Bimbo di 5 anni affetto da leucemia
scrive al Papa: «Prega per noi»

Sabato 22 Giugno 2019 di Donatella Trotta
Papa Francesco ha lasciato Napoli chiedendo, dopo la sua benedizione finale impartita sull’assolato piazzale della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, di pregare per lui. Ma ha portato con sé la stessa accorata richiesta: che un coraggioso bambino napoletano undicenne  ha voluto fortemente fare arrivare nelle sue mani, nella blindatissima e intensa mattinata conclusiva della due giorni di convegno internazionale su «La teologia dopo “Veritatis gaudium” nel contesto del Mediterraneo», promosso dalla PFTIM-Sezione San Luigi di Napoli nella rinnovata sede di via Petrarca 115.

A pochi passi dal Virgiliano, dove il Papa è atterrato e ripartito, nel reparto di oncoematologia pediatrica del Santobono-Pausilipon in via Posillipo in tanti hanno sperato, fino all’ultimo, in una piccola deroga ai tempi stretti della visita papale strettamente privata, che prevedeva solo l’inedita partecipazione del Santo Padre all’iniziativa di studi riservata a docenti e studenti delle Facoltà teologiche. Bambini ammalati, genitori, personale sanitario: «Per la verità abbiamo persino inoltrato, nei mesi scorsi, una richiesta ufficiale perché il Papa potesse concederci qualche minuto per una sua fugace sorpresa ai nostri piccoli pazienti, con un saluto e una sua benedizione in reparto, dove tanti bambini, venuti a conoscenza del suo passaggio, sognavano di poter vedere il Pontefice da vicino, e averne conforto» spiega la dottoressa Anna Maria Minicucci, direttore generale del Santobono Pausilipon che già cinque anni fa, al precedente incontro di Bergoglio con gli ammalati nella Chiesa del Gesù Nuovo, era in prima linea al fianco dei suoi piccoli pazienti presenti allo storico appuntamento.

Ma ieri, come era del resto ampiamente prevedibile malgrado i tentativi generosi e gli sforzi – ufficiali e ufficiosi - di tanti, questo incontro non è stato proprio possibile: tanto che il Papa è addirittura ripartito prima del previsto, per la densità di una mattinata iniziata prestissimo e costellata di un susseguirsi di relazioni, contributi e testimonianze che hanno scritto una pagina nuova nel cammino di una “chiesa in uscita”, capace di lanciare profeticamente da Napoli, crocevia mittelmediterraneo, una nuova “teologia dell’accoglienza” e del dialogo. E tuttavia si sa, i bambini sono ostinati e non possono, o non intendono, capire le ragioni degli adulti. Così, uno di loro, il piccolo Francesco, 11 anni, non si è dato per vinto. E ha pensato bene di scrivere al Santo Padre, apostrofandolo, con la spontaneità dei piccoli, come illustre omonimo:  «Caro Papa Francesco, sono un ragazzino di 11 anni e mi chiamo Francesco come te», esordisce nella sua letterina manoscritta, vergata con l’emozione di una grafia infantile ma chiarissima.

E subito dopo aggiunge con altrettanta semplicità: «Da agosto dello scorso anno mi sto curando al Pausilipon perché ho la leucemia». Una rivelazione choc, che di sicuro toccherà il grande cuore del Papa. Come la generosità del bambino, che non parla solo per sé ma addirittura a nome di tanti suoi compagni di avventura nella dura lotta contro il male che li costringe, così piccoli, a cicli di chemio e altre terapie, segnando infanzie costrette ad adeguarsi ad altre priorità, rispetto alla dimensione di spensieratezza che dovrebbe appartenere alla loro età. E con sorprendente maturità, il piccolo Francesco scrive allora al grande Francesco: «In ospedale ci sono tanti altri bambini come me. Facciamo terapie molto pesanti ma lottiamo con tutte le nostre forze per guarire. Ti chiedo di pregare per tutti noi affinché non ci manchi mai la forza per affrontare questo nostro percorso». E conclude, dando voce ad un sogno condiviso: «Spero un giorno tu possa venire a portarci il tuo abbraccio e la tua benedizione. Ti voglio tanto bene. Il tuo amico Francesco».

La lettera, fortunosamente giunta ieri mattina nella sede del convegno alla presenza del Papa, è stata affidata a mani sicure che l’hanno fatta pervenire al Pontefice della misericordia, e di una chiesa “ospedale da campo”, la cui sensibilità resterà di certo colpita – come quella di chi ha letto l'epistola di Francesco jr – da questa richiesta spontanea di un bimbo di Napoli che soffre, ma spera anche con forza. Confidando nella preghiera del Pontefice. Ultimo aggiornamento: 20:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA