Benevento, stop ortopedia:
presidio dopo la notte in tenda

Lunedì 1 Aprile 2019 di Giuseppe Piscitelli
Per stasera alle 18 il comitato civico spontaneo «Curiamo la vita» ha organizzato nel parcheggio antistante l'ospedale la manifestazione «Rianimiamo il Sant'Alfonso», durante la quale sono previsti gli interventi soltanto delle quattro «donne coraggio» che da sabato mattina si sono incatenate e continuano la propria protesta ad oltranza. Proprio da questa mattina lo stop ai ricoveri in Ortopedia, la ragione che ha innescato questa nuova ondata di proteste. Dal palco parleranno esclusivamente Mena Di Stasi, Giuseppina De Masi (che stanno facendo anche lo sciopero della fame) Michela Ottobre e Stella Truocchio. Su richiesta del comitato, il sindaco di Sant'Agata Carmine Valentino ha invitato a partecipare all'evento il prefetto di Benevento, Francesco Antonio Cappetta, i sindaci della provincia ed i massimi responsabili nazionali e regionali del settore della sanità.
 
Le «pasionarie» hanno trascorso la notte sotto un tendone della Protezione Civile di Airola, tappezzato da volantini dove si legge: «Ridateci l'ospedale, quello che ci avete tolto e vi ridaremo fiducia. Per una volta ascoltate le grida dei cittadini, altrimenti io non voto». Sul posto anche una scatola-urna nella quale è possibile depositare la propria «intenzione di non voto». Hanno portato la loro solidarietà alle manifestanti la senatrice di Forza Italia Sandra Lonardo, i sindaci di Airola, Michele Napoletano, Limatola, Domenico Parisi, e Dugenta, Clemente Di Cerbo, e il consigliere provinciale Renato Lombardi.
Nel mirino della contestazione generale gli organi preposti alle decisioni sul tema della sanità.

A dire del sindaco Valentino «il perdurare del commissariamento del sistema sanitario campano sta cagionando danni quotidiani irreparabili e sta demolendo ogni tipo di costruzione virtuosa di lungo respiro che tenga conto della tutela del diritto, imprescindibile dei cittadini alla cura e alla salute. È arrivato il momento di una presa di posizione ferma e decisa, improntata alla serietà e all'assunzione di responsabilità collettiva. Noi continueremo a fare la nostra parte ed assumerci le dovute responsabilità ogni giorno». Lonardo si chiede: «Perché De Luca non vuole affrontare la questione ospedaliera nel Sannio? Perché non viene qua? Ha messo in difficoltà anche Valentino. Perché la ministro Grillo non ha risposto a nessuna delle mie 5 interrogazioni parlamentari? Per arrivare ad atti così estremi la gente non ce la fa più». E Di Cerbo si interroga così: «Come si fa salvaguardare le aree interne della Regione rispetto ad una situazione di totale abbandono al proprio destino senza nessuna capacità da parte dei cittadini di poter avere l'assicurazione più elementare di assistenza rispetto alle emergenze che si vengono a creare?».

Emergenze che partono dal Pronto soccorso, estremamente pericoloso per l'operatore e per il paziente. Non avendo il supporto di ortopedici e chirurghi, ma solo quello ambulatoriale, l'operatore è da solo. Chi vi arriva con mezzi propri può avere qualsiasi patologia, ma senza possibilità di ricoveri in tali reparti diventa tutto problematico. Da qui i trasferimenti in ambulanze in altre province o fuori Regione. Tali condizioni non sono più tollerabili. Se si vuole far lavorare i medici in tali condizioni si abbia il coraggio di chiudere l'ospedale. Altrimenti «Rianimiamo il Sant'Alfonso!

Sulla questione del «Sant'Alfonso» torna anche, con una nota, l'associazione «Io X Benevento» ribadendo che «in base alla riconversione del piano ospedaliero, effettuata con decreto n.103 del 28/12/2018 del commissario ad acta della Regione Campania, contestualmente alla riconversione del punto di primo intervento in pronto soccorso per zone disagiate, i posti letto del Sant'Alfonso Maria de' Liguori sono passati dai 142 iniziali a 89 complessivi».
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