Reddito di cittadinanza, Quota 100, Cigs e tasse: la legge di bilancio pronta al varo

Martedì 19 Ottobre 2021 di Marco Conti
Manovra, il premier mette mano a Reddito e Quota 100

«Io dico che questo voto rafforza il governo Draghi, a cui chiediamo di andare avanti per tutta la durata della legislatura». Enrico Letta, segretario del Pd, ne è convinto e rivendica la vittoria di uno dei due partiti che con più convinzione sostiene il governo. L’altro, Forza Italia, seppure accomunato a Lega e FdI nella sconfitta del centrodestra, può almeno vantare di aver fornito all’alleanza gli unici due candidati vincenti in competizione di rilievo: Occhiuto in Calabria e Dipiazza a Trieste. In aggiunta ci sono coloro che nel M5S (Di Maio, Patuanelli), come nella Lega (Giorgetti, Garavaglia), non hanno mai fatto mistero, nei rispettivi partiti, di preferire l’agenda Draghi a quella sovran-populista. 

Anche se Draghi ha spiegato più volte che «il governo non segue il calendario elettorale», non c’è dubbio che essere riuscito a passare senza grossi problemi l’appuntamento elettorale concede all’esecutivo uno spazio di manovra ben superiore a quello che aveva nelle settimane di campagna elettorale. Il solitamente complicato varo della legge di Bilancio si annuncia meno difficile del solito, al punto che il Consiglio dei ministri si terrà oggi subito dopo la riunione della cabina di regia nella quale il ministro dell’Economia Daniele Franco illustrerà il Documento Programmatico di Bilancio (Dpb) con la griglia delle principali misure e le voci di spesa. 

Anche se la legge di Bilancio vera e propria arriverà probabilmente solo nel fine settimana, se non nella prossima, dal Dpb si avrà la misura di quanto verranno ridimensionate le due principali misure del governo giallo-verde: Quota 100 e Reddito di cittadinanza. La prima finisce il 31 dicembre e verrà sostituita da una riforma che permetterà pensionamenti anticipati, ma con un discreto taglio, mentre verrà allargata la platea dei lavori usuranti. L’accesso al Reddito verrà invece reso molto più stringente e legato all’effettiva ricerca di una nuova occupazione soprattutto nei settori legati al Pnrr, transizione ecologica e digitale. 

Draghi tira dritto senza grandi preoccupazioni. Accelera anche sul ddl concorrenza mentre tiene ferma la riforma del catasto contestata dalla Lega anche perché persino il segretario del partito che è uscito vincitore dalla competizione vincendo nelle cinque città più importanti del Paese, il Pd, esclude scossoni e elezioni anticipate. 

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Quando Draghi ha accettato l’incarico di formare il governo, Sergio Mattarella lo aveva anche messo in guardia dalle tensioni che avrebbe dovuto gestire a causa di un quadro politico che di lì a breve avrebbe cominciato a scomporsi e ricomporsi in maniera diversa. Traghettare il sistema politico verso nuove alleanze, se non nuovi partiti, non è il compito che Draghi si è assunto. L’obiettivo resta sempre quello di attuare il programma di governo che si regge su due cardini: la lotta alla pandemia e l’attuazione del Pnrr con l’obiettivo prioritario di rendere stabile la crescita. La partita politica la lascia molto volentieri ai partiti e ai rispettivi leader che, seppur per ragioni diverse, hanno bisogno di tempo e che comunque, qualora pensassero di interrompere la legislatura dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato, dovrebbero fare i conti gruppi parlamentari che non hanno nessuna intenzione di andare a casa prima del tempo. A sinistra il Pd ha vinto ma ha bisogno di tempo per costruire una coalizione dove il M5S è in forte difficoltà mentre l’ala centrista, da Calenda a Renzi, è ancora alla finestra e non si considera ancora organica del “campo largo”. A destra la coalizione paga il fatto di avere due partiti al governo e uno all’opposizione, l’assenza di un leader in grado di sostituire Silvio Berlusconi che era stato facile profeta nel sostenere nelle scorse settimane che era un errore prendere le distanze dall’agenda-Draghi e strizzare l’occhio ai “no-Green pass”. Il grande fermento che agita il panorama politico allenta la pressione sull’esecutivo almeno sino alle prossime elezioni amministrative delle prossima primavera

Prima il Parlamento dovrà eleggere il nuovo inquilino del Quirinale. Dopo il risultato di ieri la matassa potrebbe rivelarsi più semplice da sbrogliare. Draghi ha sempre evitato di entrare nel merito di una partita che lo vede come il candidato più forte per succedere a Mattarella. Ma dopo i risultati di ieri è ancora più evidente che tutti i possibili candidati per la Presidenza della Repubblica, Draghi compreso, dovranno, prima del voto, rassicurare i grandi elettori che la legislatura continuerà. Compito che ora risulta più semplice e fa crescere le quotazioni di Draghi e la nascita di un governo che avrà lo stesso programma dell’attuale e di traghettare il Paese alle urne.


 

Ultimo aggiornamento: 15:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA