Coronavirus, Napoli e il delirio dopo la vittoria in Coppa Italia: non c’è il maxi contagio

Lunedì 29 Giugno 2020 di Ettore Mautone

Nessun caso di contagio da Covid 19 in relazione ai festeggiamenti della vittoriosa finale di Coppa Italia la sera del 17 giugno contro la Juve. A distanza di due settimane, nessun caso positivo è stato individuato dalle decine di migliaia di tamponi effettuati dalle Asl sui target di rischio epidemiologico. Il bollettino giornaliero della Protezione civile rimanda solo alla quarantina di positivi al virus individuati nell’ambito del focolaio scoperto a Mondragone. Dopo aver domato e spento anche quello, ed essere ritornata a zero casi per due giorni, la Campania ha registrato ieri un solo nuovo positivo anche questo afferente al circondario di Mondragone, l’unico individuato al di fuori dei recinto della zona rossa. 

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Eppure è trascorso un tempo abbastanza lungo dal 17 giugno per l’incubazione del virus: se vi fosse stato qualche contagio sarebbe venuto fuori. Invece nessuno dei tifosi che ha festeggiato quella sera ha manifestato segni o sintomi d’infezione. Nessuno degli abbracci, dei balli e dei canti che fino a notte inoltrata hanno visto migliaia di napoletani protagonisti, sembra aver causato nuovi casi di Sars Cov 2. I napoletani possono dire di essere usciti indenni da quell’evento sentinella nonostante la caduta di ogni misura preventiva e di ogni precauzione, sia in termini di distanza, sia per quanto riguarda l’uso di gel e mascherine. «Segno - dicono gli esperti infettivologi ed epidemiologi consulenti della cabina di regia regionale della Protezione civile - che il Coronavirus oggi in Campania circola davvero poco, e anche le poche decine di positivi asintomatici, e che funzionando probabilmente da riserva e serbatoio del Covid, hanno una carica virale talmente bassa che non si rilevano significativi focolai. Una ragione in più per essere ottimisti ma anche per non mollare e tenere alta la guardia nella consapevolezza che questo è il risultato del contenimento e della prevenzione portati avanti per mesi. 
 


«Sarebbe un errore far scattare il “liberi tutti” proprio adesso - avverte Alessandro Perrella, infettivologo del Cardarelli e componente dell’Unità di crisi regionale sul Covid-19 - se i napoletani hanno potuto festeggiare senza danni, se i turisti possono venire a trascorrere le ferie in Campania senza rischi, se le attività lavorative e produttive stanno tornando alla normalità, lo dobbiamo al lungo periodo di lockdown che ha costretto il virus a modificare il proprio profilo infettivo. Se continueremo ad avere precauzioni, senza per questo rinunciare alla vita sociale, pubblica e lavorativa, allora potremo affrontare anche lo snodo autunnale con maggiore tranquillità. In autunno le condizioni climatiche più fredde e umide, il conseguente stress per le nostre vie respiratorie, la compresenza di altre affezioni stagionali, in particolare l’influenza con il suo effetto confondente e deprimente le difese immunitarie, potrebbero giocare a favore del Covid». 
 
 

Al Cotugno intanto, prosegue lo svuotamento delle corsie. Attualmente sono solo 3 i malati positivi ricoverati. «Abbiamo registrato invece, soprattutto negli ultimi giorni, molti casi che giungono come sospetti - avverte il manager Murizio di Mauro - persone che spontaneamente arrivano in pronto soccorso con sintomi aspecifici, oppure perché trovati positivi agli anticorpi dopo esami sierologici effettuati nei centri privati o anche per trasferimento da altre strutture. Ebbene anche questi, sottoposti ad attente indagini cliniche e ai test su tampone sono risultati finora tutti negativi. Nei prossimi giorni, prima di dimetterli, ripeteremo l’esame per una definitiva archiviazione di questi casi». Del resto è ormai da diversi giorni che le rianimazioni della Campania sono vuote e da ben 13 giorni non si contano nuovi decessi. «Effettivamente - conclude Di Mauro - i clinici dicono che i nuovi positivi al tampone hanno una carica virale molto bassa al contrario di quanto accadeva a marzo e aprile». Un dato che disegna a Napoli uno scenario del tutto simile a quello osservato al Nord da Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano. 

Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 16:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA