Effetto mini-condono: cancellate cartelle per oltre 32 miliardi, azzerate quelle sotto 1.000 euro

Effetto mini-condono: cancellate cartelle per oltre 32 miliardi
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di Jacopo Orsini

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Trentadue miliardi di debiti fiscali cancellati a oltre 12 milioni di contribuenti. Sono tutte cartelle di piccolo importo, sotto i mille euro, emesse anche quasi vent’anni fa, fra il 2000 e il 2010. Ora non esistono più, sono state annullate dall’amministrazione fiscale in base a quanto previsto dal provvedimento con cui nello scorso autunno il governo giallo-verde ha varato un ampio condono ribattezzato pace fiscale. Il contribuente non ha dovuto fare niente, non era necessario presentare alcuna domanda. Le cartelle, che riguardavano imposte evase, multe o contributi previdenziali non versati, sono state cancellate in automatico.

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Un sollievo per chi non era in regola, anche se si tratta di somme contenute, che però impedirà allo Stato, ai comuni e soprattutto all’Inps di incassare parecchi miliardi di euro. L’istituto di previdenza è l’ente che dovrà sacrificarsi di più, visto che circa la metà delle cartelle riguardavano contributi previdenziali non pagati. Importi che tuttavia sarebbe stato molto difficile e costoso recuperare. E che per questo il governo ha deciso di rinunciarci cancellandole completamente.



IL PERCORSO
Nel decreto fiscale dello scorso ottobre, poi convertito in legge a dicembre, il governo ha varato diverse disposizioni in materia fiscale. Oltre alla cosiddetta rottamazione ter e al saldo e stralcio con super-sconto per i contribuenti più in difficoltà era prevista una norma con cui si stabiliva che le cartelle di importo residuo inferiore a mille euro venissero annullate. Al 30 settembre scorso il numero delle partite (una cartelle ne può contenere diverse) inferiori a mille euro emesse dal 2000 era pari a 264,47 milioni, l’85,5% del totale ma solo l’8,8% del valore complessivo dei debiti fiscali. Di queste 114,47 milioni, pari appunto 32,014 miliardi e al 3,5% del valore, erano quelle inviate fino al 2010 e ora cancellate.

ESAZIONE DIFFICILE
In sostanza le cartelle erano di piccolo importo, emesse molti anni fa, e anche mettendo in campo nuove azioni per cercare di recuperare i crediti difficilmente l’intervento avrebbe avuto successo. Per dirla con le parole del governo erano crediti con un «grado medio di recupero ormai remoto». Allo Stato insomma non conveniva spendere altri soldi per riscuoterli e si è deciso quindi di puntare invece a incassare le cartelle più recenti e di importo maggiore. Anche se questa rinuncia comporterà, in base alle stime dell’esecutivo, una riduzione del gettito atteso di circa 100 milioni l’anno per un quinquennio. L’idea dell’esecutivo, in base a quanto scritto nella relazione tecnica al provvedimento, è però che l’annullamento di questi carichi «permetterà di concentrare le risorse a disposizione dell’Agente della riscossione sulle quote più recente o comunque di importo maggiormente rilevante, compensando parzialmente l’impatto negativo sulla riscossione ordinaria derivante dai nuovi interventi di legge».
Andando a vedere la distribuzione geografica delle cartelle annullate troviamo in testa la Campania con 20,5 milioni (per 5,1 miliardi), seguito da Lazio (17,9 milioni per 4,7 miliardi) e Lombardia (15,8 milioni per 4,5 miliardi). In coda Valle D’Aosta (180 mila partite) e Trentino-Alto Adige (810 mila). Fra le città, a Roma via 14,3 milioni di cartelle (il 12,4% di quelle stralciate per un valore di 3,7 miliardi), seguita da Napoli (12,8 milioni per 3 miliardi) e Milano (8,6 milioni per 2,3 miliardi).

 
Venerdì 7 Giugno 2019, 00:28 - Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 11:55
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