Maresciallo contro maresciallo
al processo sul delitto Mollicone

Domenica 10 Ottobre 2021 di Angela Nicoletti
Maresciallo contro maresciallo al processo sul delitto Mollicone

La verità investigativa sul delitto di Serena Mollicone è stata raccontata per otto ore nel corso del contro esame del maresciallo dei carabinieri, Gaetano Evangelista, l'ex comandante della caserma di Arce che ha riaperto le indagini sulla morte terribile della diciottenne scomparsa nel 2001.

In base a quanto ricostruito dal test in aula, interrogato per quasi sette ore dagli avvocati dei cinque imputati - compresi quelli dei tre componenti della famiglia Mottola, finiti sotto processo con l'accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere - la giovane Serena, quel maledetto venerdì 1 giugno di venti anni fa, sarebbe arrivata nella caserma dei carabinieri, per recuperare i libri e la borsetta lasciata sui sedili della Lancia Y di Marco Mottola.

Il giovane è finito alla sbarra con il padre Franco, l'ex maresciallo dell'Arma, e alla madre Anna Maria. I due ragazzi, in base alle informative redatte dal testimone e suffragate della indagini poi portate avanti dai colleghi del Reparto Operativo Provinciale coordinati dal magistrato della Procura della Repubblica di Cassino, Maria Beatrice Siravo, si sarebbero incontrati nel piazzale antistante il bar della Valle a Fontana Liri dove sarebbe avvenuto il primo alterco per poi far ritorno ad Arce.

Nella lunga testimonianza, Evangelista illustra altri due aspetti: chi era in caserma quel 1° giugno del 2001 non può non aver sentito nulla. «Le mura sono sottili e se dagli appartamenti sopra gli uffici cade una penna,  nei piani inferiori si ascolta tutto. Tuzi e Quatrale si trovavano ai posti di lavoro quel giorno. Non possono non aver sentito». Una deposizione precisa, documenti alla mano che è proseguita non senza «botta e risposta» tra il maresciallo e la difesa dei cinque imputati su presunte dimenticanze.

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Il colpo di scena arriva inaspettatamente quando Evangelista pronuncia la parola «depistaggio». «Il grande depistaggio sulle indagini per l'omicidio di Serena Mollicone è iniziato nel pomeriggio di sabato 2 giugno 2001 quando, chi ha raccolto le tante segnalazioni da parte dei cittadini allertati dalle ricerche in atto dopo la scomparsa di Serena, non ha tenuto conto delle dichiarazioni rilasciate da Carmine Belli e Simonetta Bianchi. Belli riferisce della presenza di Serena Mollicone la mattina del 1 giugno davanti al bar della Valle di Fontana Liri insieme a un giovane a bordo di una macchina bianca, una Lancia Ypsilon. Simonetta Bianchi, titolare del bar, descrive Serena e la macchina, sempre una Y bianca, con la quale si è poi allontanata. Nei verbali redatti in caserma dal maresciallo Mottola, contrariamente a quanto riferito dai testimoni, viene collocata la presenza di Serena Mollicone presso il bar della Valle nel pomeriggio di sabato e sempre secondo il verbale la stessa si sarebbe allontanata in compagnia di un uomo a bordo di una macchina rotta. Nessuno ha approfondito le dichiarazioni dei due testimoni perché quelle dichiarazioni sono state raccolte dal maresciallo Franco Mottola».

La difesa della famiglia Mottola ha incalzato il sottufficiale anche sulla dichiarazione rilasciata da un testimone nelle udienze precedenti che ha negato di aver visto Serena Mollicone e Marco Mottola litigare il giorno antecedente alla sparizione della studentessa liceale. L'udienza è stata aggiornata a venerdì 15 ottobre quando a deporre saranno altri importanti testimoni.
 

Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre, 13:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA