Allagamenti e frane, quattro sindaci
assolti dall'accusa di disastro colposo

Mercoledì 6 Aprile 2022 di Enrico Marra
Allagamenti e frane, quattro sindaci assolti dall'accusa di disastro colposo

Meno di un'ora di camera di consiglio per avere una sentenza di assoluzione «perché il fatto non sussiste» per quattro imputati che, all'epoca dei fatti, ricoprivano la carica di sindaco in centri del Fortore e che sono finiti a giudizio per disastro colposo e omissione di atti di ufficio. Si tratta di presunte inadempienze lungo un torrente che scorre nell'alto Sannio che, straripando, aveva causato danni per gli allagamenti.

Sono stati assolti Zaccaria Spina (Ginestra degli Schiavoni), Luigi Paragone (primo cittadino a San Giorgio la Molara dal 2011 al 2014), Olindo Vitale (Montefalcone) e Assunta Gizzi - che lo ha preceduto in qualità di prima cittadina - nel periodo che va dal 2009 al 2014. In una precedente udienza, il pm Giulio Barbato aveva chiesto due anni per Spina, due anni e sette mesi per Vitale, un anno e sette mesi per Paragone e un anno per Guzzi per un solo reato, quello di disastro colposo e non di omissione d'atti di ufficio.

Ieri, nell'ultima udienza c'è stato solo l'intervento dell'ultimo dei legali degli imputati, Luca Cavuoto, mentre gli altri avvocati Roberto Prozzo e Mario Spina avevano già presentato la propria arringa in precedenza. Tutti concordi nel chiedere l'assoluzione per i primi cittadini. Il collegio era presieduto da Simonetta Rotili, con giudici a latere Graziamaria Monaco e Roberto Nuzzo.

La vicenda aveva visto, alla conclusione delle indagini della Procura nel gennaio del 2020, il gup Loredana Camerlengo rinviare a giudizio i quattro imputati. Gli avvocati, in quella udienza, avevano sostenuto il non luogo a procedere e quindi il proscioglimento dei quattro indagati. Ai primi cittadini dei centri fortorini erano stati addebitati atti che riguardavano un periodo che va fino all'ottobre 2015, mese dell'alluvione. I legali, in particolare, avevano contestato le conclusioni del consulente del pubblico ministero, evidenziando come la competenza in materia di tutela idrogeologica sia della Regione e non dei comuni. I legali hanno posto in risalto come, del resto, sin dal 2008 la Regione avesse già eseguito nella zona dei lavori, proprio in ottemperanza delle proprie competenze.

Secondo l'accusa, invece, i quattro primi cittadini non avrebbero adottato gli interventi di somma urgenza per rimuovere lo stato di pericolo e quindi necessari per la sistemazione idraulica dell'alveo del torrente Ginestra, in località Campo dei Monaci, censita dalla competente autorità di bacino come Area di alta Attenzione nel quale sarebbe stata consentita la realizzazione di opere che avrebbero impedito il regolare deflusso delle acque.
Tutto ciò avrebbe causato nei territori di competenza eventi franosi dal 2006 fino all'alluvione dell'ottobre 2015, «con conseguente isolamento dell'abitato, dei terreni limitrofi e delle aziende agricole».

L'accusa contestava ai primi cittadini l'omissione di atti di ufficio perché il competente ufficio del Genio civile di Benevento aveva comunicato alle varie amministrazioni di predisporre un risanamento idrogeologico del versante interessato dalla frana e, inoltre, nel corso di un sopralluogo, aveva rilevato un ulteriore movimento franoso che aveva determinato il restringimento della sezione idraulica del torrente Ginestra. Il Genio civile aveva comunicato l'incompatibilità della presenza della strada comunale Sant'Angelo nell'alveo di piena ordinaria del torrente, in quanto realizzata parallelamente al corso d'acqua con conseguente ulteriore restringimento e compromissione del regime idraulico. Inoltre la stessa prefettura era intervenuta sollecitando interventi finanziati per la messa in sicurezza delle zone alluvionate. Ma, sempre a parere dell'accusa, i primi cittadini non avevano tenuto conto di quanto segnalato dal Genio civile.
 

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