Germania, la svolta flessibile: settimana lavorativa da 28 ore

di Flaminia Bussotti

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Berlino. L’Ig Metall, il principale sindacato tedesco che tutela gli interessi dei metalmeccanici, ha strappato dopo una serrata maratona negoziale e scioperi di avvertimento, nella notte fra lunedì e ieri a Stoccarda, un accordo salariale pilota di portata storica. L’intesa vale inizialmente solo per il Baden-Württemberg (900.000 lavoratori), il Land di Daimler, Porsche e Bosch, ma sarà prevedibilmente estesa a tutti i 3,9 milioni di operai del settore. Il braccio di ferro negoziale è stato condotto fra la rappresentanza dei datori di lavoro e sindacale. Le organizzazioni sindacali sono coinvolte in Germania in tutte le scelte strategiche e di gestione delle aziende: e questo, una specie di cogestione, è uno dei pilastri, e segreti, del successo dell’economia sociale di mercato tedesca. Nel negoziato, il sindacato ha ottenuto un aumento del 4,3% dei salari (chiedeva il 6%) ma soprattutto, e questa rappresenta la assoluta novità, il diritto per i dipendenti di ridurre l’orario lavorativo a 28 ore la settimana, contro le 35 standard in vigore finora. In compenso, le aziende potranno aumentare il numero dei contratti con orario eccedente le 35 ore fino a 40 ore la settimana. I lavoratori potranno usufruire di questa facoltà per la durata di due anni conservando il diritto alla piena occupazione allo scadere del periodo part-time. La richiesta di riduzione dell’orario di lavoro potrà essere motivata con esigenze private dei dipendenti, come familiari bisognosi di cure o l’assistenza ai figli.

 

Il lasso di tempo va da un minimo di sei mesi a un massimo di 24. Dopodiché riparte l’orario regolare di 35 ore. L’orario ridotto comporterà un taglio della busta paga (il sindacato non l’ha spuntata con la richiesta di un conguaglio del salario) ma in compenso è previsto il diritto a un cosiddetto “bonus di tempo” pari a otto giorni di ferie: un riconoscimento implicito cioè che il tempo libero ha un valore. 
L’aumento salariale decorre dal prossimo aprile e ha durata di 27 mesi fino. L’accordo, che ha validità fino a marzo 2020, apre la porta a una maggiore flessibilità negli orari di lavoro e al contempo può rappresentare un incentivo alla crescita nella maggiore economia europea, in quanto con più tempo a disposizione i lavoratori potranno essere invogliati a maggiori consumi. Un target che potrebbe aiutare anche la Banca centrale europea a raggiungere il livello di inflazione auspicato del 2% (a gennaio era all’1,3%) fra i 19 paesi euro. Inoltre l’intesa raggiunta fra le controparti per il settore siderurgico e elettrico tedesco toglie le castagne dal fuoco ai negoziatori cristiano democratici (Cdu-Csu) e socialdemocratici (Spd), impegnati da settimane in estenuanti trattative per la formazione di un nuovo governo di grande coalizione, che possono così ora spuntare un’altra grana dalla loro laboriosa agenda. Peraltro, dopo due rinvii successivi della fine dei colloqui, per oggi è attesa la fumata bianca per la Groko e la presentazione dell’accordo di governo da parte della cancelliera Angela Merkel e Martin Schulz (Spd).
L’aumento salariale potrebbe secondo gli esperti accelerare la già forte domanda interna nella principale economia europea. Attualmente l’economia già vola in Germania con previsioni di crescita al 2,2% e tasso di disoccupazione al 3,6% a dicembre contro l’8,7% della media Ue. L’accordo raggiunto mette fine alla vertenza dei metalmeccanici nel Baden-Württemberg, ma ne resta aperta invece un’altra a Est: la settimana di lavoro è di 38 ore e il tentativo dei sindacati di equipararla all’Ovest a 35 è fallito: «l’Est ha bisogno di questo vantaggio competitivo, l’orario di lavoro più lungo deve rimanere», ha detto Rainer Dulger, presidente di Gesamtmetall, l’associazione dei datori di lavoro del settore metalmeccanico ed elettrico.
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 08:42
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