Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Ambiente, guerra e le sfide della crescita: tra poesia e arte, narrativa e divulgazione i vincitori del Premio Andersen 2022

Mercoledì 18 Maggio 2022 di Donatella Trotta
Ambiente, guerra e le sfide della crescita: tra poesia e arte, narrativa e divulgazione i vincitori del Premio Andersen 2022

Guerra e pace. Tutela dell’ambiente e della salute intesa in senso olistico (secondo il dettato dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, che la definisce «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia»). E, ancora, la “forza debole” della poesia: che (come la preghiera, per chi crede) può essere, se non addirittura salvifica, quantomeno terapeutica. Rigenerante. E (ri)generativa. Veicola un potente (e più che mai necessario) sguardo non convenzionale sul mondo dell’infanzia e della preadolescenza, in quelle stagioni irripetibili di “stupore a km zero” che rendono ogni cosa illuminata, la nuova attesa edizione in presenza del 41esimo Premio Andersen 2022: la cerimonia di premiazione del prestigioso riconoscimento attribuito ai libri per ragazzi è prevista a Genova, nella Sala del Minor Consiglio a Palazzo Ducale, il pomeriggio di sabato 28 maggio. Un’occasione non solo di festoso tributo ad eccellenze del settore, ma anche di prezioso confronto partecipato sulle attuali tendenze culturali riverberate da un osservatorio competente e privilegiato, attento a esplorare in modo critico la complessa filiera del libro per ragazzi con la sua ricca e variegata produzione al servizio dei lettori più giovani, declinata per diverse fasce d’età (libri 0-6 anni, 9-12 anni, oltre i 15 anni) e in differenti generi multi-e-crossmediali (albi illustrati, libri senza parole, narrativa, poesia, divulgazione, fumetto), in un caleidoscopio che riflette gusti e sentimenti, sogni e bisogni dell’immaginario delle nuove generazioni.

Se ne può avere un’idea passando in rassegna i vincitori 2022 che intanto sono stati annunciati, dopo un anno di consuete e intense letture, recensioni, confronti e analisi, dalla giuria del Premio (composta dalla direzione del mensile «Andersen», diretto da Barbara Schiaffino, con Walter Fochesato e Anselmo Roveda; dallo staff redazionale della rivista coordinato da Martina Russo; dalla giornalista Mara Pace, responsabile web/social; dagli studiosi di letteratura per l’infanzia Pino Boero e Carla Ida Salviati; dall’illustratore e fumettista Enrico Macchiavello; dalle libraie per ragazzi Anna Parola di Torino e Vera Salton di Vittorio Veneto; dalla blogger Caterina Ramonda). Vincitori i quali riceveranno, il 28 maggio, l’ambìto e consolidato riconoscimento ― che quest’anno si avvale dell’immagine coordinata della scenografa e modellista Isadora Bucciarelli ― attribuito nelle sue diverse sezioni a scrittori, poeti, illustratori, editori ma anche a tutti coloro (enti locali, biblioteche, associazioni, operatori culturali e le “librerie per ragazzi dell’anno”, destinatarie di un premio intitolato a Gianna e Roberto Denti e promosso da Andersen con AIE, Associazione italiana editori) che lavorano con competente entusiasmo a disseminare buone letture per diffondere la cultura del libro tra le giovani generazioni e costruire, così, una degna “civiltà dell’infanzia”, nel senso rodariano del termine.

E in attesa del «Super Premio Andersen-Il libro dell’anno» (ulteriore riconoscimento intitolato alla memoria di Gualtiero Schiaffino, fondatore nel 1982 del Premio e della rivista e assegnato da una più ampia giuria di addetti ai lavori), ecco allora nomi, titoli e temi di questa nuova edizione dell’Andersen: che ritorna in un momento postpandemico di angosce legate anche a imprevedibili atmosfere di guerra: ad affrontarle, con la luminosa e rigenerante energia dei suoi versi, è ad esempio Sabrina Giarratana, premio Miglior scrittrice dell’anno. Classe 1965, natali a Bologna da madre olandese e padre siciliano, sospesa tra mondi e lingue diversi, Giarratana è infatti autrice di rara sensibilità che ha fatto del suo nomadismo tra parole, filastrocche in valigia, “conte” incantate e poesie di luce e nell’erba un viaggio incessante nella vita, nelle sue metamorfosi, nei suoi sentimenti e nell’amore per la bellezza aperta alla speranza. Anche quando deve raccontare dolori di bambini in fuga dalle bombe, che dormono dove capita e hanno lo sguardo perso altrove. Proprio come è capitato a Michal Skibinski, ex bambino (reale) che nel 1939 aveva otto anni, abitava a Varsavia e, diligente, annotò nel suo diario una frase al giorno, per assolvere al compito per le vacanze estive assegnatogli a scuola dalla maestra per passare alla classe scolastica successiva. Un documento eloquente, che dalla semplice cronaca quotidiana infantile asciutta e vera, costellata di piccole cose, di meraviglia ingenua per le scoperte della natura e del mondo e di minuscoli accadimenti ed emozioni passa allo sconvolgimento, improvviso, provocato nel bambino dall’irruzione della guerra, che contamina di orrore la vita di tutti i giorni. Il quaderno/diario di Michal, conservato sino ad oggi, è diventato un poetico albo illustrato per bambini, Premio Speciale della Giuria Andersen, pubblicato da Einaudi Ragazzi, tradotto da Silvia Mercurio con il titolo Ho visto un bellissimo picchio e corredato dalle evocative illustrazioni di Ala Bankroft (pseudonimo della pittrice, fotografa e illustratrice di film animati Helena Stiasny, polacca, che sarà a Genova il 27 maggio per un incontro pormeridiano che precede la cerimonia di premiazione): una testimonianza che, oggi, acquista il sapore di una drammatica attualità.

Attualità che percorre del resto anche le pagine storiche del Miglior libro oltre i 15 anni: il romanzo di formazione La guerra delle farfalle (Giunti, traduzione di Roberto Serrai), della pluripremiata scrittrice britannica Hilary Mc Kay, 62 anni, che ambienta questa saga familiare ai tempi del primo conflitto mondiale, con il suo carico di assurdità che travolge e stravolge la luminosità dell’infanzia e i sogni dell’adolescenza. Una storia d’amicizia e di amore, sul rispetto delle diversità e la parità di genere, che fa emergere l’insensatezza di ogni guerra. In qualunque tempo e ad ogni latitudine. Centrale, in questi libri che trovano le parole per dire anche le cose più difficili ai giovani e giovanissimi lettori, il punto di vista, la visione prospettica dei loro autori: come il favoloso Gek Tessaro, artista geniale che nell’albo illustrato Riflettiamoci (Carthusia), Miglior libro senza parole, affronta il trauma dei cuccioli protagonisti della sua storia, un piccolo rinoceronte e una piccola giraffa costretti a separarsi dalle proprie famiglie per la violenza dei cacciatori e di un incendio, ricomponendo il loro smarrimento nell’accoglienza del loro incontro, capace di dare coraggio e forza nel trovarsi riflessi l’uno nell’altra. E una storia di formazione, che narra con delicatezza la sfida e la fatica di crescere, è anche Tutto daccapo (Atmosphere Libri) di A-dZiko Simba Gegele, nata in Inghilterra da madre nigeriana e padre giamaicano, altra autrice di spicco nel mondo caraibico, statunitense e britannico: All over again, il suo romanzo d’esordio nel 2014, ora tradotto in italiano da Raffaella Belletti, racconta infatti le difficoltà e le gioie di un ragazzino di 12 anni con un ritmo narrativo che intreccia flusso di coscienza, dialogo interiore e ambientazione in quella Giamaica dove l’autrice ha scelto di vivere.

