Raid punitivo nel carcere di Bellizzi:
tunisino massacrato: è in coma

Mercoledì 11 Settembre 2019 di Katiuscia Guarino
È in condizioni critiche il detenuto 25enne tunisino picchiato selvaggiamente nella casa circondariale di Bellizzi Irpino lo scorso 20 agosto insieme a un connazionale rimasto gravemente ferito. Ad agire altri quattro ospiti del penitenziario. Per tutti è scattato il trasferimento in sedi carcerarie diverse.

Si è trattato di una vera e propria spedizione punitiva. Colpirono le loro vittime anche con alcuni oggetti e con uno sgabello. Dal giorno dell'aggressione, il 25enne è ricoverato in coma nel reparto di Rianimazione dell'ospedale «Moscati» di Avellino. La sua complicata situazione non comporta neanche un piantonamento costante.
 
Gli agenti di polizia penitenziaria a fatica riuscirono a bloccare la furia dei quattro, la cui posizione è al vaglio della magistratura. E potrebbe aggravarsi se il detenuto nordafricano non dovesse farcela. I medici del nosocomio di contrada Amoretta stanno facendo di tutto per salvargli la vita. In merito agli episodi di violenza che si sono registrati nella struttura di Bellizzi Irpino, il segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria (Spp), Aldo Di Giacomo afferma: «Abbiamo denunciato la grave situazione delle carceri campane ormai da tempo, strutture che per diversa natura sono ormai fuori da ogni controllo di legalità. La situazione aggiunge Di Giacomo - è drammatica un po' ovunque, ma la Campania, anche in virtù della popolazione detenuta presente e della diffusa criminalità organizzata presente su tutto il territorio regionale, è una realtà che andrebbe gestita in maniera totalmente differente da come invece avviene. In Campania, come nella stragrande maggioranza delle strutture penitenziarie del paese, lo Stato ha perso il controllo».

Nello specifico di Bellizzi Irpino, il segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria attacca: «Quanto sta accadendo nel carcere di Avellino è inaccettabile. Ciò che ci indigna prosegue - è la testarda volontà ideologica di portare avanti scelte che si sono mostrate fallimentari e dannose per il sistema, che hanno permesso di far diventare dei servitori dello Stato, i poliziotti penitenziari, carne da macello ed ultimo baluardo di legalità all'interno delle carceri, sempre più isolati ed abbandonati ad un triste destino».

«In questi ultimi anni riprende - tanto il mondo della politica, quanto i vertici dell'amministrazione penitenziaria, hanno mostrato la totale inadeguatezza nella gestione delle carceri, adottando sempre più la politica dello struzzo, rifiutandosi di guardare in faccia alla realtà, fingendo sempre che tutto andasse bene, facendo finta di non accorgersi che il castello di sabbia che stavano cercando di costruire, di giorno in giorno si sgretolava nella più totale indifferenza delle istituzioni».

«Noi del Sindacato di Polizia penitenziaria afferma ancora Di Giacomo - non ci siamo mai nascosti. Abbiamo sempre denunciato le inefficienze del sistema, abbiamo manifestato ad ogni livello il nostro disappunto ed il nostro sdegno giungendo sino al Presidente della Repubblica. Purtroppo, e lo diciamo con rabbia e non con rassegnazione, nulla si muove».

Appena qualche giorno fa, un ergastolano siciliano ha aggredito gli agenti della polizia penitenziaria che lo avevano sorpreso in possesso di tre smartphone. I tre sono stati costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso del «Moscati». Uno di loro ha riportato ferite al volto. Ultimo aggiornamento: 11:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA