Autostrade, il governo si spacca: stop al piano digitale

Domenica 22 Dicembre 2019 di Roberta Amoruso

Dal 2020 si cambia regole, a quanto pare. In caso di revoca, decadenza o risoluzione di concessioni di strade o autostrade, in attesa di individuare un nuovo concessionario, la gestione può passare all'Anas. Un blitz di Natale da parte del governo non era proprio nell'aria. Anzi. Perfino sul delicato capitolo della concessione ad Atlantia-Aspi sembravano poste le basi di un accordo sulla revisione da stringere verso fine gennaio. Invece è andata proprio così: ieri è spuntata a sorpresa nel decreto Milleproroghe quello che le concessionarie autostradali definiscono «una gravissima lesione dello stato di diritto», e cioè la modifica unilaterale dei contratti in essere per tutte le concessioni autostradali. Una mossa «incostituzionale» per le società, diventata terreno di battaglia nella maggioranza. E il governo si spacca «Se il tema è revocare la concessione di Autostrade per la vicenda del ponte Morandi», ha attaccato il renziano Luciano Nobili, «se ne discuta con la maggioranza e poi si porti la questione in Parlamento». L'impressione diffusa è che il blitz sulle concessione sia una pistola da mettere sul tavolo della trattativa in corso per la revisione dei contratti. Ma è molto difficile che il decreto arrivi in porto con questo testo. Non ha a caso è stato licenziato con la formula «salvo intese».

Milleproroghe, slitta l'aumento pedaggi. Lite su concessioni autostrade. Dl innovazione, no di Iv

Del resto Italia Viva non ha votato nemmeno la parte sul piano per l'Innovazione digitale. Se ne discuterà probabilmente già domani in un nuovo Cdm. Le norme su identità digitale e piattaforma telematica per le notifiche potrebbero essere approfondite anche durante l'iter parlamentare.
La doccia fredda è stata doppia per le società concessionarie, che già avevano mal digerito il congelamento degli aumenti tariffari fino a fine giugno previsto nello stesso dispositivo. Non c'è soltanto il nuovo ruolo ritagliato per l'Anas, «contro ogni principio di concorrenza e libero mercato», dice l'Aiscat, visto che pur essendo pubblica è una società per azioni come le altre che si troverebbe a godere diun privilegio». La norma è anche «palesemente incostituzionale, in quanto lede una pattuizione contrattuale», dicono le società, come del resto ha già dimostrato di recente il Tar. Senza contare il contrasto, in questo senso, con le norme comunitarie, visto che «le presenti disposizioni», è scritto nel testo dell'articolo 33, «sono inserite di diritto nei contratti e nelle concessioni autostradali, anche in quelli già in corso di esecuzione». Così si spiega tutto lo «sconcerto e l'incredulità» dell'Aiscat, per una manovra che «rischia di provocare conseguenze estremamente gravi per diverse società concessionarie, in particolare di quelle quotate in Borsa». Ma rischia anche «di distruggere un intero settore produttivo del Paese». La preoccupazione è per le linee di credito delle concessionarie che «verrebbero messe in seria difficoltà» generando «enormi e immediati problemi nella gestione delle Infrastrutture autostradali». Mentre per Confindustria c'è da preoccuparsi per «la credibilità del Paese».

IL CAMBIO DI PASSO
Finora in tutti contratti di concessione in circolazione è previsto che in caso di revoca, caducazione o risoluzione, il concessionario mantenga la gestione fino al pagamento del dovuto indennizzo allo stesso concessionario uscente. Con la modifica proposta, invece , si lancia una sorta di paracadute pubblico che prenda in carico la gestione, l'Anas, fino alla nuova gara. Il che non vuol dire necessariamente che l'Anas prenderebbe immediatamente in carico la gestione, visti i tempi fisiologici per il passaggio di consegne, ma significa di certo che cambiando le regole del gioco può cambiare il valore della concessione. E questo, oltre ad avere un peso per le società quotate, ha un peso per le garanzie chieste dalle banche per concedere le sostanziose linee di credito grazie alle quali funziona un intero settore. La speranza ora della Borsa è che si arrivi a modificare la norma nei pochi giorni dell'anno rimasti.

Ultimo aggiornamento: 17:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA