TikTok, Blue Whale e le sfide estreme sui social: «In chat mi dicevano come tagliarmi, ero diventato schiavo»

Sabato 23 Gennaio 2021 di Giuseppe Scarpa
TikTok, Blue Whale e le sfide estreme sui social: «In chat mi dicevano come tagliarmi, ero diventato schiavo»

H o provato questa sfida, avvicinarmi alla morte. Ero molto triste. Ho attraversato un momento particolare e allora ho iniziato a tagliarmi. Era il primo step». Paolo (il nome è di fantasia), romano di 18 anni, ne parla liberamente. Il ricordo è nitido anche se oggi non si capacita di quello che stava per fare appena un anno fa: «Tanti miei coetanei compiono gesti di autolesionismo, sono molti di più di quello che si possa pensare. Il web in questo ti aiuta». È un mix micidiale, un momento di depressione adolescenziale, la ricerca compulsiva su internet su come farsi del male oppure togliersi la vita ed infine trovare tutte le risposte. Anche i trucchi da adoperare per non farsi scoprire dai genitori, quando si decide di iniziare il gioco ferendosi con una lametta. Il tutto magari sotto forma di una sfida, proprio come è accaduto a Paolo.

Il ragazzo, all’epoca 17enne, è stato acciuffato per i capelli. A scuola hanno capito che qualche cosa non andava. Prima la professoressa, poi la psicologa dell’istituto sono intervenute giusto in tempo. A loro, alla fine, ha raccontato il gioco perverso in cui era entrato, l’aveva affascinato e lo stava spingendo giù verso il baratro. Il percorso per uscire fuori dal tunnel è stato lento e doloroso, indispensabile si è rivelato il sostegno del “Centro Nazionale Contro il Bullismo Bulli Stop”. Un’associazione che da anni è al fianco dei ragazzi nelle scuole. Il fatto però è che gli adolescenti che cadono in queste challenge stanno aumentando vertiginosamente. Non si tratta di casi isolati ma iniziano a diventare sempre più frequenti. «Episodi simili a quello di Paolo sono in forte ascesa», spiega Giovanna Pini che del “Centro Nazionale Contro il Bullismo Bulli Stop” è la presidente.

Perché hai tentato questa sfida con la BlueWhale?

«Attraversavo un periodo di grande confusione. La vicenda è di un anno fa. Quando ci penso mi pare che sia passata un’eternità».

Qualcuno ti ha consigliato?

«Tra ragazzi, compagni di scuola, si parla molto di queste cose, sono argomenti di cui si discute senza particolari problemi. Esistono perfino delle chat dove si forniscono consigli utili su come ferirsi».

Quindi sei stato instradato da un amico?
«No, in realtà no. Ho fatto tutto da solo. Con i social è molto facile»


Cosa hai fatto?
«Volevo fare tutto nel più grande anonimato, allora ho creato una nuova mail e un nuovo profilo Instagram. Così nessuno mi avrebbe potuto riconoscere e dare l'allarme ai miei genitori».

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Come sei stato contattato?
«Ho iniziato a pubblicare sul profilo fake delle foto con lo sfondo nero e con l'hashtag S42. Avevo letto che era quello il modo per poter essere avvicinato da un tutor che ti avrebbe permesso di iniziare il gioco».


Com'è andata?
«Non sono stato subito avvicinato, sarà passata una settimana»


E poi?
«Poi è iniziata la sfida. Un mix di emozioni. Brivido e paura».


Cercavi davvero la morte?
«Avevo paura della morte e volevo superare questa paura. Ed ero convinto di poterla superare con questa challenge»


A quale step sei arrivato?
«Ho iniziato a tagliarmi»


Saresti arrivato a toglierti la vita?
«Inizi la sfida e la sfida ti piace, sicuramente lo fai perché sei in un momento particolare. Non sei lucido».


La scuola e il Centro Nazionale Contro il Bullismo ti hanno salvato?
«Sono stati entrambi fondamentali».


Ti sei pentito, pensi di aver sbagliato?
«Si, adesso tutto ciò mi pare impossibile, eppure appena un anno fa...».

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