Jabil, operai in sciopero
davanti ai cancelli della fabbrica

Martedì 25 Giugno 2019
Lavoratori in sciopero allo stabilimento della Jabil Circuit Italia di Marcianise, dopo che i vertici societari ieri hanno annunciato, nel corso di un incontro tenuto a Confindustria Caserta, l'intenzione di avviare la procedura di licenziamento per 350 addetti del sito. I dipendenti sono davanti ai cancelli dello stabilimento in assemblea. Francesco Percuoco, segretario della Fiom-Cgil di Caserta, dice che «la situazione è grave, e denota l'assenza di una politica industriale. La politica faccia la sua parte e sia propositiva, altrimenti andremo incontro ad un disastro annunciato».

Mauro Musella, rsu della Uilm, spiega che «la decisione della Jabil era nell'aria anche se il percorso iniziato con la ricollocazione presso altre aziende dei lavoratori dimessisi stava dando frutti importanti. Sono oltre 120 i dipendenti fuoriusciti da Jabil e riassunti in altre realtà, penso alla Softlab, società di informatica nella quale sono transitati 57 nostri colleghi. Al Governo, nell'incontro che ci sarà al Mise giovedì 27 giugno, chiederemo di ampliare il ventaglio di imprese per il ricollocamento, e di inserire aziende con partecipazioni statali come Leonardo, che sono presenti in Campania e stanno assumendo». Dello stesso avviso Pino Scala, rsu della Fim-Cisl. «I lavoratori Jabil - spiega - hanno già fatto enormi sacrifici in questi anni, ma non è servito. Dopo l'acquisizione da parte della Jabil dello stabilimento della Ericsson nel 2015, c'era l'accordo che la Jabil potesse produrre per anni le schede per i cellulari dell'azienda svedese, che avendo un buon valore di mercato, ci permettevano di sopravvivere. Venuta meno la commesso Ericsson, la Jabil si ritrova in brutte acque, con una spietata concorrenza asiatica; sappiamo dunque le difficoltà, ma chiediamo che l'azienda e il Governo ricollochino i lavoratori. Non possiamo permetterci di perdere per strada centinaia di dipendenti con le loro famiglie. Ricordo anche che oltre agli addetti diretti, vi sono di centinaia di lavoratori dell'indotto». © RIPRODUZIONE RISERVATA