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L'Istat boccia Caserta ultima
in Campania per trasporti pubblici

Martedì 5 Luglio 2022 di Domenico Zampelli
L'Istat boccia Caserta ultima in Campania per trasporti pubblici

Report Ambiente Urbano 2020 impietoso per Caserta. Lo studio condotto dall'Istat - pubblicato ieri e incentrato sul 2020, primo anno in compagnia del Covid - mostra tutto l'affanno che accompagna esistenza e prospettive di sviluppo nella città della Reggia. Che non decolla nella digitalizzazione dei servizi come nella raccolta differenziata, che comprime ma troppo poco i consumi di energia elettrica e di gas. E che soprattutto sviluppa un'avversione, in qualche modo anche ricambiata, per il trasporto pubblico.
Ma andiamo a vedere che numeri ci riservano le quattro macro aree individuate dall'Istituto di Statistica.

Cominciando naturalmente dal settore con i dati più clamorosi, cioè quello della mobilità. Premesso che la domanda di trasporto pubblico è crollata in tutta Italia nell'anno primo della pandemia, toccando un -47,9%, a Caserta non solo questo calo è stato più forte, raggiungendo il 60%, ma ha compresso il numero di fruitori ai minimi in Italia. In pratica se a livello nazionale in un anno per ogni abitante ci sono 100 persone che hanno utilizzato un mezzo di trasporto, a Caserta questo limite scende fino quasi a 3, anzi per essere precisi a 2,8. In altre parole da queste parti a utilizzare i mezzi di trasporto pubblico sono state circa 200mila persone, contro i 600mila di Benevento o il milione e 400mila di Avellino. Senza neanche andare a vedere i milioni di fruitori di Napoli e Salerno. Uno dei dati più bassi in Italia: fanno peggio solo a Sondrio, Trani, Vibo Valentia e Siracusa. Come mai? E' un po' il cane che si morde la coda: poca gente prende l'autobus, meno posti ci sono a disposizione e meno mezzi circolano. Da qui una disponibilità che non arriva a mille posti a km per abitante, laddove la media nazionale si attesta a 3.622 posti-km (5.251 nei capoluoghi metropolitani, 1.804 negli altri), con una distribuzione peraltro caratterizzata da forti disuguaglianze territoriali: 5.015 posti-km per abitante nelle città del Nord, 3.737 nel Centro e 1.455 nel Mezzogiorno. Non solo. A disposizione ci sono appena 14 autobus, ed è così dal 2015 (solo nel 2017 se ne contavano 16) a fronte dei 28 di Benevento, dei 57 di Avellino, dei 74 di Salerno e dei 325 di Napoli. Poco, troppo poco per una città che deve consentire a turisti e visitatori di spostarsi agevolmente sia in città che in periferia.

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Non va meglio, anzi, nel settore della pianificazione ambientale e digitale. Nessun cenno di progettazione partecipata, né di reporting ambientale o sociale. Nel campo della digitalizzazione dei servizi, poi, i siti istituzionali on line consentono per la gran parte (60% dei casi) solo il reperimento di informazioni ma non la successiva interazione che consente di concludere l'intero iter via web. Fanno eccezione i servizi legati alla viabilità, cha spaziano dai parcheggi ai permessi per le zone Ztl passando per il pagamento delle contravvenzioni e per la richiesta dei verbali relativi agli interventi della polizia municipale in occasione di sinistri. Caserta bocciata anche sul versante degli strumenti urbanistici generali: l'Istat lo considera vecchio (risale al 1987) e non adeguatamente aggiornato. In Italia sono più risalenti solo quelli di Viterbo, Latina, Frosinone e Campobasso.

Il 2020 ha visto in Terra di Lavoro un calo dei consumi, ma in misura minore rispetto ad altri contesti. Il report Istat ci spiega che fra il 2019 ed il 2020 Caserta è comunque scesa da 52 a 49 tep. Un termine con il quale dovremo cominciare ad avere confidenza: l'acronimo vuol dire Tonnellate Equivalenti Petrolio ed esprime i consumi energetici primari o in usi finali con un'unica misurazione per ciascun vettore energetico (elettricità, gas, gasolio). In termini di equivalenze un tep corrisponde quindi a circa 5.300 kWh elettrici, 11.700 kWh termici e 1.200 metri cubi di gas naturale.

Nel 2020 le restrizioni dovute alla pandemia, con le conseguenti chiusure legate al lockdown, hanno provocato un brusco calo della produzione dei rifiuti urbani, laddove fino al 2019 le politiche orientate al contenimento dei rifiuti non avevano fatto registrare miglioramenti. A Caserta il conferimento kg/pro capite è finalmente sceso al di sotto di quota 500, per la precisione toccando il livello 496,3 che rappresenta il miglior risultato negli ultimi dieci anni. Per quanto riguarda invece la raccolta differenziata, la percentuale ha sfiorato quota 52% ed anche in questo caso la soglia è da primato.
 

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