Pd beneventano, ora la nuova sfida:
«Se si apre una breccia il muro cadrà»

Sabato 23 Ottobre 2021 di Paolo Bocchino
Pd beneventano, ora la nuova sfida: «Se si apre una breccia il muro cadrà»

«Se si apre una breccia, il muro va a terra». Umberto Del Basso De Caro serra le fila antimastelliane radunate all'hotel Il Molino per le prime esternazioni post voto dello schieramento. Non cita mai per nome il rieletto primo cittadino che però, inevitabilmente, è il centro di gravità di molti passaggi affidati a una platea composta in larga prevalenza da esponenti del Partito democratico. Ma non solo: in sala ci sono pure rappresentanti delle altre liste di Alternativa, e soprattutto c'è chi ha incarnato il sogno di sgomberare da Palazzo Mosti l'inquilino uscente: «Luigi, sei stato straordinario» riconosce il deputato dem a Perifano tra gli applausi scroscianti dei sostenitori. Per un attimo la voce dell'imperturbabile ex sottosegretario si spezza, tradendo un'emozione che stupisce persino chi ben lo conosce. 

Nelle sue parole c'è l'orgoglio di aver combattuto, pur perdendola, una battaglia ritenuta giusta: «Altro che silenzi carsici, mi sono impegnato come non mai. Ho evitato sovraesposizioni personali per evitare prevedibili strumentalizzazioni a scapito del candidato». E c'è il rammarico di aver perso la partita per poco: «Al secondo turno siamo riusciti a recuperare fin quasi alla vittoria - rievoca Del Basso De Caro - Abbiamo intercettato quel voto d'opinione che si è mostrato evidente, ma non è bastato. Un timido approccio al cambiamento: Benevento non è città da rivoluzioni». Una battaglia combattuta a mani nude: «Altro che tutti contro. Con lui sono scesi in campo interi apparati di potere comunale, provinciale e regionale» rimarca il parlamentare per smentire il mantra mastelliano.

Ma il riferimento alla Regione da cui è arrivato il fuoco amico tocca il vero nervo scoperto in casa Pd: il rapporto con il governatore De Luca. E Del Basso De Caro non lo nasconde: «Non si tratta di prendersela con il segretario regionale, o altri. Il nodo della questione è nel rapporto tra il partito nazionale e quello regionale. E in questa occasione il partito nazionale ha dato ampia prova di vicinanza a noi: Amendola, Provenzano, Serracchiani, Orlando e alla fine Letta ci hanno dimostrato una comunione d'intenti che va oltre la semplice presenza d'ufficio pre elettorale. Il Pd è un soggetto autonomo, non caudatario di nessuno».

Non manca un riferimento, chiarissimo, all'annunciato progetto neocentrista di Mastella: «Il grande Centro? A mio avviso nessuno organizza una cosa del genere se non conosce ancora nemmeno la legge elettorale che verrà. Peraltro, un assetto più marcatamente proporzionalista spinge le forze politiche a valorizzare le identità piuttosto che le aggregazioni. E comunque, le prime risposte sono già arrivate» nota con velenoso sarcasmo Del Basso De Caro in riferimento al gelido «Anche no» di Calenda. Nelle parole dell'avvocato «con una incontenibile passione per la politica» c'è spazio anche per una velata tirata d'orecchi al M5S: «Se avremmo potuto farcela con un loro appoggio senza tentennamenti? Difficile stabilirlo. Tutto può avere inciso sui 747 voti che hanno spostato gli equilibri».

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Del Basso De Caro rivendica con orgoglio il dato del Pd beneventano: «Malgrado corressimo controvento e in salita, con un partito lacerato, siamo arrivati primi. Auguro a tutti di avere analoghe lacerazioni, se i risultati sono la vittoria su tutti gli altri. E così era avvenuto anche alle Regionali: provarono ad accerchiarci, ma fummo primi anche allora. Si vadano a vedere i quozienti che ci garantirono la elezione del consigliere regionale per la terza volta consecutiva». Ma il plenipotenziario del Pd sannita volge lo sguardo soprattutto al futuro, che si declina essenzialmente su due fronti: l'opposizione in Consiglio comunale e le Politiche del 2023: «È tempo di guardare avanti, di rimboccarci le maniche. Dobbiamo muoverci compatti, è il tempo delle risposte collettive non individuali. Do la disponibilità a dare la mano, io ci credo. I nodi prima o poi vengono al pettine, il potere senza idee collassa rapidamente. L'ubriacatura mediatica è destinata a spegnersi, come la luna di miele degli sposi. Se si apre una breccia, il muro crolla. Dobbiamo mettere in campo un'opposizione attenta, puntuale e capace di andare anche oltre l'aula consiliare. Le esibizioni muscolari e la politica urlata servono a poco. I problemi sono lì e le persone attendono risposte. Vorrò essere presente il giorno che l'acqua e il metanodotto arriveranno in tutte le contrade, come promesso. E voglio vedere quali benefici reali otterrano i residenti di via Saragat dalla transazione stipulata». Opposizione che si appresta a strutturarsi in vista delle battaglie consiliari del prossimo quinquennio. Lunedì primo incontro collegiale tra i 4 eletti del Pd, i 3 di Città Aperta, e i 2 di Cd e Civici Riformisti. L'orientamento è di costituirsi in gruppi distinti favorendo però forme di collaborazione con i 2 eletti di Arco, e di dialogo con Rosetta De Stasio eletta con il centrodestra. Il leader di Apb opterà per la lista civica a lui più vicina: «Mi iscriverò a Città Aperta» anticipa Luigi Diego Perifano.

Ultimo aggiornamento: 18:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA