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Delitto Parrella, cinque condanne:
«Fornite false informazioni al pm»

Mercoledì 6 Luglio 2022 di Enrico Marra
Delitto Parrella, cinque condanne: «Fornite false informazioni al pm»

Un altro verdetto per la vicenda dell'omicidio di Antonio Parrella, 32 anni, morto al «Rummo» il 27 luglio del 2017 per le conseguenze delle ferite riportate la sera precedente durante una festa di compleanno in un ristorante alla periferia della città. Il magistrato monocratico Sergio Pezza ieri ha condannato a due anni Giovanni Piscopo, 41 anni, a un anno, pena sospesa, Umberto Sferruzzi, 33 anni, Gianluca Peluso, 31 anni, Michele Meoli, 31 anni, di Benevento, e Francesco Napolitano, 55 anni, di Moiano. Con l'eccezione di Sferruzzi, imputato di favoreggiamento, gli altri rispondevano di false informazioni al pubblico ministero Francesco Sansobrino. Inoltre c'è stata anche l'assoluzione, perché il fatto non sussiste per Corrado Sparandeo, 36 anni, accusato solo di violazione della sorveglianza speciale.

Sferruzzi, Peluso, Meoli e Napolitano subito dopo il ferimento di Parrella, poi deceduto in ospedale, erano stati ascoltati dagli agenti della Squadra Mobile impegnati nel ricostruire l'accaduto per individuare chi aveva aggredito Parrella e provocato le ferite, poi rivelatesi mortali. Lo stesso era accaduto anche per Piscopo.

Le dichiarazioni rese agli agenti erano state ritenute non veritiere. Affermazioni, peraltro, smentite dai poliziotti della Squadra Mobile, che aveva provveduto a sequestrare le immagini riprese da alcune telecamere del ristorante dove era avvenuta l'aggressione. Inoltre altri elementi di prova contro i quattro sono stati acquisiti attraverso intercettazioni, perquisizioni e verifiche sui cellulari.



Nel corso delle indagini sull'omicidio Parrella era stata anche appurata una violazione alle prescrizioni contemplate dalla sorveglianza speciale di cui era destinatario Corrado Sparandeo. Sono state proprio le telecamere del locale ad aver avuto un ruolo determinante nel ricostruire l'accaduto e non solo per i cinque imputati di ieri, ma anche per definire le responsabilità di Silvio Sparandeo, 31 anni, ritenuto responsabile dell'omicidio volontario di Parella, per il quale dopo il verdetto del Tribunale di Benevento con il rito abbreviato, poi della Corte di Appello, e della Cassazione, deve scontare una pena di 14 anni e 8 mesi. Parrella era rimasto ferito il 26 luglio del 2017, durante la lite in un ristorante, morendo poi il giorno successivo a causa delle gravi ferite riportate. La vittima, al termine di un litigio avvenuto sulla terrazza inferiore del ristorante con altri invitati, aveva provato a sfuggire al suo aggressore allontanandosi dal luogo dell'alterco.

Dopo aver percorso diversi metri, il giovane era scivolato in una scarpata nei pressi dell'ingresso del ristorante. A quel punto Silvio Sparandeo, anche lui caduto sulla ghiaia del parcheggio, si era rialzato e, secondo l'accusa, aveva raggiunto la vittima iniziando a colpirlo con pugni alla testa e al corpo, mentre il giovane si trovava a terra. Da qui le ferite e poi la morte. Ieri il pm Maria Colucci ha chiesto l'assoluzione per Corrado Sparandeo e la condanna a due anni per gli altri cinque imputati. Poi le arringhe, in un'aula senza aria condizionata, degli avvocati Antonio Leone, Luca Russo, Nico Salomone e Gerardo Giorgione.

Ultimo aggiornamento: 19:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA