«Prete occultista e massone: lo sgozzo»
Arrestato prof che ha picchiato il don

Sabato 9 Gennaio 2021 di Mary Liguori

Occultismo, massoneria, un matrimonio annullato dalla Sacra Rota con motivazioni «decise» da un sacerdote. E, ancora, una verità nascosta che quel prete «dovrà confessare al vescovo e ai carabinieri». In caso contrario, pena capitale. Nel senso letterale del termine. «Se non lo farà, lo ammazzerò tramite sgozzamento». 


Il tono è pacato e l’eloquio ricercato. La videointervista pubblicata da Paesenews.it ripercorre le verità di Raffaele De Nuccio, il professore che a Natale ha preso a colpi di candelabro e a pedate il sacerdote Giosué Zannini. De Nuccio ieri è finito ai domiciliari per lesioni aggravate, tentata violenza privata, interruzione di pubblico servizio e danneggiamento. Lo hanno arrestato i carabinieri di Capua, al termine di un'indagine coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere.


Lo controllano tramite un braccialetto elettronico perché, e lo ha detto lui stesso, se allo scadere dell’ultimatum di dieci giorni «don Zannini non confesserà, lo ucciderò e poi andrò costituirmi». Perché vuole ammazzare il prete, lo spiega lui stesso nella videointervista. «Sono andato alla messa di Natale e gli ho lanciato contro un candelabro, è inciampato e l’ho preso a calci. Aiutato dai fedeli è scappato in sagrestia. - racconta De Nuccio». 


Poi continua: «Il mio non è stato un gesto inconsulto. Questo sacerdote pagherà per tutti perché è a conoscenza dei fatti del 2012 riemersi in una sentenza di due anni fa e che hanno determinato che io potessi avere la nullità del mio matrimonio, come avevo chiesto, ma non per i motivi per i quali avevo inoltrato la causa ma ragioni addebitatemi nel 2012 dal prete e da una organizzazione di cui fa parte. Motivi secondo i quali al momento del matrimonio non ero neanche in grado di rendermi conto che mi trovavo in una chiesa e che si stava celebrando un matrimonio, e questo è falso».

Quindi il prof chiarisce. «In quel momento non volevo ucciderlo. Volevo fare come i delinquenti che mettono una bomba sotto il negozio per avere pagare il pizzo, solo che il pizzo non è un atto dovuto, ma la confessione di questo sacerdote è un atto dovuto e di giustizia. Credo sia nell’interesse di tutti che gli amici di don Giosué gli consiglino di andare dal vescovo e dai carabinieri a raccontare tutto». A questo punto il racconto di De Nuccio si fa inquietante. «Un pirla mi propose di entrare in una loggia massonica di Pietramelara, gli dissi che in quel momento non me la sentivo e iniziai ad avere una serie di fastidi. Fu proprio don Giosuè a farmi capire che quei fastidi erano frutto del mio rifiuto di aderire alla loggia. Ma non potevo fare altrimenti. So che il prete si dedica a operazioni di occultismo, che interpella gli spiriti dei dannati. A causa sua non mi confesso e non prendo comunione a Pietramelara». E, ancora, ribadisce: «Mi farò giustizia per conto mio, due anni fa ho incominciato a pensare di farlo uccidere, ho conoscenze nell’Agro aversano e la stima di famiglie indagate per camorra ad alti livelli. Poi ho scartato questa ipotesi, perché sarei diventato prigioniero di queste persone. Gli ho dato 10 giorni per confessare. Se non lo farà lo ucciderò tramite sgozzamento. Andrò in galera, ma il mio spirito sarà libero. I suoi amici gli consiglino di andare dai carabinieri e dal vescovo a raccontare la verità. Solo così tutto questo si può evitare».  A Pietramelara ci si augura che i domiciliari e il braccialetto elettronico gli impediscano di andare fino in fondo.

 

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