Marcianise, Velardi ritira le dimissioni: «Ho sentito il dovere di tornare»

di Francesco Vastarella

Ha ritirato le dimissioni. In molti lo prevedevano. Aveva venti giorni a disposizione per restare al suo posto, la sua sembra una decisione annunciata.

Il sindaco di Marcianise Antonello Velardi ascolta la domanda e sembra più che contrariato, fa un'ampia smorfia di disappunto. Poi si rilassa e risponde. «Non era affatto scontato che tornassi sui miei passi. Anzi, mi ero incaponito nel lasciare. Poi con il passare dei giorni sono stato come travolto ed è diventato molto più complicato dire no».

Travolto da che cosa?
«Per me è stato come uno tsunami. Ho ricevuto migliaia, ripeto migliaia, di messaggi non solo dai miei concittadini. E non potevo uscire per strada a Marcianise, era un'invocazione continua. All'inizio ho avuto come uno stordimento, uno sbandamento. Poi ho cominciato a riflettere e razionalizzare».

Che cosa ha pensato?
«Che una comunità nella sua grande maggioranza è come se avesse chiesto di essere aiutata, protetta, tutelata. Si affidava, nel senso di fidarsi. E temeva di restare orfana. Beh, è stata una condizione psicologica per me bellissima ma anche difficile da gestire. A un certo punto ho avuto quasi timore di non riuscire a reggere quell'impatto. Mi lasci dire una cosa cui ho pensato ripetutamente e che può sembrare macabra».

Dica.
«Ho pensato un po' scioccamente che avevo avuto il privilegio di assistere al mio funerale senza essere morto. Ho pensato di leggere e vedere ciò che potrebbe accadere quando morirò. Lo so che è strano affermare ciò ma l'ho pensato. Le lodi e le bellissime parole per me non erano dovute, non erano di circostanza: manifestazioni di puro affetto, parole sincere. Non mi aspettavo tutto questo, pensavo a molto meno. Ho come realizzato d'improvviso che ero riuscito a creare un rapporto talmente intenso che non potevo rescindere. Ho fatto decidere il cuore».

Non la ragione?
«Anche la ragione, ad un certo punto. Mi ha colpito ciò che mi scrivevano da fuori Marcianise: il nostro modo di amministrare preso come modello, la nostra azione considerata un tentativo da replicare su altri territori. Ho capito che non potevo far mancare un riferimento, avrei tradito il sentimento non solo della mia gente ma della gente di un territorio più ampio. Ecco, ho colto il dato culturale al di là di quello politico».

Scusi, ma lei non si era lamentato proprio dell'isolamento politico.
«Alt, io non mi sono scagliato contro l'isolamento. Io ho biasimato tattiche e pratiche di un passato che nessuno vuole rivivere, se non poche frange di professionisti della politica e di affaristi ben noti. Ho visto da lontano un tentativo di indebolimento da parte di chi pensava di cogliere il dato elettorale delle politiche come pretesto per passare all'incasso. Ma avevano sbagliato palazzo. Non è successo così».

Cioè che è successo?
«È successo che ho trovato improvvisamente un clima mutato. Tutti, dico tutti, hanno negato ogni rivendicazione di poltrone o quant'altro, auspicando semplicemente un maggiore coinvolgimento nell'attività amministrativa. E questo mi sembra legittimo: un uomo solo non va da nessuna parte, ha bisogno di una squadra. Un uomo solo è un fesso che crede di essere un imperatore, ma io so benissimo che l'impero non c'è più. L'ultimo, quello austro-ungarico, solidissimo, anche è crollato».

Sono rinsaviti? Lei si era scagliato contro il Pd.
«Nella fase post-dimissioni ho incontrato un altro Pd, con mia somma soddisfazione. Più ragionevole, più attento, più maturo, voglioso di essere parte di un progetto, anzi del progetto che mi aveva portato alla vittoria alle elezioni quasi due anni fa e di cui il Pd era appunto una quota importante. Ho ritrovato il Pd delle scelte coraggiose e difficili legate alla mia candidatura. C'è stato un processo di maturazione significativo, pur nell'arco di poche settimane. Con una posizione netta da parte dei vertici provinciali e regionali del partito. I consiglieri comunali del Pd hanno preso consapevolezza del processo in atto».

Ci sono le basi per andare avanti?
«Certo, mica ci mettiamo a fare i teatrini. Ho fatto anch'io un'autoanalisi e sono arrivato ad una conclusione, me lo lasci dire».

Quale?
«Ho promesso a me stesso di continuare ad essere molto intransigente sui fronti della legalità, della trasparenza, dell'efficienza amministrativa, ma anche di essere più morbido in alcune mie posizioni. È finito il tempo del martellamento continuo e del non ascolto per timore di quasivoglia condizionamento. C'è un processo culturale in atto a Marcianise, lo devo favorire con un dialogo forte a tutti i livelli, anche politico. Anche in questo modo si aiuta a far crescere la nuova classe dirigente, che poi è un mio personale, vecchio pallino».

E le minacce? La scorta e tutto il resto?
«Lasci stare, non ne parlo volentieri. Anzi, non ne voglio più parlare. Non voglio mischiare i piani. Ora bisogna andare avanti. Con coraggio, senza timori. Me lo chiede la mia comunità».
Martedì 10 Aprile 2018, 10:55
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