Benevento, eccesso d'amore in piazza
in migliaia per festeggiare la promozione

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Luigi Trusio

Alla fine è stata (quasi) come tutti se l'erano immaginata. Una festa spontanea, emotiva, passionale. La gente non è riuscita a trattenersi e si è accalcata in strada per metabolizzare il mix di straordinarie sensazioni e lasciarsi andare a una esplosione di felicità incontenibile. Traffico intasato per lunghi tratti con caroselli di auto, moto e scooter anche nella zona dello stadio, e per questo la squadra ha dovuto temporeggiare dopo aver celebrato la vittoria all'interno degli spogliatoi. La carovana giallorossa si è messa in moto, scortata da carabinieri e polizia, solo alle 23.59, ma qualche istante dopo tre dei quattro minibus sono stati fatti rientrare nel recinto del «Ciro Vigorito» e fatti uscire dall'altro ingresso per questioni di sicurezza e per evitare un sicuro imbottigliamento. Nel frattempo la Juve Stabia, salita in pullman una mezzora circa dopo il triplice fischio, è stata costretta a restare altri 50 minuti nel pullman perché la situazione all'esterno non consentiva di lasciare l'impianto.
IL CORTEO
I passaggi previsti dai torpedoni con a bordo la comitiva sannita sono stati rispettati quasi tutti, a eccezione della tappa conclusiva a Piazza Risorgimento. Valutata attentamente la questione, le autorità hanno deciso di deviare i minibus (in tutto quattro: sul primo c'erano Inzaghi e Vigorito, Tello, Maggio e altri più lo staff tecnico, sul secondo da Pasquale Foggia e altri calciatori più lo staff medico e di fisioterapisti, su terzo e quarto, che non erano scoperti come i primi due, collaboratori della sede, compagne e mogli dei calciatori) per permettergli di far ritorno allo stadio. Una decisione presa a causa dell'eccessiva ressa e degli assembramenti che si erano creati in una piazza che è diventata subito il punto di riferimento della gente nonché di arrivo dei vari mezzi intenti a sfilare. Piena come un uovo già da qualche ora, la piazza, quando si è sparsa la voce che il pullman non sarebbe passato, è andata svuotandosi poco alla volta.
L'ATTESA
Qualche irriducibile, ancora speranzoso, ha atteso invano ancora per diverso tempo i propri beniamini. Tuttavia la carovana dei minibus aveva già sfiorato la zona quando, dopo aver lasciato il Rione Libertà, ha oltrepassato il corso Garibaldi ed è scesa per il viale dei Rettori indirizzata presso il Rione Ferrovia.
Nella curva sotto la Camera di Commercio, ha trovato parecchi tifosi accorsi in quel momento proprio da piazza Risorgimento che si erano allontanati proprio per regalare un primo saluto alla squadra. Dal Rione Ferrovia, la sfilata si è spostata al Rione Capodimonte per poi raggiungere il quartiere Pacevecchia fino all'epilogo del viale Mellusi.
L'attesa per il triplice fischio è stata salutata, in anticipo e nonostante il divieto, con fuochi d'artificio in varie zone della città. Non sono mancati neanche i fumogeni e qualche torcia. I primi giochi pirotecnici sono andati in scena addirittura già poco dopo il gol di Marco Sau, anche perché oltre al Benevento avanti 1-0, i risultati dagli altri campi facevano dormire sonni tranquilli (il pareggio dello Spezia col Pisa rendeva vano il momentaneo vantaggio del Crotone ad Ascoli). Il tripudio quando Montipò ha abbassato la saracinesca, ma soprattutto al 2-1 del Pisa a La Spezia e al pari firmato Trotta dell'Ascoli in casa con il Crotone. Terminato il corteo, i minibus hanno fatto ritorno al «Ciro Vigorito» intorno all'1.30.
I PARTY
Da lì i calciatori hanno continuato la festa riunendosi alle famiglie e agli amici, cercando un posto dove rifocillarsi per non essere divorati dalla fame. Una parte di loro si è trattenuta a cena presso un noto ristorante in viale dell'Università, non molto distante dallo stadio. Un'altra si è recata in un locale in via Manciotti, mentre la restante parte, quella più festaiola, ha fatto l'alba in un esercizio di via XXIV Maggio che, per l'occasione, ha chiuso i battenti. Tutto si è svolto ovviamente nel rispetto delle regole trattandosi di party privati visto che i locali avevano già chiuso i battenti.
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