Tarantino, il ritorno:
è il re di Cannes

Mercoledì 22 Maggio 2019 di Titta Fiore
Cannes. Benvenuti nella Città degli angeli, dove la vita ha i colori saturi dei film e anche i peggiori incubi riservano inaspettati colpi di scena. Benvenuti nel grande cinema dei tempi d'oro, con lo schermo gigante, la musica a palla, le ricostruzioni minuziose degli ambienti e dei costumi, l'ironia e la grazia della scrittura. Benvenuti nella favola di Hollywood, che t'incanta anche quando non parla d'amore e di pretty woman.
 


Si sapeva che il nuovo film di Quentin Tarantino sarebbe stato un omaggio al cinema degli anni Sessanta e Settanta, alle atmosfere di un'epoca in cui tutto sembrava possibile e a portata di mano, leggera come le minigonne delle figlie dei fiori e libera come la musica di Woodstock. Ma «c'era una volta... a Hollywood», che il regista ha presentato ieri a Cannes in anteprima mondiale con i suoi attori stellari Brad Pitt, Leonardo DiCaprio e Margot Robbie, facendo impazzire la Croisette, è molto di più di un semplice omaggio, è un atto d'amore per un'arte che colpisce al cuore e lascia un segno indelebile anche quando cambia pelle, è un viaggio nei generi e nelle passioni di un cineasta che si è nutrito dei classici e dei B movie rimaneggiati con le armi della nostalgia e guardati oggi con l'inevitabile distanza dell'età adulta. Viste le trovate, le tante citazioni e le sorprese, soprattutto nella parte finale, si capisce che Tarantino tema lo spoiler, tanto da aver fatto precedere ogni proiezione da una supplica a non rivelare particolari capaci «di togliere freschezza» al racconto. Al centro della storia un attore di western in disarmo, Rick Dalton-DiCaprio, e la sua controfigura Cliff Booth-Brad Pitt. Sfrontati e bravissimi. Insieme ne hanno passate di tutti i colori, ma il vento cambia, e l'attore si sente avviato precocemente e ingiustamente sul viale del tramonto.
La decisione del suo produttore Al Pacino, un altro mito al lavoro, di toglierselo dai piedi spedendolo a Roma sul set di Sergio Corbucci, «il secondo miglior regista di spaghetti western», è un colpo mortale per il suo orgoglio. Corbucci, chi?, scherza Tarantino, che ha amato alla follia i suoi film e lo considera un maestro, con Sergio Leone, citato nel titolo, e Antonio Margheriti, Ma tant'è.


 
C'era una volta...a Hollywood» entra ed esce dai generi, abbonda nelle scene di cinema nel cinema, mette a nudo i vizi e le virtù di un ambiente spregiudicato ma anche ingenuo, chiama i personaggi famosi con il loro vero nome senza aver paura di prenderli affettuosamente in giro. C'è Bruce Lee che le prende dallo stuntman Brad Pitt, «una delle persone più mortali del pianeta», capace di picchiare sul serio e non solo di darsi da fare per finta sul set. C'è il prototipo della bambina prodigio noiosa e saputella alla Shirley Temple e ci sono Roman Polanski e sua moglie Sharon Tate, vicini di casa del divo del western, straordinariamente somiglianti agli originali. Ed è proprio Sharon, bella, bionda e incinta al settimo mese (la interpreta la deliziosa Margot Robbie), la terza protagonista del film nel corso del quale Cliff entrerà per caso in contatto con la banda di hippies demoniaci di Charles Manson. Ricostruzioni precise e maniacali di atmosfere e programmi televisivi celebri come la serie «FBI», sdoppiamenti continui di ruoli, minigonne, frange e piedi nudi, effetti speciali a go-go e le canzoni dei Mamas and Papas per un'«air du temps» perfetta e a tratti malinconica, struggente. Da Roma Rick-DiCaprio tornerà con una moglie italiana, tanti ricordi della dolce vita e sette chili in più.


Il finale in crescendo è nello stile di «Bastardi senza gloria», e tutto si tiene sulle tracce di un desiderio e di un cinema più grande della vita. Applausi a scena aperta alla proiealzione ufficiale (più composti quelli dell'anteprima per la critica), commozione del regista che ha ringraziato al microfono «per la magnifica accoglienza», delirio dei fan in attesa per ore sulla Croisette. Venticinque anni fa Tarantino arrivò da perfetto sconosciuto sulla Croisette con «Pulp Fiction» e conquistò a furor di popolo la Palma d'oro. Sarà difficile, per la giuria guidata da Inarritu, non tenere conto di «C'era una volta... a Hollywood» per un premio importante.
  Ultimo aggiornamento: 09:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA