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Design Week, la creatività è donna: ecco le protagoniste

Mercoledì 22 Giugno 2022 di Claudia Guasco
Design Week, la creatività è donna: ecco le protagoniste

Nella Design Week milanese appena conclusa le donne hanno conquistato posti speciali, progettando fontane, dipingendo murales, realizzando spazi caleidoscopici.

Gisella Borioli, fondatrice del Superstudio ma anche mente e cuore del Fuorisalone, quest’anno ha dedicato uno spazio proprio alla creatività femminile.

Ecco le protagoniste.

PATRICIA URQUIOLA E IL DIVANO ECLETTIVO

La mia filosofia pratica nel progetto ha sempre avuto a che fare con l’empatia. Credo nell’empatia tra oggetti e persone». Patricia Urquiola è nata a Oviedo, in Spagna, ha studiato architettura e design al Politecnico di Madrid e poi in quello di Milano. Dal 2015 è direttore creativo di Cassina e collabora con grandi aziende del design italiano e internazionale. È super produttiva, per lei ogni incontro, spunto, esperienza di vita diventano idee che poi si trasformano in nuovi tavoli, sedie, poltrone, accessori. «Penso di poter dire che ogni cosa che faccio sia una forma di ricerca, utile e continua, per il mio lavoro», ha raccontato. La sfida è «continuare a sperimentare senza porsi limiti, se non per riconoscerli e superarli. Oggi tutto è già stato fatto e tutto deve essere ancora fatto. Ci sono funzioni costanti, ma sono in continua evoluzione. Ad esempio il modo in cui usiamo un divano: è uno strumento di raccolta sociale per famiglie e amici, ma lo possiamo usare anche per lavorare, studiare, mangiare, leggere». Per Aspesi, durante il Salone del mobile, ha realizzato l’allestimento “Hand Written Stories”, spazio meditativo e luogo di riflessione dove gli ospiti sono invitati a fermarsi e a riposarsi dalla frenesia della settimana del design sedendosi sui tappeti che ha firmato. Sparsi sui tavoli di Glas Italia (altra sua produzione) i visitatori hanno trovato dei libricini dedicati al progetto di Hans Ulrich Obrist, leggendario curatore di arte contemporanea: foglietti con pensieri lampo da leggere e anche da portarsi a casa. Per Cassina Urquiola ha da poco lanciato la collezione di divani componibili Sengu Bold e l’interpretazione contemporanea dei vasi di Murano.

PAOLA NAVONE E LE BOLLE

Poliedrica, ironica, libera pensatrice. Cittadina del mondo, come ama definirsi, Paola Navone realizza opere che spaziano dall’architettura al design d’interni, fino all’arredamento e ai tessuti lavorando con grandi brand come Alessi, Cappellini e Swarovski. Nasce a Torino, dove studia architettura al Politecnico, quindi comincia a lavorare come designer e non si ferma più, collaborando con nomi prestigiosi come Alessandro Mendini, Ettore Sottsass e Andrea Branzi nel gruppo Alchimia. Paola Navone esplora culture senza porsi confini, dall’Africa all’Asia: «Tutto nasce dai viaggi, un’esperienza totale, dove accumulo immagini che finiscono nella mia testa. E da lì, all’improvviso, tiro fuori qualcosa», ha spiegato. Il suo concetto di design è sempre in movimento: «Spesso ho la sensazione che un oggetto venga percepito come definitivo. E invece l’azione “decorativa” è un grande potere: possiamo ricamare dei semplici cuscini e questi cambierebbero totalmente l’intero divano». Come mutano gli oggetti, è diversa anche la figura del designer: «Quello che era una volta non esiste più. Per lavorare in questo mondo, tuttavia, sono necessari come sempre intraprendenza, curiosità, impegno». Paola Navone è stata tra i protagonisti del Superdesign Show con l’installazione “Poetry House”, che riassume la sua visione eclettica e onirica: una casa tratteggiata nell’aria, da cui si può guardare il mondo e al futuro con un senso di meraviglia. Per Midj una delle sue ultime produzioni, la collezione per l’outdoor Bolle: gusci avvolgenti in metallo colorato macro forato e un immaginario che richiama al Mediterraneo.

KATERYNA SOKOLOVA E LE SEDIE CONTRO LA GUERRA

Kateryna Sokolova ha 28 anni, è nata nel 1984, è laureata all’Accademia di design e arti di Kharkiv, dove nel 2017 con Arkady Vartanov fonda Noom, un luogo dove il design incontra l’arte. Un’azienda giovane e in rapida crescita che produce illuminazione, arredamento e accessori per la casa in metallo, in edizione limitata e realizzati con tecnologie di produzione tradizionali e moderne, come l’ossidazione e la patina sui metalli che crea nuovi effetti e colori unici. Ma per Kateryna Sokolova, da poco mamma e designer in ascesa, con la guerra è cambiato tutto. Arriva a Milano per la Design Week con il suo bimbo, il compagno e un peso sul cuore: la sua azienda è stata distrutta nell’occupazione russo, «io però voglio dare un segno di calore domestico, di positività. Un senso di rinascita dopo la guerra». Noom è riuscita fortunosamente a completare la produzione di un simbolico salotto disegnato da Kateryna. E anche l’installazione ideata per la Design Week di Barcellona: la sua sedia trasformata con una rete mimetica. «Il design è un metodo per risolvere determinati problemi - racconta in un post accanto alla foto - Il design trova il suo posto in guerra, ad esempio con la realizzazione di reti mimetiche. La rete con cui è rivestita la sedia Gropius è tessuta con una tecnica originale sviluppata da volontari del Vinnytsia VinnSolard Center». È composta da più di 4.000 nodi e strisce di tessuto multicolori, tutto ciò che era rimasto nei magazzini di Noom. «La nostra installazione è un manifesto, un tentativo di attirare l’attenzione sul fatto che la guerra non è finita, la battaglia continua - racconta Kateryna - Combinando la forma della sedia sviluppata in tempo di pace con una rete mimetica del tempo di guerra miravamo a trasmettere i nostri sentimenti. Per ogni ucraino, indipendentemente dalla sua età e professione, il mondo è diviso in “prima” e “dopo”. E il design ha acquisito nuovi significati e funzioni».

ELENA SALMISTRARO, COLORI ED EMOZIONI

«Quando qualcosa mi colpisce, e può farlo per svariati motivi, cerco sempre di disegnarla - raccontava a Caleido - Un po’ come si faceva da bambini per imparare bene la lezione la si riscriveva e questo ci aiutava a memorizzarla meglio, a farla nostra. A mio parere solo il “fare” ci permette di capire realmente a fondo le cose. È un modo per superare quell’enorme vuoto che esiste tra la teoria e la pratica. Il mio “fare” è il disegno e molti di questi schizzi sono attrezzi del mestiere a cui sono affezionata e gelosa». Product designer, artista e illustratrice, Elena Salmistraro fonda il suo studio a Milano nel 2009, con l’architetto Angelo Stoli. Il suo linguaggio espressivo è energetico, lo spazio immaginifico, l’arte si mischia al design, la ricerca di armonia delle forme una costante. Come l’uso del colore: «È una componente del progetto stesso. Serve a sottolineare, è portatore di emozioni». Per LITHEA Elena Salmistraro ha disegnato pensieri panteschi, qui in foto come pannello decorativo in pietra e marmo.

SORELLE GALLO, SCULTURE D'ARGILLA AL COLLO

Leggeri e versatili, ma anche architettonici e plastici. Quasi delle sculture. Sono i gioielli delle sorelle Gallo: Valentina, diplomata all’Accademia Albertina di Belle arti di Torino, e la sorella Camilla, che è anche doppiatrice e ha recitato nella serie “Centovetrine”. Nel 2012 decidono di fondere le loro passioni, il gusto e le competenze complementari in un unico progetto e fondano il laboratorio di gioielleria contemporanea “Jamais Sans Toi”, sviluppando collezioni ispirate alla sfera. I loro lavori sono composizioni modulari complesse, realizzate a mano con il metodo della ceramica artistica: la materia, l’argilla, è il terreno di evoluzione e ricerca continua dal quale emergono forme sempre nuove. Scelta per la sua potente carica energetica, la terraglia bianca (priva di ossido di zinco) è l’elemento dalle sorelle Gallo. Che, come spiega Camilla, si completano alla perfezione: «La materia prima, l’argilla, la capacità di modellare, l’entusiasmo e il senso pratico sono competenza di Valentina, io aggiungo la passione e la creatività. Capitava sempre più spesso che la gente ci fermasse per strada per chiederci dove avessimo acquistato quella collana o quell’anello. Abbiamo pensato così di comprare il forno e abbiamo allestito il nostro primo laboratorio». Le sfere vuote dei loro gioielli, leggere e molto resistenti, vengono cotte a 980 gradi e diventano terracotta, quindi smaltate e rimesse in forno attorno a 930 gradi. A questo punto sono pronte per essere montate. Il risultato: pezzi modulari, che chi indossa può interpretare in modi diversi. «Per noi il design è l’essenzialità della forma che esprime al massimo la funzione», è il concetto ispiratore di Valentina e Camilla. Al SuperDesign Show hanno presentato l’esposizione “Icone di Stile”, con i pezzi più significativi di dieci anni di lavoro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 23 Giugno, 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA