Avellino, inchiesta sulle aste fallimentari:
bruciata l'auto di un testimone chiave

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Gianni Colucci

Bruciano l'auto ad un testimone dell'inchiesta sulle aste. Un vetturetta lasciata parcheggiata sotto casa della persona che convive con il testimone (ascoltato nei mesi scorsi da Woodcock), è stata data alle fiamme alle prime luci dell'alba dell'altro giorno.
Un'intimidazione che lascia poco all'immaginazione. Sconosciuti entrano in azione alle prime luci dell'alba e versano liquido infiammabile o innescano con altro mezzo le fiamme, provocando l'incendio della vettura. In pochi minuti la macchina è distrutta. Si tratta di un'utilitaria parcheggiata in un viale di un quartiere periferico di una cittadina dell'hinterland.
L'azione fulminea, svolta con una certa competenza, fa immaginare la premeditazione. Ma sulla vicenda è calato il comprensibile riserbo di chi sta investigando.
Una volta chiarita la reale natura dell'episodio, si potrebbe avere la conferma che si è davanti ad una nuova fase dell'attività dei malavitosi che operano sul territorio.
Il rogo non è stato immediatamente riconosciuto come doloso, solo il collegamento con la persona che è stata una testimone centrale nell'inchiesta sulle aste giudiziarie, ha consentito di risalire quasi sicuramente alla matrice dolosa.
Va avanti la complessa inchiesta della Dda di Napoli ha coinvolto diversi professionisti. E oggi avrà un altro momento importante davanti al Riesame che riguarda i sequestri di conti correnti di società e imprenditori coinvolti nel giro delle aste giudiziarie.
Quello che sembrava un episodio di trascurabile interesse, il rogo di un'auto, riconducibile ad un corto circuito, invece potrebbe nascondere una trama inquietante. Un episodio legato alla volontà di intimidire una persona coinvolta come vittima nella vicenda delle aste. Un filone di inchiesta, che è solo ai primi passi, ma ha scosso l'ambiente del tribunale di Avellino, riguardo anche al ruolo di alcuni funzionari del Ministero di grazia e giustizia.
Un tassello di una rete di interessi che è stato smosso che con effetto domino e sta facendo venire a galla un vasto giro legato agli interessi del clan Galdieri (secondo le ipotesi investigative), oltre alle collusioni a più livelli.
Tutto ciò ovviamente va dimostrato in sede processuale e la fase attuale è quella di un'inchiesta clamorosa, ma tuttavia alle battute iniziali.
È stato assolutamente indispensabile in queste settimane di indagini il contributo che hanno dato agli investigatori i testimoni. Le persone ascoltate a sommarie informazioni hanno tracciato un quadro inquietante della situazione. Tutte da riscontrare. Dalle violenze a chi voleva partecipare alle gare, a richieste di tangente per non partecipare agli incanti. Fino alla denuncia di episodi avvenuti in tudi professionali o all'attività di turbativa sviluppata direttamente da custodi o cancellieri.
Tutte testimonianze utili che sono state depositate in questa fase del Riesame dai magistrati della Dda a supporto della traccia investigativa che muove dalle ipotesi di reato di turbativa d'asta, associazione a delinquere di stampo mafioso, oltre che di usura e racket. I provvedimenti ad oggi eseguiti hanno portato alla chiusura di diverse attività legate alle imprese facenti capo alle persone indagate. Non alla sospensione degli incarichi di custodi. Le posizioni più rilevanti riguardano i membri del clan Galdieri che tra l'altro sono stati trasferiti in carceri lontane da Avellino. Il cotè di professionisti e imprenditori ha avuto una concreta e grave implicazione nell'inchiesta.
E i racconti di queste settimane raccolti al comando provinciale dei carabinieri sono quelli di coloro che si ritengono vittime del sistema che controlla le aste giudiziarie.
I racconti che sono stati raccolti hanno fornito nuovi aspetti sulle modalità con cui si definiva l'esito di alcune procedure.
In alcuni casi i testimoni hanno raccontato di minacce dirette, anche di pestaggi avvenuti all'interno di locali di proprietà di persone legate al giro. Intimidazioni e pestaggi ritenuti segnali concreti i quell'attività di controllo del territorio che era giunta a impossessarsi di alcune fasi delicatissime del settore aste giudiziarie nel tribunale di Avellino.
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