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Dipendente comunale rapinato e picchiato selvaggiamente: prosciolti mandante ed esecutori materiali

Mercoledì 1 Dicembre 2021 di Marcello Ianni
La villa della rapina

 L'AQUILA  - «Sono stati di una brutalità inaudita, me l'hanno massacrato...». Isabella Victoria Girardi non si era sbagliata quando agli agenti della Squadra Mobile aveva raccontato a caldo del pestaggio subito dal marito, Carlo Cafaggi, a scopo di rapina nella loro abitazione: ben 195 giorni, oltre 6 mesi secondo i medici del pronto soccorso, occorrevano per ricucire le lesioni e i traumi del malcapitato dirigente.

Una rapina in stile arancia meccanica quella subita dal geometra aquilano e suoi famigliari nel 2014 che resta di fatto irrisolta, stando al pronunciamento di ieri sera del Tribunale dell’Aquila, riunito in sede collegiale che dopo due ore di camera di consiglio, ha assolto (con la vecchia formula dubitativa) il presunto mandante e gli esecutori materiali della violenta aggressione che la città prima di allora non aveva mai conosciuto.

Si tratta in particolare del presunto ideatore del colpo, il noto imprenditore edile aquilano, Walter D'Alessandro di 49 anni di Coppito, assistito dall’avvocato Luca Ercole.

Analoga sentenza è stata emessa per i presunti complici dell'imprenditore: tre giovani albanesi. L’accusa a vario titolo era di rapina, sequestro di persona e lesioni.

Oltre a D'Alessandro erano implicati nel grave episodio delittuoso Arian e David Gjni di 33 e 28 anni residenti a Teramo; Edmond Ginai di 39 anni, residente a Villa Vomano (Teramo) alcuni dei quali difesi dall’avvocato Francesco Valentini.

Secondo le ipotesi dell’accusa gli indagati, (tutti vestiti con tute da lavoro e con i volti travisati da passamontagna) si sarebbero introdotti nella villa del dirigente comunale, (assistito dall’avvocato Massimo Manieri) immersa nella campagna tra Sant'Elia, Pianola e Monticchio e usando violenza avrebbero portato via un Rolex Daytona indossato dalla vittima, due Iphone 4 e 5; due bracciali (uno in oro bianco con diamanti, l'altro in oro giallo).

Una rapina condita dal pestaggio del dirigente comunale con calci e pugni: l'uomo era stato anche legato e imbavagliato con un nastro adesivo insieme alla moglie e ai due figli e minacciato «brandendo delle pistole». Secondo l’accusa la banda avrebbe agito «con crudeltà della minore difesa».

Gli indagati avevano malmenato il dirigente comunale «perché si era rifiutato di indicare dove erano custoditi gli altri oggetti preziosi».

Le indagini degli agenti della Squadra Mobile avevano portato a identificare gli autori della brutale aggressione grazie anche ai tabulati telefonici dei cellulari, che avrebbero confermato la presenza della banda nei pressi della villa assaltata. Nel corso del dibattimento l’avvocato Ercole ha convinto il collegio giudicante sull’inutilizzabilità di alcuni atti. 

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