Le grandi sfide a tressette e il rito
dell'onomastico: benvenuti a casa De Mita

Venerdì 27 Maggio 2022 di Annibale Discepolo
Le grandi sfide a tressette e il rito dell'onomastico: benvenuti a casa De Mita

La storia siamo noi, padri e figli che partiamo; la storia non ha nascondigli e nessuno la può fermare, la storia non passa la mano. Strano scherzo del destino, l'iconico brano di Francesco De Gregori sembra calzare ad hoc a quella di Ciriaco De Mita, che una cospicua storia di questo Paese in novantaquattro primavere l'ha scritta. Costretto ora a passare la mano lui, partito da Nusco, dov'è ritornato e dove riposerà per sempre.

Tante le partite, anche quelle a carte, sua grande passione e pure debolezza, giocate solo con quelle napoletane, un trittico irrinunciabile a base di tresette-scopa-mariaccia, che terapeuticamente, immancabilmente popolavano i momenti di relax delle sue puntate in Irpinia da via Colombo, residenza cittadina dei genitori, salendo a Nusco, percorrendo quell'Ofantina che lui aveva voluto per rompere l'atavico isolamento delle zone interne. Prima di lui hanno lasciato il tavolo alcuni degli amici del cuore, tutti partiti: il professore Giannino D'Alelio, Franchino Di Maio, Antonio Pagliuca, Giulio Buonavita con i quali giocava per ore. «Voleva sempre vincere lui», ricorda Gigino Cardillo, il farmacista, tra i pochi highlander con Cenzino Sirignano, compagno delle sfide senza tempo con le carte napoletane, visto che Ciriaco odiava le francesi. «Ed era pure scaramantico: se malauguratamente gli spettatori, portavano male, li faceva gentilmente lasciare il capannello ristretto di amici intorno al tavolo. Giocare per lui era una forma di rilassamento, anche se era concentratissimo: ricordava tutte le carte».

Una sorta di ossessione liberatoria dagli impegni politici, una irrinunciabile terapia, però con gli amici del cuore. «Bastava una telefonata di convocazione qualche ora prima, annunciava l'arrivo da Roma dell'Alfetta blindata guidata dal fido Armando Grande per le sfide da tenere Avellino o a Nusco. Nel pomeriggio sono a casa. Ti aspetto», ricorda commosso Cardillo. Che continua: «Quel maledetto 23 novembre 1980, era domenica, mi telefonò dopo la gara Avellino-Ascoli, dicendomi: vieni». Però venne la tremenda scossa. «Ci incontrammo nei pressi di casa mia in via degli Imbimbo; attraversammo piazza Libertà e la città deserta, abitata dalla paura e dalla disperazione, poi partì per Nusco e da lì a Sant'Angelo dei Lombardi. Più tardi ci sentimmo al telefono attraverso la batteria; una voce tremante, impossibile da immaginare mi confidò: Dio, che ho visto: non c'è più nulla, in piedi è rimasto solo il liceo».

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Nella villa di Nusco l'orario delle carte aveva doppio turno: la mattina presto, dopo la lettura dei giornali, sfilavano Amato Della Vecchia, Nicola Tuozzolo, Michele Della Vecchia, poi sostituiti da Alfonso Del Giudice. Ma c'era grande ospitalità che il ruolo il dna della gente irpina imponeva in casa De Mita a Nusco. Celebri i San Ciriaco dell'8 agosto, processione benedetta dal mezzobusto ligneo meraviglioso sistemato in salone, rappresentate proprio San Ciriaco, dono di un famoso antiquario; tanti amici e pure chi chiedeva la grazia. I primi venivano ristorati pranzi del senatore-chef Nello Palumbo. Tanti i nomi passati per Nusco, cattedrale della politica per lunghi anni ed eletta poi da Ciriaco quale buen retiro e sede stabile dal 2014 per un impegno politico ufficiale che naturalmente travalicava ogni confine. Antonio Gava, Flaminio Piccoli, Angelo Sanza. Poi Riccardo Misasi, condomino nella prima abitazione romana in via Gigante a Roma; Beniamino Andreatta e tanti altri. Foltissimo l'esercito di giornalisti, filtrati da Beppe Sangiorgi e Giovanni Di Capua, tra i quali Antonio Padellaro, Ezio Mauro, i direttori de Il Mattino Franco Angrisani e Pasquale Nonno.

Grande tifoso dell'Avellino, poi, Ciriaco De Mita. Cardillo rammenta il viaggio a Torino per Juventus-Avellino. Sarà stato pure un intellettuale del Mezzogiorno di quel pensiero tipico della Magna Grecia, come nel 1984 lo definì a Mixer Gianni Agnelli. «Che però ci mandò a prendere a Napoli col suo aereo personale sul quale salirono anche Giannino D'Alelio ed Erminio De Vito, l'uomo di fiducia, lo chef personale. Sempre legato al calcio, l'episodio da guascone di provincia di Elio Graziano, patron della maledetta Isochimica, all'epoca presidente dell'Avellino, che senza preavviso in estate atterrò a Nusco mentre De Mita giocava a carte sul terrazzino blindato della sua villa, così che venne letteralmente sradicato dalla sedia dal capo della scorta Tassarin e spinto in casa. Risultato: ramanzina storica a Graziano, forse un presagio.

Che Ciriaco fosse un grande e pure testardo è storia, ma gli amici a volte li ascoltava. E qui entra in gioco la casa romana. Pronto per andare all'Eur nel 1982 per l'elezione a segretario della Dc, scese dalla zona notte della dimora di via Gigante, indossando un impeccabile abito sartoriale di colore verde, probabilmente un omaggio alla sua Irpinia. Uno degli amici, garbatamente glielo fece notare. Lui risalì per scendere poco dopo con un completo blu. Ricordi del passato, tanti, ma anche del presente. «Due giorni prima che cadesse, il giovedì venne in farmacia - ricorda Cardillo - e lo accompagnai ad acquistare un busto all'Ortopedia De Martino e mi parlò dell'incontro con papa Francesco e di quello con Mattarella, al quale predisse la sua rielezione». Nei giorni scorsi ci fu persino visita riservata del premier Draghi, in gran segreto. Un omaggio sentito. Ciriaco poi l'ultima partita, non più elettorale o ludica, ma con la vita, l'ha giocata ieri mattina, stavolta però non poteva vincerla. Oggi viaggerà verso il cimitero di Nusco, dove si ricongiungerà ai genitori, don Peppino e donna Antonia Marino, per sempre.

 

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