L'allarme del ministero e del Censis:
«I falsari puntano ai vini del Sannio»

Sabato 22 Giugno 2019 di Paolo Bocchino
Il Sannio non è la terra dei falsari e il fenomeno assume perlopiù i connotati folkloristici dei colorati ambulanti con borse, scarpe e dvd «made in Forcella». Una evidenza empirica che da ieri può dirsi certificata anche dai più autorevoli istituti in materia come il ministero dello Sviluppo economico e il Censis, coautori dello studio «Analisi della contraffazione nella provincia di Benevento» presentato a Palazzo del Governo. Iniziativa promossa dal prefetto Francesco Antonio Cappetta che ha presieduto il parterre di relatori nazionali, composto dall'ex numero uno della Protezione civile - e attuale delegato alla «Terra dei fuochi» per la presidenza del Consiglio dei ministri - Fabrizio Curcio, dal responsabile lotta alla contraffazione del Mise, Amedeo Teti, e dal direttore generale del Censis Massimiliano Valerii. Per il sindaco Clemente Mastella era presente il vice Luigi De Nigris, che ha evidenziato l'attenzione del Comune sul tema. Problematica contenuta nel Sannio quella dei prodotti contraffatti la cui criminale filiera si manifesta solo nel suo ultimo anello, la vendita al pubblico di oggetti di uso comune fabbricati altrove.

 

I DATI
Il bilancio dei controlli in provincia parla chiaro: 263 sequestri e 73.250 articoli confiscati dalla guardia di Finanza in dieci anni (2008 - 2018) sono numeri che in altri contesti vengono registrati nell'arco di qualche mese. E pur aggiungendo i 22.213 pezzi sequestrati dai carabinieri e i 30 della Polizia locale nel medesimo periodo si resta in una cornice fisiologica. «I dati raccolti - attesta il dossier licenziato da Ministero e Censis - rivelano la presenza in provincia di soggetti, soprattutto di origini africane (senegalesi in particolare) dediti alla minuta vendita itinerante di capi di abbigliamento, calzature, giocattoli, prodotti informatici, occhialeria, orologeria sulle principali arterie dei centri abitati e nei maggiori luoghi di aggregazione quali fiere settimanali, mercati rionali, sagre paesane». In pratica un quadro che ricalca perfettamente l'evidenza empirica del vissuto quotidiano. Eppure non è proprio il caso di festeggiare.
LO SCENARIO
La piaga della contraffazione potrebbe fare danni enormi al Sannio sotto un'altra veste: «Occorre essere molto attenti ai tentativi di imitazione delle eccellenze agroalimentari - ha messo in guardia Valerii - Il bersaglio grosso sono i vini, Falanghina e Aglianico in primis, e bisogna attendersi tentativi di aggressione direttamente proporzionali al successo che gli stessi stanno incontrando. Se dovessero andare in porto - ha concluso - sarebbe minata la reputazione dei prodotti con effetti disastrosi». Allarme raccolto dai protagonisti della filiera sannita del food che hanno animato la fase due del seminario.
LE REAZIONI
«Confindustria è pronta a fare formazione alle aziende contro la contraffazione» ha assicurato il presidente Filippo Liverini. «Stiamo lavorando alla fascettatura anche dei vini Igp, dopo averla già ottenuta per Doc e Docg», la rivelazione del numero uno del Consorzio tutela vini sanniti, Libero Rillo.
Gli ha fatto eco il vicepresidente nazionale e leader regionale di Coldiretti Gennarino Masiello: «La contraffazione è grave, quella di prodotti destinati al consumo alimentare è gravissima. Il fenomeno si sconfigge con la trasparenza. Coldiretti si batte da tempo per la tracciabilità». Dall'alto dei 450 tentativi di imitazione accertati, l'ad di Strega Alberti, Giuseppe D'Avino, non ha potuto che confermare così come Salvatore Falco, responsabile del controllo qualità di Olio Dante. Il comandante provinciale della Finanza Mario Intelisano ha ribadito i numeri del fenomeno. Il prefetto Cappetta ha chiuso i lavori con uno spunto di riflessione: «Non c'è dubbio sulla lotta alla contraffazione. Ma dobbiamo anche interrogarci sul perché tante persone acquistino consapevolmente prodotti falsificati. Forse perché quelli originali talvolta hanno prezzi fuori mercato?».
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