Congo, Attanasio colpito da distanza ravvicinata: «Non era un'esecuzione»

Giovedì 25 Febbraio 2021 di Cristiana Mangani e Giuseppe Scarpa
Congo, Attanasio colpito da distanza ravvicinata: «Non era un'esecuzione»

La morte dell'ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell'autista congolese Mustapha Milambo, sarebbe avvenuta durante una sparatoria. I primi risultati dell'autopsia avrebbero escluso l'esecuzione. Un elemento che non aiuta a chiarire per quale mano i due italiani siano morti. Se si sia trattato di omicidi compiuti dal commando mentre tentava la fuga. O anche di fuoco amico, di colpi sparati accidentalmente dai rangers che presidiavano la zona, durante il conflitto a fuoco.
Il quadro più chiaro si avrà solo a conclusione della perizia e dell'analisi degli indumenti delle vittime. Sono quattro i colpi che hanno raggiunto Attanasio e Iacovacci, due ciascuno. Gli accertamenti radiologici eseguiti al policlinico Gemelli dai professori Pascali, Colosimo e Oliva, hanno fatto emergere che i proiettili hanno trapassato i corpi da sinistra a destra, e comunque a una distanza ravvicinata, tra il metro e mezzo e i tre metri.

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I DUBBI
Chi li abbia sparati, però, è ancora presto per dirlo. L'ambasciatore è stato colpito all'addome e dalla tac non è emersa la presenza di residui metallici nel corpo. Il carabiniere è stato raggiunto invece da un primo colpo nella zona del fianco e da un secondo alla base del collo, dove è stato trovato un proiettile integro di un Ak47. Inoltre sono state riscontrate fratture multiple all'avambraccio sinistro, un elemento che fa ipotizzare che il proiettile abbia colpito prima l'arto e poi il collo. I pm romani, Colaiocco e Pioletti, hanno disposto ulteriori esami balistici per ricostruire la dinamica dei fatti.
Qualche elemento emerge dalle foto circolate in questi giorni sulla scena dell'agguato. In una immagine pubblicata da Le Monde si vede che i rangers stanno controllando la zona a destra del parco di Virunga. Come se gli ostaggi avessero preso quella direzione, perché costretti dai rapitori. E questo non consente di escludere, quindi, vista la traiettoria dei colpi accertata dall'autopsia, che possa essersi trattato di fuoco amico.

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I carabinieri del Ros stanno lavorando tra le tante versioni rese in questi giorni dai sopravvissuti e dalle persone presenti. Durante la visita a Goma hanno recuperato gli oggetti personali delle vittime, e anche l'arma in dotazione di Iacovacci che, dalle prime analisi, non avrebbe sparato. Sono state avviate delle rogatorie in modo da ricevere tutto il materiale necessario alle indagini, a cominciare dai proiettili recuperati sulle auto del convoglio del Programma alimentare mondiale, assaltato nella provincia del Nord Kivu infestata da milizie. Sperano, poi, di sentire quanto prima il vicedirettore del Wfp del Congo, Rocco Leone, rimasto illeso ma ancora sotto choc.
Ieri il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha riferito alla Camere sulla vicenda e ha sottolineato che l'Italia ha chiesto al Pam e all'Onu «risposte chiare ed esaustive». In particolare, Roma vuole un'inchiesta sul «dispositivo di sicurezza utilizzato» e che chiarisca «a chi fossero in capo le decisioni» in merito al viaggio da Goma e Rutshuru, in una missione cui l'ambasciatore partecipava su invito della stessa agenzia Onu che avrebbe dovuto quindi garantirne l'incolumità, in un Paese che la Farnesina considera «in terza fascia di rischio (su quattro)», e cioè di «livello di minaccia alto».

 


Proprio dopo la tragedia di lunedì il governo di Kinshasa ha stabilito che tutti i diplomatici stranieri presenti sul territorio nazionale congolese siano obbligati d'ora in avanti a segnalare qualsiasi spostamento all'interno del Paese. Le autorità locali, nelle ore seguenti l'attacco, avevano fatto sapere di essere all'oscuro della presenza di Attanasio in quella zona, e quindi di non averlo potuto proteggere. Mentre in mattinata il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Luigi Mattiolo ha ricevuto dalle mani di un inviato congolese una lettera personale del capo di Stato Félix Antoine Tshisekedi indirizzata al premier Draghi.
LE FORZE RUANDESI
In serata, poi, sempre le autorità di Kinshasa hanno ribadito che, da «elementi preliminari irrefutabili» sarebbe confermata «la tesi di un attacco terroristico da parte dell'Fdlr» (le forze democratiche di liberazione del Ruanda). Il luogo in cui è avvenuto l'attacco a Kibumba - insistono - è considerato come la «roccaforte». Le Fdlr continuano a negare.

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Ultimo aggiornamento: 10:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA