci e formaggio

Massimo D'Alema
di Francesco Olivo

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I tarallucci, il formaggio piemontese e il vino. La prova che la svolta enologica di Massimo D’Alema è ormai completa è arrivata lo scorso weekend a Otricoli, piccolo borgo sulle sponde del Tevere, ormai sua terra d’elezione.



L’ex premier ha montato un banchetto nella bella piazza del paese e ha trascorso tre intere sere alla fiera «VinOtricolando» per promuovere i suoi amatissimi vini: il rosso Sfide, il rosé frizzante («ottimo, ottimo», si sente dire in paese) e l’etichetta del Narnot (Narni e Otricoli). Chi si è avvicinato, sono stati in molti, lo ha trovato decisamente più affabile che nell’agone politico. Camicia fuori dai pantaloni, aria rilassata, sorrisi alla moglie Linda (giusto qualche asprezza sulla scelta del formaggio da abbinare: lui vuole il Castelmagno, lei decisamente contraria) insomma un D’Alema lontano dai sarcastici «diciamo».



A Otricoli nessuno si è scomposto, niente selfie o chiacchiere politiche, giusto un «forza Roma», gridato da qualche avventore locale: «Ho comprate cinque bottiglie delle tue, Massimo», dice un paesano mostrando confidenza quasi inedita altrove. Rottamato o in pista si vedrà, ma è chiaro che ormai i suoi tanti biografi non possono più prescindere dalla svolta enologica, perché per l’ex premier il vino non è un passatempo post politico, ma una passione sincera. Il primato dell’enologia sembra appunto ormai definitivo e la Commissione europea difficilmente potrà scalfirlo. Tanto che solo l’idea di trascorrere qualche ora nella sala consiliare del Comune per un dibattito (sul vino, ovviamente) a quanto dicono, non ha acceso gli animi. Astinenza da banchetto, da tarallucci, da vino. Com’è lontana Bruxelles dalla piazza di Otricoli.
Martedì 5 Agosto 2014, 09:28 - Ultimo aggiornamento: 05-08-2014 13:45



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