Bimbo morto, un esperto
per «decifrare» i tempi

Lunedì 7 Febbraio 2022 di Luella De Ciampis
Bimbo morto, un esperto per «decifrare» i tempi

È stato eseguito ieri mattina, nella sala autoptica del Rummo, l'esame necroscopico sul corpo del piccolo G., il bimbo di cinque mesi morto venerdì 27 gennaio nel reparto di Terapia intensiva neonatale dell'ospedale pediatrico «Santobono» di Napoli. A effettuare l'autopsia, il medico legale Emilio D'Oro, nominato dal pm Maria Gabriella Di Lauro coadiuvato dal neurochirurgo Tommaso Tufo e dalla neonatologa Beatrice Leopardo. A loro, nelle ultime ore, si è aggiunto l'anatomopatologo Gianfranco De Dominicis, direttore dell'unità complessa di Anatomia dell'ospedale «Cardarelli» di Napoli. Del team ha fatto parte anche il medico legale Michele Selvaggio, in qualità di perito di parte, nominato dalla mamma e dagli zii del bimbo, assistiti dall'avvocato Antonio Leone. Il papà di G. e la nonna paterna, parti offese, sono, invece, rappresentati dall'avvocato Vincenzo Sguera. Gli inquirenti hanno mantenuto il massimo riserbo sugli esiti dell'esame autoptico i cui risultati saranno resi pubblici tra 90 giorni. 

Allo stato attuale, si ragiona nel campo delle ipotesi, partendo da fatti certi, quali la nomina dell'anatomopatologo che ha partecipato all'autopsia in quanto dall'analisi dei tessuti è in grado di stabilire la data delle ferite riportate dal piccolo, avendo la capacità di formulare una diagnosi attraverso l'esame micro e macroscopico dei tessuti. Nelle ultime ore, sono rispuntate le indiscrezioni su altre lesioni a un arto inferiore: se confermate, bisognerà stabilire se si sono verificate in un momento diverso da quello in cui il piccino ha subìto il colpo alla testa che, secondo la versione della mamma e degli zii con i quali la donna coabita da qualche mese, sarebbe stato inferto con una spazzola di plastica nel corso di un gioco tra bambini finito in tragedia. L'autopsia potrà sicuramente fugare ogni possibile dubbio sull'origine del colpo ricevuto e sulla possibilità che ci sia stata un'altra causa alla base del trauma, una caduta accidentale dalle scale oppure altro. Al momento, il caso è avvolto da una fitta nebbia che non consente di avere elementi dettagliati in grado di delineare un quadro preciso. Un puzzle che, sulla scorta dei pochissimi dati trapelati dalle indagini, si sta cercando di ricostruire faticosamente procedendo a ritroso con un ragionamento consequenziale basato sui tempi intercorsi tra il primo ricovero e gli altri, sulla gravità del trauma cranico che ha ridotto il bimbo in coma e che ne ha determinato la morte, sulla possibilità che, tra il ricovero al «Fatebenefratelli» e quello al «Rummo» siano intervenuti fatti nuovi ad aggravarne le condizioni. Nelle prossime ore, la salma del bambino sarà liberata e si renderà possibile salutarlo per l'ultima volta. 

Tutto era cominciato domenica 16 gennaio con il ricovero del bimbo al «Fatebenefratelli» da dove era stato dimesso, qualche giorno dopo, con una diagnosi di «lieve trauma cranico». Nove giorni dopo, martedì 25, era stato trasportato al pronto soccorso del «Rummo» privo di sensi e con un «grave trauma cranico» che aveva provocato un'estesa emorragia cerebrale. Da qui la decisione di trasferirlo in eliambulanza al «Santobono» di Napoli dove, dopo un intervento chirurgico tentato in extremis, il 27 pomeriggio il cuore del piccolo aveva cessato di battere.

La Procura, coordinata dal procuratore Aldo Policastro e i carabinieri del comando provinciale diretto dal comandante Germano Passafiume, avevano avviato un'indagine, nel corso della quale erano stati ascoltati la mamma, gli zii del piccolo e, oltre 20 persone vicine, a diverso titolo alla famiglia, ed erano state acquisite le cartelle cliniche. Nella giornata di giovedì, il pm Maria Gabriella Di Lauro aveva inscritto nel registro degli indagati la mamma, la zia e il marito di quest'ultima con l'ipotesi di omicidio volontario.

Ultimo aggiornamento: 17:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA