Covid, Roma per ora regge ma è allarme rosso: rispetto a marzo casi aumentati del 600%

Domenica 25 Ottobre 2020

Per comprendere quanto sia cambiata oggi la circolazione del virus a Roma e provincia rispetto alla prima ondata è utile fare un raffronto: nella settimana tra il 21 e il 27 marzo, in pieno tsunami in Italia tanto che era stato necessario proclamare il lockdown, furono trovati 810 positivi. Si viaggiava più o meno a 115 infetti al giorno. Nella settimana tra il 17 e il 23 ottobre, sempre a Roma provincia, i positivi individuati con i tamponi sono stati 5.481, vale a dire 783 al giorno. Di fatto, i contagi oggi sono moltiplicati per sette. Certo, va sempre spiegato che oggi si eseguono molti più di tamponi di allora, ieri sono stati 23 mila in tutto il Lazio in un giorno, a marzo erano qualche migliaia, ma comunque l'impatto sui ricoveri è stato molto forte. Nella settimana tra il 21 e il 27 marzo l'incidenza media giornaliera era di 2,6 casi ogni 100mila abitanti, in quella tra il 17 e il 23 ottobre, di 18.

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In sintesi: tra le grandi città italiane, ma anche tra le principali capitali europee, Roma ha la situazione migliore fino ad oggi, ma è comunque assai peggiore di quella delle prima fase, con un incremento dell'incidenza dei nuovi casi positivi che deve preoccupare molto. Avere una incidenza inferiore a quella di Napoli e Milano, dove il virus sta correndo velocemente, è un bene, ma non ci fa stare tranquilli, anche perché il raffronto rispetto alla prima fase è disarmante. Lo stesso ragionamento vale anche per le altre province del Lazio, ma c'è un caso che dimostra che, se si interviene per tempo, e si affrontano i focolai con decisione, il virus non è invincibile e il contagio può essere arginato. La storia è quella della provincia di Latina che nelle ultime settimane, tra le province laziali, è quella con l'incidenza media mobile più bassa: 14 casi giornalieri ogni 100mila abitanti. Eppure, all'inizio del mese, era il territorio maggiormente in crisi, con dei focolai nel capoluogo, a Cisterna e a Terracina. Il 7 ottobre sono state decise una serie di misure di contenimento, come la mascherina obbligatoria, la chiusura dei locali, il divieto di assembramenti e questo ha dato risultati. Latina ieri ha avuto un dato alto a causa di un cluster in una struttura per anziani a Itri (71 positivi) ma in linea di massima ormai l'incidenza media di positivi è inferiore a quella delle altre province laziali. Premesso sempre che per tutto il territorio regionale la diffusione di Sars-CoV-2 è estremamente più sostenuta rispetto alla primavera scorsa, la provincia con il dato più alto, sempre in rapporto al numero di abitanti, è quella di Viterbo, con 38 casi ogni 100mila abitanti come media giornaliera. L'aumento dei contagi è stato causato soprattutto dalla circolazione del virus nelle scuole ma anche nelle case di cura per anziani. Oggi la Tuscia ha una incidenza media sui 100mila abitanti dieci volte superiore a quella della prima fase dell'epidemia. Anche la provincia di Frosinone ha una incidenza media giornaliera nell'ultima settimana alta (38) che sta causando lunghe attese nei pronto soccorso. A Rieti l'incidenza media, in rapporto al numero di abitanti, è a quota 21: l'ultimo allarme la settimana scorsa a Borbona, in una Rsa. Avvenne qualcosa del genere a Contigliano, tra marzo e aprile, quando addirittura fu istituita una zona rossa.
M.Ev.
D.Pir.

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