Ristori per altri 10 miliardi, tasse e contributi sospesi in tutte le Regioni rosse

Venerdì 20 Novembre 2020 di Andrea Bassi
Ristori per altri 10 miliardi, tasse e contributi sospesi in tutte le Regioni rosse

Come già era accaduto durante la prima ondata della pandemia, il governo si ritrova di nuovo costretto a inseguire l'emergenza economica. Palazzo Chigi e Tesoro preparano una strategia in due mosse: subito un decreto ristori-ter da 1,4 miliardi, e la richiesta al Parlamento un nuovo scostamento di bilancio di 7-10 miliardi di euro per un provvedimento quater che, su pressione soprattutto di Italia Viva, dovrebbe servire a rinviare le scadenze fiscali (Irpef, Ires, Irap) di novembre e dicembre per tutte le imprese che hanno perso oltre un terzo del fatturato. La ragione è semplice. Siccome anche il quarto decreto inciderà sul 2020, l'intenzione è quella di usare uno strumento che possa essere immediatamente operativo. Su questo punto la scelta politica è fatta, ma bisognerà attendere gli ultimi conteggi del Mef che saranno effettuati questa mattina. Ma non finirebbe qui. Per il 2021 dovrebbe esserci un nuovo scostamento di 15-20 miliardi.

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Le risorse, almeno quelle immediate, servirebbero ad allargare le misure dei decreti ristori a tutte le regioni che sono diventate zona rossa. E questo anche se a inserirle nel rischio più elevato non fosse il governo centrale ma direttamente i governatori (a patto che lo facciano in accordo con il ministero della Salute). Una novità importante, annunciata in serata dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia. Non sarà tuttavia, l'unica sul tavolo. L'intenzione del governo è quella di allargare i codici Ateco che hanno diritto all'indennizzo. Indennizzo che, nelle zone rosse, è stato portato fino al 200 per cento di quello ottenuto questa estate e calcolato su una percentuale del fatturato di aprile. Ma per le zone rosse ci sono anche un'altra serie di misure a favore delle imprese che dovranno essere rifinanziate dal decreto ter. A partire dalla cancellazione del pagamento della seconda rata Imu per i negozi per i quali i proprietari sono anche esercenti dell'attività. Oltre al credito di imposta per gli affitti. E ci sono anche le misure a favore delle famiglie, come il bonus baby sitter da mille euro per chi a causa della chiusura delle scuole ha figli fino a 12 anni a casa, e il congedo Covid pagato al 50% dello stipendio. Per le imprese chiuse c'è anche la sospensione del versamento dei contributi previdenziali. Insieme al decreto ristori-ter, come detto, il governo presenterebbe subito una richiesta di scostamento dal deficit, a valere sul 2020, di 7-10 miliardi di euro.

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I PASSAGGI
Una volta approvato dal Parlamento il maggior deficit, si procederebbe all'approvazione di un decreto ristori-quater. Un provvedimento che dovrebbe vedere la luce già la settimana prossima, anche perché dovrebbe contenere, come detto, lo slittamento dei versamenti fiscali di novembre e dicembre per le imprese che hanno subitop un calo di fatturato di almeno il 33% (si veda Il Messaggero di ieri). Sul fronte politico, inoltre, Forza Italia avrebbe rinunciato all'idea di chidere un proprio relatore per le misure anti-crisi. Sempre sul fronte della manovra il ministro del lavoro Nunzia Catalfo ha annunciato che il governo ha allo studio altre misure per le neo-mamme. «Stiamo studiando un nuovo intervento post maternità che aiuti le donne a tenere il posto nel corso del primo anno di ritorno al lavoro cercando di aiutarle a conciliare lavoro e famiglia», ha spiegato il ministro, ricordando come questo si aggiunga agli interventi previsti per i giovani e le donne nella manovra di bilancio. «Abbiamo inserito nella legge di bilancio sgravi contributivi per 3 anni per i giovani, uomini e donne, under 35 al 100% e per 4 anni per quelli al Sud. Sgravi a anche per le donne. Al 100% per le imprese che assumono disoccupate al Sud e per quelle che assumono donne disoccupate da almeno 24 mesi nel resto d'Italia», ha ricordato. Intanto l'opposizione annuncia battaglia per il ritardo nella presentazione del testo alle Camere. Il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli, ha annunciato un ricorso alla Consulta.

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Ultimo aggiornamento: 10:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA