Quella finestra sul cortile: Santoro e la cognizione del dolore. Al femminile

di Donatella Trotta

Anna Santoro è un’autrice multanime, che dallo spazio della letteratura (tra scrittura poetica, narrativa e teatrale, ricerca e insegnamento) a quello della saggistica, fino ad un impegno civile, politico e di promozione culturale attraverso l’associazionismo ha - sempre - concentrato la propria attenzione di intellettuale indipendente e donna camusianamente “in rivolta” sulla (irrisolta) “questione” femminile, e femminista. Con una cifra di relazionalità concreta che permea anche molte delle sue opere: lo esemplifica, con intensità, il suo nuovo romanzo, dall’emblematico titolo Cercando Bambina (Ali&no editrice), in cui Santoro riesce a incastonare in un’architettura sapientemente corale la tragedia dell’infanzia, da un lato, e il tema di maternità problematiche (per Silvia Vegetti Finzi «il non pensato della nostra epoca»), dall’altro.

Ma mentre nel precedente romanzo corale La nave delle cicale operose (Robin editore) Santoro tracciava un corposo affresco generazionale, qui il punto di vista è più claustrofobico, ma di respiro comunque sociale, e politico: in mezzo ai due macro-temi sottesi allo svolgimento della trama del libro, affiorano infatti altri nodi particolarmente cogenti della contemporaneità (le migrazioni e lo sradicamento, le iniquità e diseguaglianze sociali, la marginalità, lo sfruttamento, gli abusi e la violenza a danno di donne e bambini, l’incuria verso i soggetti sociali più piccoli e/o vulnerabili, la solitudine e l’incomunicabilità). Nuclei tematici  che l’autrice orchestra con una sorvegliata cognizione del dolore - soprattutto femminile, ma non solo - e con una cifra stilistica giocata su due registri narrativi: il racconto in prima persona dell’io narrante, una donna fino a un certo punto senza nome (e dunque senza identità) in quanto mutilata della memoria in seguito ad un oscuro trauma; e la narrazione in terza persona delle altre storie che lo sguardo della protagonista intercetta, sin dall’incipit con l’espediente letterario (e cinematografico) classico della “finestra sul cortile” di un caseggiato di destini casualmente incrociati.

Con l’andamento incalzante di un thriller psicologico e pagine di forte impatto emotivo - che, soprattutto quando affrontano le vicende di bambine e bambini, virano nel poetico, non a caso una delle anime dominanti della narratrice Santoro - l’autrice interpella così con forza e senza sconti il lettore, coinvolto e corresponsabilizzato ad aprire gli occhi sugli inevitabili nessi dalla storia narrata - che rinvia costantemente a una costellazione di storie - all’attualità di cronache di ordinaria follia quotidiana. Sullo sfondo, da ultimo ma non meno importante come un messaggio subliminale, il potere salvifico dei libri (delle parole), il limbo dell’oblio e la forza eversiva dell’immaginazione che, come il viaggio della memoria dentro di sé e attorno al mondo, può trasformare se stessi. E la realtà.
Giovedì 5 Luglio 2018, 12:46
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