Tornano i cervelli in fuga
nel laboratorio Digita

di Antonio Pescapé

Da pochi giorni abbiamo terminato le selezioni per il secondo anno accademico della Digita Academy, l'Academy dell'Università di Napoli Federico II (in partnership con Deloitte Digital) sulla Trasformazione Digitale e Industria 4.0. E il 29 ottobre saremo in aula per la prima lezione di questo secondo anno. Una esperienza, quella di Digita, cominciata di corsa lo scorso anno e che di corsa ci ha portati a vivere e a fare tante cose; tante cose nuove e belle. Sì, perché Digita è stata innanzitutto cambiamento. È stato un laboratorio dove abbiamo sperimentato e innovato: un laboratorio per sperimentare nuove metodologie didattiche, che vanno ben al di là del modello unidirezionale docente/discente e che mette al centro lo studente, le sue attività e il suo lavoro in gruppo; un laboratorio dove abbiamo sperimentato nuovi percorsi didattici che hanno visto la fusione di competenze del mondo giuridico, sociale, economico, dell'ingegneria industriale e dell'ingegneria dell'informazione; un laboratorio dove nel contempo si sono sviluppati corsi intensivi e verticali su tecnologie innovative (come ad esempio il cloud computing in collaborazione con Salesforce); un laboratorio aperto al territorio, alle aziende e alle loro proposte di progetti su quella che era la loro linea di sviluppo su Industria 4.0.

IL CAMPUS DEL FUTURO
Digita si trova nel complesso universitario di San Giovanni a Teduccio, un nuovo modello di campus universitario che ha rivoluzionato anche il concetto di corporate academy: la formazione specialistica aziendale esce dalle aziende e trova forma e casa all'interno del luogo naturalmente deputato a formare i talenti di oggi e di domani, l'Università. E questo è successo grazie a multinazionali che con la propria visione hanno individuato nella Federico II un partner affidabile e di qualità per un cambio di paradigma importante nella formazione specialistica. Con questa visione, con questa volontà e capacità di innovare che a Napoli abbiamo anticipato una tendenza nazionale che quest'anno - al giro di boa delle immatricolazioni ha avuto una forte eco mediatica: il boom degli iscritti ad ingegneria. Perché questo boom significa innanzitutto questo. La consapevolezza, non più solo del tessuto produttivo e imprenditoriale ma anche delle famiglie, che la nuova società è una società fortemente tecnologico-centrica.

LA TRASFORMAZIONE DIGITALE
La ferma convinzione che la trasformazione digitale non è solamente una questione tecnologica ci ha portati a selezionare profili con background differenti e a costruire un percorso formativo basato su una didattica multidisciplinare. Un esempio su tutti. Uno dei project work ha visto lavorare insieme un ingegnere ed una psicologa del lavoro: hanno lavorato ad una nuova versione di un serius game per formare gli operai di una azienda tra i più grandi produttori di componenti metallici per l'industria automobilistica. La prima versione del serius game, prima del lavoro dei due ragazzi di Digita, non solo aveva funzionalità ridotte ma non aveva riscosso in pieno il successo sperato e previsto dai vertici aziendali. Il lavoro di team multidisciplinare dei ragazzi di Digita ha portato a una nuova versione con una maggiore attenzione agli aspetti per aumentare l'accettazione da parte degli operai e la consapevolezza dell'utilizzo dello strumento da parte degli stessi. Ed è stato un successo, premiato da fatti concreti. Perché poi alla fine, al di là della nostra soddisfazione personale e professionale quello che dobbiamo valutare sono i fatti; quello che dobbiamo valutare è quanto abbiamo fatto non per noi stessi, ma per gli altri e per l'ambiente che ci circonda. Dobbiamo valutare quello che, come si dice a Napoli, «abbiamo lasciato a terra», cioè il risultato tangibile che resterà, indipendentemente da noi e dopo di noi. E a terra abbiamo lasciato quarantasei ragazzi stupendi che oggi sono molto più competenti e coscienti delle loro professionalità nell'ambito della trasformazione digitale. Abbiamo lasciato a terra un numero molto alto di eccellenti proposte di lavoro arrivate ai quarantasei ragazzi che il 20 luglio 2018 hanno concluso il primo anno accademico. E abbiamo lasciato a terra, nella nostra terra, molti di loro. Perché sì, e a me questa è la parte che mi rende più felice, molti di loro oggi lavorano a Napoli, perché le offerte che hanno ricevuto provengono sia da aziende che erano già qui, sia da aziende che in controtendenza nazionale stanno aprendo a Napoli invece di andare altrove.

Una di queste è proprio la multinazionale Deloitte, che grazie al lavoro fatto con noi e con Digita ha aperto a Napoli una nuova sede e ha fatto partire progetti proprio sulle tematiche e le tecnologie studiate durante Digita. E su questi progetti diversi ragazzi, che in passato hanno dovuto lasciare Napoli, stanno tornando. Ed è su questi fatti concreti e su questi numeri che abbiamo costruito il secondo anno. E il successo incredibile con cui è stato accolto il relativo bando. Un secondo anno che è cominciato infatti con numeri lusinghieri: quasi 300 domande per 50 posti (quasi sei volte quindi il numero di posti a disposizione) e 94 ammessi dopo i colloqui di selezione. Di questi la metà sono donne, che per un percorso in area tecnologica è un risultato incredibile, di cui tra l'altro io sono particolarmente felice. Così come sono felice che il 40% venga da Università diverse dalla Federico II e il 25% da altre città. Quest'anno Digita partirà da tutto questo. E continuerà ad essere il foglio, ora non più completamente bianco, su cui continuare a scrivere una storia di innovazione e di trasformazione digitale.
Martedì 30 Ottobre 2018, 20:00
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