Un po’ come avviene anche al topolino Remì di Mario Ramos, il celebre autore e illustratore di mamma belga e padre portoghese, scomparso prematuramente nel 2012 a 54 anni, che nell’albo Il mondo a testa in giù (con cui esordì, ora pubblicato da Babalibri in italiano con la traduzione di Tanguy Babled e premiato come Miglior libro 0-6 anni) viaggia alla ricerca del mondo che lui vede sottosopra perché si sente diverso, fino a scoprire che uno sguardo divergente può nascondere una grande ricchezza: l’arte di immaginare. E immaginazione è allora un’altra parola chiave, filo rosso che unisce i vincitori del premio Andersen 2022: come dimostra Mariachiara Di Giorgio, Miglior Illustratrice 2022, che – motiva la giuria – anche entrando nei territori a lei più consueti della narrazione fantastica, lascia un ruolo importante agli animali, selvatici o antropomorfizzati, per il suo puntuale racconto attraverso le immagini. Ma è ancora la poesia, con la sua potenza di canto radicale dell’anima, a echeggiare poi anche in altri due titoli selezionati: Io parlo come un fiume (Orecchio Acerbo) del poeta canadese Jordan Scott, Miglior albo illustrato (con le immagini di Sydney Smith) per la bellezza costruttiva della storia di un bambino le cui parole zoppicanti per la balbuzie trovano la forza di fluire come l’acqua del fiume grazie all’amore attento del padre; e Il segreto di Nadia Terranova (Mondadori, Miglior libro 9-12 anni), che con le parole dell’autrice e le strepitose immagini oniriche di Mara Cerri riesce a narrare il superamento della perdita dei propri genitori in una storia in bilico tra reale e fantastico.

E se nelle tavole di Gek Tessaro gli animali sono muti, nell’albo Ellen e il leone (Camelozampa, Miglior libro 6-9 anni, traduzione di Sara Saorin) di Crockett Johnson (1906-1975, pseudonimo di David Johnson Leisk, autore e illustratore di una ventina di bei libri per bambini) la bambina Ellen e il suo leone di pezza fanno invece lunghe conversazioni, viaggiano lontano, giocano al dottore e vivono ogni sorta di avventure, in dodici esilaranti episodi che proiettano il lettore nella dimensione ludica dell’infanzia, nella serietà del gioco e nel divertimento condiviso: anche solo con un amico di pezza. Un libro definito dalla giuria «un piccolo classico contemporaneo», capace «di restituire con cristallina pertinenza le percezioni e le fantasie dell’infanzia» e «di proporre con partecipazione… al lettore d’ogni età, modelli interpretativi e creativi propri dell'età evolutiva». E a proposito di creatività, una palestra per l’immaginazione è Il nastro (Fatatrac, Miglior libro fatto ad arte),dell’autore e illustratore francese Adrien Parlange, classe 1983: un volume giocoso e geniale nella sua semplicità che trasforma il classico segnalibro in tela in un elemento mobile strategico, che il lettore può posizionare in modi diversi facendolo entrare nell’immagine su due pagine, in cui può diventare la coda di un topo, la stringa di una scarpa, il filo di un aquilone o, incontrando una matita, un segno sulla carta che narra l’atto del disegno (e l’ispirazione che nutre la scrittura e la poesia). Il nastro è metamorfosi continua di funzione e natura, è libertà compositiva, ritmo di danza della mano e dello sguardo, rischio e caduta, ma soprattutto, come nella doppia pagina finale, viaggio: nella vita, nella sua avventura in senso etimologico (ad ventura) dove la legge della grafica è condensata in modo asciutto in questo bel libro, a conferma che less is more, il meno è più. E che la semplicità è il distillato della complessità.

Ai confini tra generi e modalità narrative si colloca invece il Miglior fumetto: Mule Boy e il troll del cuore strappato (Beisler), dell’artista visuale norvegese  Øyvind Torseter: una storia fiabesca tra illustrazioni, vignette e balloon. E se per la sezione Miglior libro mai premiato la scelta è caduta su Rapimento in biblioteca della bibliotecaria e scrittrice neozelandese Margaret Mahy (1936-2012), con le graffianti illustrazioni di Quentin Blake (Interlinea), libro che è un avvincente e appassionato omaggio alle biblioteche e al potere delle storie in salsa  avventurosa, l'ambiente è poi un altro grande protagonista della produzione editoriale selezionata per il Premio Andersen 2022, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: non a caso, Miglior libro di divulgazione è risultato Nord di Jesse Goossens e Marieke Ten Berge (Edizioni Clichy, traduzione di Robert Floor), dove le creature animali delle regioni polari prendono la parola raccontandosi al lettore per allertarlo sui rischi dello scioglimento dei ghiacci, dell’avvelenamento da pesticidi e metalli pesanti nei mari e di altri attentati all’ecosistema (che hanno trovato in un’adolescente come Greta Thunberg la più accesa paladina della salvaguardia del futuro del pianeta). Il volume, un singolare atlante con 35 schede dettagliate su altrettanti animali che abitano i territori del grande Nord, ricco di illustrazioni incantevoli realizzate attraverso tecniche raffinatissime, tra cui la sofisticata incisione su linoleum, è un albo che rappresenta un viaggio alla scoperta delle straordinarie creature nordiche tra le quali il magnetico lupo artico, noto anche come lupo polare o lupo bianco, l’orso polare, la foca dagli anelli abile a ingannare gli orsi polari facendo le bolle sott’acqua, la lince europea che, secondo la mitologia nordica, predice il futuro, l’aquila di mare e la vanitosa alca minore crestata, che emana odore di mandarino quando è in amore.

Ma la natura ritorna, infine, anche nell’impegno dell’autrice milanese di libri per bambini, genitori ed educatori Federica Buglioni, scelta non a caso come Protagonista della Cultura per l’infanzia per il suo lavoro di naturalista appassionata che si occupa, parallelamente, anche della relazione tra il cibo e i bambini, studiando e progettando percorsi educativi e laboratori di cucina, educazione alimentare ed esplorazione ambientale: dove proprio i più piccoli, spiega Buglioni, l’hanno guidata «dall’educazione alimentare all’alfabetizzazione alimentare, cioè a un approccio multidisciplinare che valorizza il potenziale educativo del materiale naturale – alimenti inclusi – in campi che spaziano dalla storia alla scienza, all’arte, alla creatività, ai rapporti umani». E il cibo è perciò al centro di molti suoi libri: come i racconti di Storie in frigorifero, uno dei titoli della serie “Ci provo gusto”, realizzata con Emanuela Bussolati per Editoriale Scienza, dove si scopre la storia degli alimenti; o come Naturalisti in cucina (Topipittori, illustrazioni di Anna Resmini), dove i giovani lettori sono accompagnati nell’osservazione naturalistica del cibo; o , ancora, il saggio/manuale Uovo sapiens, che raccoglie la ventennale esperienza dell’autrice di progettista di laboratori interdissciplinari, che partono dagli alimenti per insegnare a leggere la realtà da più punti di vista: un seme, ad esempio, dona vita alle piante, si nasconde dentro ai frutti, ma può anche trasformarsi in colore per dipingere… Ancora cambiamenti, in quel continuo divenire che è la crescita. E metamorfosi: segreto della giovinezza come in Fiaba d’amore di Hermann Hesse; ma soprattutto, ancora curiosità, molla di conoscenza non soltanto scientifica, che sa apprendere attraverso l’errore (sbagliando s’inventa, diceva Gianni Rodari) attivando l’immaginazione come pensiero laterale per risolvere i problemi. E la letteratura per l'infanzia, di ieri e di oggi, è un serbatoio prezioso a cui attingere chiavi di lettura per il presenteGek.

.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA