Sottomarini e la battaglia del Pacifico, Xi avverte gli Stati Uniti: «Nessuna interferenza»

Sabato 18 Settembre 2021 di Flavio Pompetti
La battaglia del Pacifico, Xi avverte gli Stati Uniti: «Nessuna interferenza»

«Nessuna intereferenza negli affari interni della Cina o di ogni altra nazione». Xi Jimping risponde, senza citarlo, alla creazione del blocco difensivo indopacifico Aukus con il quale Usa, Inghilterra e Australia intendono esercitare pressioni per limitare l'espansione del suo paese. E quell'accordo sui sottomarini ha fatto davvero irritare la Francia: Macron ha richiamato gli ambasciatori in Australia e negli Stati Uniti con effetto immediato «per consultazioni».
Tornando alla Cina, Xi ha parlato a Dushanbe, capitale del Tajikistan, in un vertice del blocco per la sicurezza euroasiatica SCO (Shanghai Cooperation Organization) che raggruppava inizialmente Cina, Kazakistan Kirghizistan, Tajikistan Uzbekistan e Russia, prima dell'ingresso del Pakistan e dell'India nel 2017, e che ieri ha preso in considerazione l'ammissione dell'Iran.

Sottomarini, minacce e tensioni

 

La minaccia che viene dal nuovo asse voluto dagli Stati Uniti spinge la Cina a compattare a sua volta un blocco di alleati per respingere le pressioni, ma gli alleati di Pechino sul fronte marittimo della costa pacifica scarseggiano. Per questo Xi volge lo sguardo ad ovest, alla regione centrale dell'Eurasia, verso un arco di paesi che conducono alla destinazione finale delle alleanze: la Russia di Putin. I due leader si sono incontrati ieri in formato virtuale, ma era come se fossero seduti uno a fianco dell'altro.

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Insieme hanno confermato il loro appoggio al governo dei talebani a Kabul, con l'aiuto del Pakistan. Hanno chiesto ai capi tribali dell'Afhanistan di sconfessare il traffico dell'oppio e spazzare via gli ambigui ammiccamenti ai gruppi terroristici.
Il dossier afghano sarà un banco di prova per future azioni congiunte contro comuni nemici, e i due capi di Stato hanno approfittato dell'occasione di ieri per chiedere che gli Usa e i loro alleati della coalizione che ha occupato l'Afghanistan negli ultimi 20 anni siano i primi a farsi carico delle spese necessarie per la ricostruzione del paese devastato dalla guerra.

 


La SCO da sola non basta. Xi ha parlato della necessità di stringere rapporti più forti con i paesi europei, e ha chiesto che l'intera comunità globale respinga chi persegue «egemonia e divisione». L'inviato cinese all'Onu di Ginevra Wang Qun ha denunciato l'Aukus come un atto di pura proliferazione nucleare, destinato a destabilizzare la regione e a rilanciare il riarmo, e ha chiesto un pronunciamento immediato da parte dell'IAEA. All'Australia, testa di ponte dell'avanzata statunitense nel mare Cinese meridionale ma anche un paese che ha la Cina come primo partner commerciale, Xi ha chiesto di chiarire se in futuro vuole assumere il ruolo del nemico o se intende continuare ad essere un amico di Pechino.

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I fitti rapporti di scambio commerciale che ormai collegano i paesi di tutto il mondo contrastano con l'idea di una nuova guerra fredda e di un cortina di ferro in via di formazione tra Cina e Usa. Pechino ha chiesto proprio in questi giorni in via formale di entrare a far parte del CPTPP, l'accordo di libero scambio nell'area del Pacifico sviluppato dopo che gli Usa di Trump avevano affossato il TPP. Se sarà accettata, entro la prossima estate potrebbe trovarsi all'interno del patto a fianco della Gran Bretagna, alleato europeo degli Usa nell'Aukus. Alla fine potrebbe essere la globalizzazione economica a giocare il ruolo di mediatore nella tensione che si sta creando tra le due maggiori potenze mondiali.
 

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