Il dandy dei Casalesi arrestato ad Acerra:
era l'ultimo latitante per l'omicidio Noviello

Martedì 26 Gennaio 2021 di Marilù Musto
Delitto Noviello, termina la fuga del latitante Cirillo, è stato stanato ad Arzano

È stato sorpreso ad Acerra, mentre stava per fuggire, ancora una volta, il dandy del clan dei Casalesi. Francesco Cirillo detto «Cosciafina», condannato a 30 anni di carcere per aver partecipato all'omicidio di Domenico Noviello. Era in fuga dal 19 novembre scorso. Si è arreso, «tradito» forse dai suoi spostamenti per confondere le acque. Le forze dell'ordine sono state più veloci di lui.

L'arresto di Cirillo è il risultato di un lavoro di collaborazione della polizia della questura di Caserta, con a capo Antonio Borrelli - Squadra Mobile - con i carabinieri del posto e del comando provinciale di Caserta.

 


«Alla notizia del mancato arresto di Francesco Cirillo, determinato dalla sua fuga a seguito della condanna a 30 anni di reclusione per aver avuto un ruolo nell’omicidio di Domenico Noviello, avevamo espresso la nostra forte preoccupazione. Alla notizia dell’arresto odierno dello stesso Cirillo, esprimiamo un sentito ringraziamento alle forze dell’ordine e alla magistratura che con tenacia hanno continuato a lavorare per fare giustizia». Così il comitato don Diana, con sede in un bene confiscato a Casal di Principe, appena trapelata la notizia dell'arresto dell'ultimo fuggitivo del clan dei Casalesi. «Ai familiari di Domenico Noviello tutti, va il nostro abbraccio e la fiducia che insieme la battaglia contro la camorra e contro i camorristi si vince».

 

Anche le istituzioni si fanno sentire: «Finalmente viene fatta giustizia», dice Nicola Morra presidente commissione Antimafia. 

 

 

La figlia

Emozionata e quasi incredula Mimma Noviello, figlia della vittima. «Si chiude finalmente il capitolo giudiziario della vicenda che ha coinvolto mio padre Domenico, ora si può affermare che la giustizia ha fatto il suo corso».
Cirillo è stato sorpreso in un'abitazione di Acerra dove risiede una famiglia composta da tre persone, tutte incensurate, padre - assente al momento del blitz - madre e figlia; le posizioni dei coniugi sono al vaglio degli inquirenti. Cirillo, vistosi scoperto, ha provato disperatamente a fuggire ancora, arrampicandosi sulla facciata del palazzo per raggiungere il terrazzo di un'altra abitazione, dove è stato bloccato. Nei due mesi di fuga - è emerso dalle indagini - Cirillo, che ha moglie e due figli, ha cambiato parecchie dimore, quasi sempre tra
Caserta e Napoli; in una circostanza l'esponente dei Casalesi ha trovato ospitalità in un'abitazione di Roma, poi è sempre tornato nei suoi territori. Per Cirillo ora si aprono le porte del carcere dopo un iter processuale travagliato, con la condanna definitiva arrivata dopo ben due pronunce della Corte d'Appello di Napoli - la prima era stata di assoluzione - e della Cassazione. Noviello fu massacrato con decine di proiettili, il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, dai killer dei Casalesi agli ordini del sanguinario boss Giuseppe Setola. Cirillo non fece parte del commando, ma partecipò alla pianificazione del delitto e soprattutto ne rappresentò il «pretesto», come dichiarato dallo stesso Setola durante il processo. Cirillo infatti era stato condannato nel 2001 per estorsione grazie alla denuncia proprio di Domenico Noviello e del figlio Massimiliano (tuttora sotto scorta). Così nel 2008, quando Setola avviò la stagione nel terrore nel Casertano, e decise di vendicarsi tra gli altri di imprenditori coraggiosi, scelse come bersaglio proprio Noviello, con l'obiettivo di vendicarsi e fare così un favore a Cirillo.

 

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