Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Pirandello scandaloso, tornano in libreria 17 novelle dimenticate. Messina: «Un autore più attuale che mai»

Mercoledì 29 Giugno 2022 di Marco Perillo
Pirandello scandaloso, tornano in libreria 17 novelle dimenticate. Messina: «Un autore più attuale che mai»

Un Pirandello scandaloso e straordinariamente attuale quello che dal 30 giugno arriva in libreria per la collana "I lapilli" di Marlin editore. "La notte nuda. Le novelle dello scandalo" (304 pp., euro 16) è un volume a cura del docente e scrittore siciliano, ma napoletano d'adozione, Raffaele Messina, autore del recente romanzo «Artemisia e i colori delle stelle».

In questo sorprendente libro troviamo diciassette novelle del geniale scrittore e drammaturgo, Premio Nobel per la Letteratura 1934, poco note al grande pubblico, pur essendo di alta qualità. Dai preti pedofili alle monache incinte, dall'aborto negato all'utero in affitto, dal bullismo adolescenziale allo stupro di gruppo, dal Risorgimento tradito alla parodia del regime fascista: tutte novelle per le quali Pirandello rischiò di finire all'Indice dei libri proibiti, come ricorda Leonardo Sciascia. L’intervento di monsignor Montini, il futuro papa Paolo VI, sollecitato dal grande critico teatrale Silvio D’Amico, evitò che ciò accadesse. “Si tratta di un’operazione culturale e letteraria unica che avvicina il mondo dei lettori a un Pirandello meno conosciuto e di grande efficacia e attualità”, evidenzia l’editore Sante Avagliano.

Per il curatore Raffaele Messina, autore di un accurato saggio introduttivo, «sono tante le storie attraverso le quali Pirandello scandaglia il dolore delle creature umane, cogliendolo in figure e situazioni che sorprendono il lettore di oggi per la straordinaria attualità e, dunque, per la lucida sensibilità con la quale il narratore siciliano ha colto sul nascere problematiche destinate ad acuirsi nell’arco del Novecento e anche oltre. Penso alla netta condanna della pedofilia e alla esplicita denuncia della piaga dei sacerdoti pedofili o anche alle tante novelle attraverso le quali Pirandello afferma il principio di autodeterminazione della donna soprattutto in relazione alla questione cruciale della maternità».

Raffaele Messina, cosa deve aspettarsi il lettore da questa nuova raccolta, rispetto alle tante altre presenti in libreria?

Il lettore scoprirà un Pirandello diverso. Al di là di quella decina di novelle già note, sul relativismo e la crisi d’identità dell’uomo contemporaneo, il lettore scoprirà che Luigi Pirandello già nel 1902 denunciava lo scandalo dei preti pedofili. E che difendeva anche la dignità della donna contro la maternità imposta, contro gli uteri in affitto, contro i ‘matrimoni riparatori’ e contro ogni altro abuso. Scandagliava il travaglio psicologico dei figli di genitori separati e faceva nome e cognome dei mafiosi che avevano provato a imporre il pizzo a suo padre.

Può, dunque, cambiare l’immagine che abbiamo di Pirandello, dopo avere letto queste novelle?

Sì. Emerge un Pirandello meno cerebrale, meno legato a questioni filosofico-esistenziali, e più immerso nel ‘sapore acre della vita’, nelle mille forme che assume il dolore nella vita di una persona. Insomma, sentiremo la pagina di Luigi Pirandello molto più vicina alle nostre tensioni e ai nostri problemi. Sono novelle che ci aiutano a guardarci dentro; ci aiutano a intendere la realtà che ci circonda; ci aiutano a liberarci catarticamente del nostro dolore; ci aprono la mente e ci rendono migliori.

Raffaele Messina

Sorprendente è l’attualità dei temi affrontati dalle novelle proposte. Ne conviene?

Certo. Le tristissime notizie che giungono dagli Stati Uniti in materia di aborto, ad esempio, lo dimostrano. È in corso un attacco feroce al principio dell’autodeterminazione della donna e noi dobbiamo ritrovare le motivazioni che portarono a quelle conquiste che oggi dobbiamo tornare a difendere. Non meno attuale è lo scandalo dei preti pedofili: una vergogna che non è frutto della degenerazione dei costumi di questi ultimi anni, ma è questione vecchia, secolare, che rinvia al celibato dei sacerdoti e, più in generale, alla sessuofobia che caratterizza la Chiesa cattolica a differenza di quelle protestanti, ad esempio. E poi, la crisi della famiglia, con costi che troppo spesso pagano i figli. E la crisi della democrazia. È in corso da tempo un logoramento della civiltà liberale e della democrazia; dei valori dell’Illuminismo su cui si fonda la nostra civiltà: la laicità dello Stato, il pluralismo, la tolleranza. Pirandello, è vero, nel 1924 commise l’errore di credere al fascismo, all’uomo solo al potere, e prese la tessere di quel partito. Ma di ciò si pentì, e non scrisse mai un rigo inneggiante alla guerra o alle prioritarie funzioni riproduttrici della donna o ai destini imperiali dell’Italia. Al contrario, dalla sua esperienza oggi noi possiamo trarre una grande lezione sul fallimento dell’ideologia dell’uomo solo al potere e quindi, sul valore della democrazia.

In particolare, qual è stato il suo maggiore impegno, da curatore delle “Novelle dello scandalo” di Luigi Pirandello?

Quello di Pirandello è uno dei corpus novellistici più ampi della nostra tradizione letteraria, ben più ampio del Decameron, e non meno rappresentativo dell’intera sua epoca: oltre 260 racconti per un totale di circa quattromila pagine. Il primo impegno, dunque, è stato quello di scandagliare l’intero corpus e individuare le novelle meno note, ma non per questo meno pregnanti e valide. Poi sono venuti gli approfondimenti storico-letterari e il lavorio filologico di confronto dei testi, alla ricerca delle varianti e variazioni d’autore che si registrano nel passaggio da un’edizione all’altra della stessa novella: dalla prima pubblicazione sui giornali alla prima raccolta in volume; poi, a partire dal 1922, il riordino nel progetto delle Novelle per un anno e, in molti casi, anche la revisione in vista dell’edizione Mondadori del 1937. Non si tratta di quisquilie formali, ma di interventi correttori che incidono profondamente sulla messa a fuoco o anche sulla ridefinizione del significato della novella. E poi, sullo sfondo, il continuo confronto con la sterminata bibliografia critica. Tanto impegno, dunque. Ma credo che ne sia valsa la pena.

Insomma, nonostante i numerosissimi studi già compiuti, l’opera di Luigi Pirandello rivela ancora aspetti inesplorati.

Certo. Questo perché ogni generazione ha il diritto e il dovere, di rileggere i classici alla luce del proprio sentire e delle proprie necessità, senza per questo travisare i testi. È fin troppo evidente che per lunghi decenni, in un’Italia fascista e conservatrice, bigotta e clericale anche dopo la caduta del fascismo, ha fatto comodo rinchiudere la produzione di Pirandello nella gabbia del contrasto vita/forma, delle questioni filosofiche del relativismo e della crisi d’identità. C’è tutto questo nella sua opera, ma anche molto di più.

Un’ultima considerazione sulla scrittura di Pirandello. Il suo stile è ancora attuale?

Pirandello è uno dei miei maestri di scrittura, forse il maggiore insieme a Verga e Manzoni. Non si attraversano le sue pagine senza restarne impregnati nel profondo. L’asciuttezza delle metafore, la gestione delle ripetizioni in tutte le forme possibili, dall’anafora all’anadiplosi, quale marcatore dello scavo emotivo in corso nell’animo dei suoi personaggi. E poi, la struttura narrativa: i suoi attacchi diretti, ‘in medias res’, e le sue chiusure con una battuta secca, secondo il modo di raccontare rusticano. Tutte cose che conservano la loro efficacia anche sui lettori di oggi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA